In Italia ogni 15 ore un amministratore locale subisce minaccia o violenza. A volte va anche peggio. Il 16 gennaio 2019, mentre a Eboli (Salerno) veniva aggredita la consigliera Teresa Di Candia e a Tuili, in Sardegna, qualcuno minacciava il consigliere di minoranza Serafino Madau, a Roccabernarda (Crotone), l’ennesima intimidazione raggiungeva l’ex sindaco Francesco Coco con il rogo dell’auto e l’uccisione di cinque cavalli. Il 3 aprile, mentre a Palau (Sassari) un ordigno è esploso davanti all’agenzia immobiliare del sindaco Franco Manna, a Pescasseroli (Aquila) una testa di agnello scuoiata ha accompagnato un biglietto di minacce rivolto al responsabile del Servizio tecnico del Parco Nazionale d’Abruzzo Andrea Gennai. Lo stesso giorno un agente della polizia municipale di Firenze è stato minacciato, mentre passeggiava con moglie e figli, da un uomo armato di coltello. E poi ci sono l’aggressione a un dirigente del Comune di Cava De’ Tirreni, Salerno (ex dipendente lo ha colpito a calci e pugni nel suo ufficio) e la lettera minatoria recapitata al sindaco di Puglianello (Benevento) con all’interno ossa di pollo, pezzi di carne, spille intrecciate e un messaggio che gli dava appuntamento al cimitero.

Una minaccia ogni 15 ore – Sono alcune delle storie censite e raccontate nel rapporto ‘Amministratori sotto tiro’ di Avviso Pubblico: 559 atti intimidatori nel 2019. Coinvolte tutte le regioni, 83 province e 336 Comuni, oltre il 75% del territorio nazionale, dato più alto mai registrato. Per il terzo anno consecutivo la Campania si conferma la regione in cui si è registrato il maggior numero di intimidazioni (92 casi censiti). Al secondo posto la Puglia (71 episodi) con il maggior incremento rispetto al 2018. Terzo posto per la Sicilia (66 casi, -24%). Stabile la Calabria, con 53 casi. Quinto posto per la prima regione al di fuori del Mezzogiorno, la Lombardia: 46 atti intimidatori, che rappresentano un nuovo record per le regioni del Centro-Nord Italia. In calo i casi censiti in Sardegna (38), stabile il Lazio (36). A chiudere le prime 10 posizioni ci sono l’Emilia Romagna (29, in aumento), la Toscana (24, in netto calo) e il Veneto (23). A livello provinciale si registra un’altra conferma: anche nel 2019 il territorio più colpito è Napoli con 41 casi, seppur in calo del 13% rispetto al 2018. Seguono Roma (24 casi), Cosenza (22), Foggia (21), Palermo e Torino (18), Salerno e Lecce (17), Milano (16) e Avellino (15).

Le cause di un fenomeno – A finire più frequentemente nel mirino sono i sindaci dei comuni superiori ai 20mila abitanti nei territori a tradizionale presenza mafiosa, aggrediti fisicamente o a cui viene bruciata l’auto. Il 42.6% dei casi si è registrato al Sud (percentuale stabile rispetto al 2018) e il 18.6% nelle Isole (in calo). Il restante 39% nel Centro-Nord, dove si riscontra un aumento del 5.5% delle minacce e intimidazioni. Ben 71 atti intimidatori (circa il 13% del totale) si sono verificati in 40 Comuni che, in un passato più o meno recente, sono stati sciolti per infiltrazione mafiosa. Nel 2019 sono stati 21 i consigli comunali sciolti per questa ragione (26 i decreti di proroga di precedenti scioglimenti). Va ricordato, però, che una minaccia su tre non ha una matrice criminale e arriva da comuni cittadini. Nel 2019 sono state 161, il 28.8% del totale e di queste il 33,6% trae origine dal malcontento per scelte amministrative sgradite, il 18% da un disagio sociale, come la richiesta di un sussidio o problemi legati al lavoro, il 17% si riferisce a casi di ‘violenza politica’ e il 13% a casi di intolleranza connessi al tema dell’immigrazione.

Il rischio legato all’emergenza Covid – Il presidente di Avviso Pubblico, Roberto Montà, lancia un allarme: “Per il 2020, il timore è che le minacce e le intimidazioni verso gli amministratori locali possano ulteriormente aumentare”. Questo perché la crisi sanitaria generata dal Covid-19, spiega, “sarà accompagnata da una forte crisi economica e sociale che le mafie, come affermato dal ministro dell’Interno e dal Procuratore nazionale antimafia, stanno già cercando di sfruttare per accumulare consenso sociale sui territori ed espandere la loro presenza nel nostro sistema produttivo e all’interno degli Enti locali”. I Comuni, infatti, oggi devono anche provvedere alla distribuzione di ingenti risorse finanziarie necessarie per contrastare povertà, precarietà e disoccupazione. “Le pressioni non mancheranno – aggiunge Montà – così come il tentativo delle mafie di corrompere amministratori, funzionari e dirigenti pubblici. In certe zone del Paese, inoltre, le cosche tenteranno di attivare e strumentalizzare le proteste di una parte della cittadinanza per acquisire consenso sociale a scapito delle Istituzioni”.

Il caso della Lombardia – Colpisce l’incremento delle intimidazioni in Lombardia. In due anni i casi censiti sono aumentati del 64%. Il fenomeno ha colpito tutte le province, ad eccezione di Lecco e Lodi. A guidare la graduatoria regionale c’è la provincia di Milano (nona a livello nazionale) con 16 episodi. Nel capoluogo è stata minacciata la consigliera Diana De Marchi, presidente della Commissione Pari Opportunità, tramite un messaggio in diretta durante un talk show televisivo: “Sgozzate quella cagna comunista e parassita”. A Motta Visconti, c’è stato il rogo all’interno di un casotto di legno su un appezzamento agricolo di proprietà del sindaco Primo De Giuli, appena rieletto. A Vermezzo, un altro atto intimidatorio contro il primo cittadino appena eletto, Andrea Cipullo. A Ossona, invece, c’è stata la brutale aggressione al consigliere Monica Porrati, che le ha causato la frattura della clavicola. Nel rapporto si approfondisce un fenomeno, affrontando anche il tema del ruolo della ‘ndrangheta in Lombardia, che ha di certo il suo peso.

Le storie che arrivano da tutta Italia – Ma le storie arrivano da tutta Italia. Nei mesi di luglio e agosto a Bacoli (Napoli) è stata prima recapitata una busta con proiettili al funzionario a capo dell’Ufficio Commercio e Demanio del Comune. Successivamente, il sindaco Josi Gerardo Della Ragione, ha ricevuto numerose telefonate minatorie, da un anonimo che ripeteva la stessa frase: “Farai la stessa fine di Don Peppe Diana”. Dopo il corteo di solidarietà all’amministrazione, il consigliere comunale Alessandro Parisi ha ritrovato una molotov fuori casa. A Monte Sant’Angelo (Foggia), è stata trovata una busta contenente un teschio umano, mentre minacce di morte sono arrivate al sindaco Pierpaolo d’Arienzo, coordinatore regionale di Avviso Pubblico, alla sua famiglia e all’assessore al Bilancio Generoso Rignanese. A Parabita, Comune sciolto per mafia nel 2017, minacce sono arrivate ai tre commissari prefettizi, Andrea Cantadori, Gerardo Quaranta e Sebastiano Giangrande. Nel mirino anche Marco Cataldo, presidente delle Officine Cantelmo e candidato sindaco alle elezioni amministrative. A Ostuni (Brindisi), dopo alcuni episodi nel 2019 e anche nel 2020, all’ex sindaco Domenico Tanzarella è stata assegnata la scorta. A Locri, Reggio Calabria, i clan interessati alle attività legate al cimitero hanno minacciato il sindaco Giovanni Calabrese di non fargli ritrovare più le spoglie dei parenti. A Roma, è più volte finita nel mirino il sindaco Virginia Raggi, sotto scorta dal 2018. Minacciata durante una visita a una famiglia rom a cui è stata affidata una casa popolare nel quartiere di Casal Bruciato, ‘assediata’ da gruppi di estrema destra, le è stata rafforzata la protezione dopo altre intimidazioni giunte da ambienti vicini al clan Casamonica.

Il periodo delle elezioni – Il periodo della campagna elettorale è il più difficile. Tra marzo e maggio 2019 (era al voto il 48% dei Comuni italiani) in media si sono verificate 12 intimidazioni a settimana, 58 casi ad aprile. Preoccupa il raddoppio della percentuale di minacce rivolte ai candidati alle amministrative (oggi il 10% del totale), che in più di un’occasione hanno indotto le vittime a ritirare la candidatura. L’87% delle intimidazioni verso amministratori locali e personale della pubblica amministrazione sono state di tipo diretto. Nel 13% dei casi, invece, sono stati colpiti municipi, uffici, strutture e mezzi adibiti al ciclo dei rifiuti, a servizi sanitari, idrici, elettrici e del trasporto pubblico. Tra le minacce di tipo indiretto, vanno incluse quelle rivolte a collaboratori e parenti. Coinvolte le amministratrici nel 16,5% dei casi. Nel Mezzogiorno si intimidisce in modo più evidente, senza preoccupazione di destare allarme sociale, né di subire sanzioni: nel 46% dei casi si tratta di incendi e aggressioni. Un dato che scende al 24% nell’area Centro-Settentrionale, dove l’azione cede il passo alle minacce verbali o scritte (64% dei casi), attraverso social, lettere minatorie e altri canali.

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