Dal Comune di Reggio Calabria alla Regione dove la presidente Jole Santelli ci ha messo meno di sei mesi a trovarsi con il primo assessore indagato dalla Direzione distrettuale antimafia. È scattata stamattina l’operazione “Helios” che ha portato al decreto che dispone l’amministrazione giudiziaria per l’Avr Spa, la società che si occupa della raccolta differenziata nella città dello Stretto e della manutenzione delle strade. Lo stesso provvedimento è stato disposto dalla sezione Misure di Prevenzione del Tribunale nei confronti dell’ “Ase – Autostrade service servizi al territorio Spa” e della “Hidro Geologic Line Sas”. L’inchiesta, condotta dai carabinieri e coordinata dal procuratore di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri e dai sostituti Stefano Musolino, Walter Ignazitto e Alessandro Moffa, rischia di provocare un terremoto nella politica reggina e regionale.

Cambiano le giunte, vengono sciolte le società di raccolta dei rifiuti (prima c’era la Leonia) ma il sistema che lega le cosche alla “cattiva politica” rimane sempre lo stesso. Leggendo le carte della Procura la sensazione è che, in riva allo Stretto, ieri come oggi le parole assunzioni, voti e appalti siano sinomini. La Dda, infatti, ha colpito diversi esponenti del centrosinistra, molti dei quali componenti della giunta comunale di Reggio Calabria guidata dal sindaco Giuseppe Falcomatà. Nel registro degli indagati, infatti, i pm hanno iscritto l’assessore regionale alle Infrastrutture Domenica Catalfamo, l’ex consigliere regionale e provinciale Giovanni Nucera, il vicesindaco di Reggio Calabria Armando Neri, l’assessore comunale all’Ambiente Giovanni Muraca, i consiglieri comunali Antonino Castorina, Rocco Albanese, Filippo Quartuccio e l’ex sindaco di Taurianova Fabio Scionti. Sono indagati, inoltre, l’amministratore delegato dell’Avr Claudio Nardecchia, i dirigenti responsabili dell’ “Area Calabria” Enzo Romeo e del settore “Servizi ambientali” Veronica Caterina Gatto, i dipendenti delle due società Francesco Antonio Purrone (Avr e Ase) e Giglio Genoese (Avr). Questi ultimi due sono accusati anche di concorso esterno con la ‘ndrangheta.

In particolare, secondo gli inquirenti, Purrone sarebbe stato “l’interlocutore delle cosche” e avrebbe agevolato “l’infiltrazione delle imprese colluse con la ‘ndrangheta – è scritto nel capo di imputazione – nelle opere edili subappaltate o concesse dalle due Spa nell’ambito dei servizi di gestione e manutenzione delle strade provinciali di Reggio Calabria”. Il dipendente dell’Avr Giglio, invece, “agevolava gli interessi delle imprese colluse con la ‘ndrangheta nei rapporti con il ramo d’azienda dedicato al servizio di raccolta dei rifiuti nella città”.

A tutti è stato notificato un avviso di conclusione indagini. Per quanto riguarda i politici, stando alla ricostruzione dei carabinieri, avrebbero esercitato indebite pressioni al fine di ottenere l’assunzione di personale segnalato. Lo avrebbe fatto, per esempio, l’ex consigliere regionale Giovanni Nucera, ex Sel candidato non eletto del Pd alle ultime regionali. Ma non solo. Gli inquirenti hanno riscontrato episodi di corruzione e abusi d’ufficio allo scopo di agevolare l’Avr nei rapporti con la pubblica amministrazione. Secondo la Dda, infatti, c’era uno “scambio reciproco finalizzato ad assicurare a tutti i protagonisti varie utilità”. Utilità che se per i politici indagati è stata l’assunzione di operai e la gestione clientelare delle politiche aziendali, per le due società coinvolte è stata quella di assicurarsi un ampliamento dei profitti attraverso l’allentamento dei controlli sul loro operato.

Ecco quindi che, dalle carte dell’inchiesta, emerge che il vicesindaco Armando Neri avrebbe esercitato “indebite pressioni sui dirigenti della società Avr” inducendo l’amministratore delegato Claudio Nardecchia e la dirigente Veronica Caterina Gatto “a dare o promettere indebitamente a lui o ad un terzo l’utilità consistente nell’assunzione di un lavoratore da lui stesso ‘raccomandato’”. Non era importante se venisse assunto dall’Avr o dall’Ase. Il contratto di quell’operaio avrebbe significato per il vicesindaco Neri “accrescere il proprio ‘peso politico’ e aumentare il proprio ‘appeal’ elettorale”.

Imbarazzanti, inoltre, alcune conversazioni in cui l’amministratore dell’Avr dimostra tutta la sua deferenza nei confronti del politico reggino: “Se tu me lo dici io lo faccio… Gli faccio questa prova subito non aspettiamo due tre mesi e lo facciamo subito… Armando me lo devi dire tu. Per me basta una parola”. Ne serviva più di una per Filippo Quartuccio e Nino Castorina: più che giovani consiglieri comunali (il primo ha 28 anni mentre il secondo 35) sembrano “giovani vecchi” della peggiore politica calabrese. Il primo, infatti, ha chiesto “di promuovere il proprio padre Francesco Quartuccio (dipendente dell’Avr) a caposquadra”. Non riuscendoci ha inviato tre diffide al settore qualità ambientale. Castorina, invece, “chiedeva insistentemente, tramite la dirigente Catalfamo (oggi assessore regionale ma ieri dirigente comunale, ndr), l’assunzione in Avr di persone da lui ‘sponsorizzate’”. In sostanza, “dalle sue parole – scrivono i magistrati – si comprendeva che si trattava di una prassi consolidata, cosicché egli chiedeva la sua parte”. Per dirla alla Castorina: “Io che sono il fissa (fesso)?”. Intercettato dai carabinieri, l’ex renziano consigliere comunale del Pd, il cui nome compare anche nell’inchiesta antimafia “Gotha”, spiega il suo pensiero: “Visto che soggetti… consiglieri regionali per esempio… oppure… nello specifico… gente come Mimmo Battaglia, come Seby Romeo (ex consiglieri regionali del Pd, ndr) hanno coinvolto persone là dentro, e noi… Quindi visto che lui giustamente, legittimamente… e attenzione e ha fatto bene… io che sono il fissa?”.

Il do ut des, per Castorina, sembra essere il manuale delle assunzioni, il “Cencelli” su cui ha studiato sin da ragazzino quando faceva il galoppino per i politici locali. Da alcuni anni è arrivato il suo turno e lo rivendica con forza quando trova delle resistenze alle sue pretese: “Ti dico che non è normale questa cosa. Anche perché al Comune si sono comportati bene ti dico la verità. Cioè dobbiamo essere sinceri”. La ritorsione è sempre dietro l’angolo. I dirigenti dell’Avr lo spiegano quando commentano tra loro l’atteggiamento di Castorina: “Ha concluso dicendo che l’anno scorso lui non ha fatto mettere i soldi in bilancio per la manutenzione a causa del vostro… comportamento”.

Nell’inchiesta viene nominato anche il deputato di Forza Italia Francesco Cannizzaro (che non è indagato), cugino dell’assessore regionale Catalfamo. La vicenda è quella delle imprese, legate alle cosche, che lavorano con l’Avr. In un’intercettazione del 19 maggio 2014, l’imprenditore romano Claudio Nardecchia dice alla dirigente Veronica Gatto di essere “coperto” nella zona di Reggio Calabria di influenza della cosca De Stefano. “Da altre conversazioni – è scritto nel decreto del Tribunale – è emersa la volontà dei dirigenti della Avr di trovare un ‘equilibrio’ con le cosche operanti in tutte le zone della provincia reggina”. Lo strumento era quello del subappalto concesso a diverse imprese alcune delle quali avevano problemi a lavorare nei territori mafiosi. Una di queste, secondo gli inquirenti, “era ‘sponsorizzata’ dal politico Francesco Cannizzaro”. Lo dicono gli stessi indagati in un’intercettazione registrata dai carabinieri: “Questi sono tutti (gli ultimi) arrivati… che sono sponsorizzati da un politico… come si chiama questo qua?…come si chiama il cugino della Catalfamo?…l’assessore qua sopra?… eh… Cannizzaro”. “Abbiamo rilevato una sistematica agevolazione di soggetti legati alle cosche. – è il commento del procuratore Giovanni Bombardieri – L’espansione territoriale di Avr era determinata proprio da questa accertata permeabilità dell’azienda agli interessi, da un lato, di soggetti riferibili alle cosche di ‘ndrangheta e, dall’altro, a quelli della ‘cattiva politica’ e amministrazione”.

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