Ribadisce i punti di cardine del piano di rilancio del Paese dopo la pandemia: “Vogliamo un’Italia più digitale, più equa, più inclusiva“. E, davanti ai rappresentanti del commercio, dell’artigianato e del terziario collegati con villa Doria Pamphilj per la terza giornata degli Stati generali dell’economia, il premier Giuseppe Conte mette a fuoco una specifica area di intervento in cui la digitalizzazione sarà cruciale: la lotta al sommerso. “L’economia sommersa sottrae immediatamente risorse e ci costringe tutti a subire una più elevata pressione fiscale, ma costituisce anche un serio ostacolo alla modernizzazione del Paese”, sottolinea. E rispolvera il mantra che ha preceduto la manovra 2019:Incentivi ai pagamenti digitali senza penalizzare nessuno”.

“Non possiamo digitalizzare il Paese – ha rimarcato il premier – se rimarrà consistente l’economia sommersa, se una grande percentuale del Paese rimarrà sottratta alla digitalizzazione”. Ma “la transizione verso il cashless, con una riduzione significativa del contante e l’emersione del sommerso, deve essere “dolce, fair, gentile“, senza imposizioni. “Non abbiamo mai pensato di imporre penalizzazioni a chi non si conforma, come avete visto con il piano Italia cashless che consideriamo una buona pratica per stimolare i pagamenti digitali. Anche da un’Italia più digitale passa la strada per un Paese più equo”.

Piuttosto che sulle sanzioni per chi non accetta pagamenti elettronici, eliminate in extremis dal decreto fiscale dello scorso anno e tornate di attualità da quando sono state inserite nel rapporto Colao, il governo intende dunque puntare sugli incentivi. Una prima tranche entrerà in vigore a breve: l’1 luglio scatta infatti il credito d’imposta del 30% delle commissioni addebitate ai commercianti e professionisti per le transazioni fatte con carte di credito, di debito o prepagate e altri strumenti tracciabili. Sono però slittati sia la lotteria degli scontrini sia i premi (“bonus Befana”) per i consumatori che pagano con carta: i 3 miliardi stanziati con l’ultima manovra sono stati utilizzati come coperture per il decreto Rilancio.

“Noi non possiamo pensare di ripristinare la ‘vecchia normalità'”, ha continuato Conte ripetendo il concetto espresso sabato scorso. “Dobbiamo assolutamente affermare una ‘nuova normalità’ per il Paese. Una normalità che deve prevedere dei tassi di crescita economica e di sviluppo sostenibile per il Paese ben più elevati rispetto al passato. Come sapete noi scontavamo delle difficoltà e se guardiamo al prodotto interno lordo e alla produttività ci collocavamo sempre al di sotto della media europea negli ultimi anni. Siamo però consapevoli che gli effetti completi della crisi devono ancora dispiegarsi. Nella diagnosi e nelle valutazioni scambiate con autorevoli economisti sabato e anche con altre interlocuzioni che abbiamo avuto con le massime autorità economiche è chiaro che l’incertezza c’è e peserà ancora. Quindi non è sufficiente sbloccare il lockdown, riaprire le attività perché venga meno questa incertezza”.

“L’Istat ci dice che oltre la metà delle imprese prevede una mancanza di liquidità per far fronte alle spese che si presenteranno fino alla fine del 2020, e che un’impresa su 4 segnala rischi operativi e di sostenibilità della propria attività”, ha ricordato il premier. Elencando gli interventi messi in campo finora dal governo: “La sospensione di molti pagamenti fiscali e contributivi, l’esenzione dal versamento della prima rata Irap, il contributo a fondo perduto per i soggetti esercenti attività d’impresa e di lavoro autonomo, con fatturato nell’ultimo periodo d’imposta inferiore a 5 milioni di euro, per il quale da ieri è possibile presentare domanda online, il credito d’imposta nella misura del 60 per cento del canone di locazione di immobili destinati allo svolgimento dell’attività economiche”.

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