Ci sarebbero altre strade per affrancarsi dalla chimica, con il ricorso a sistemi meno invasivi che rispettano di più l’ambiente. Per esempio l’ozono, un gas normalmente presente nell’atmosfera, che è anche utilizzato come biocida. “Ma pur essendo riconosciuto come ottimo virucida anche a basse concentrazioni, non ci sono ancora certezze sulla sua efficacia nei confronti del Sars Cov-2. È vero che è meno impattante per l’ambiente rispetto ad altri biocidi, ma bisogna ricordare che l’ozono può provocare o alimentare incendi, determinare ustioni cutanee o lesioni oculari ed è tossico per l’ambiente acquatico”, sottolinea Mangiacavallo.

Si ricorre, in alternativa, anche agli ultravioletti. “Esistono molti studi che ne testimoniano l’efficacia battericida e virucida senza provocare tossicità sulle cellule umane. È una procedura che viene generalmente utilizzata in ospedale o in ambiente sanitario, anche se presenta un limite: la sua efficacia è notevolmente ridotta dalla presenza di polvere o sporcizia sia sulla lampada o sulle superfici da disinfettare. Per questo motivo è consigliabile attivare gli ultravioletti solo dopo avere accuratamente pulito o deterso la lampada e le superfici”, prosegue l’esperto.

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