Tra gli ospiti di Domenica In anche Giovanna Botteri, volto del TG1 e inviata dalla Cina. Mara Venier ha cominciato la chiacchierata con la giornalista chiedendole come siano stati gli ultimi mesi a Pechino. “All’inizio è stato uno shock. Pensa, improvvisamente ci hanno detto ‘c’è una terribile epidemia il Paese si deve fermare’. E tutto si è fermato. È stato un momento: tutto chiuso, non trovavi da mangiare, tutti barricati in casa. Io ho fatto l’inviata di guerra, ma lì posso dirti che si sapeva da dove il “nemico” arrivava, dove potevi nasconderti. Qui invece non si sapeva niente“, ha spiegato la corrispondente. Giovanna ha raccontato anche di come sia stato e sia difficile vivere lontana dai propri affetti, e ha poi parlato dello spirito fondamentale del suo lavoro: “Quello che facciamo è raccontare. E bisogna continuare a raccontare perché si trasmette un senso di uguaglianza, siamo tutti sullo stesso piano, tutti felici, infelici, spaventati, tristi. Siamo tutti la stessa cosa. Per questo noi che andiamo in video dobbiamo raccontarlo, dobbiamo trasmetterlo“. Botteri ha ricordato i colleghi, Miran Hrovatin e Ilaria Alpi: era il 20 marzo 1994, 26 anni fa, il giorno in cui in Somalia furono assassinati Ilaria e Miran che quasi sempre viene indicato come il suo cineoperatore. “Qui ci sono momenti in cui la solitudine è forte – ha risposto l’inviata del Tg1 alla Venier che le ha chiesto se qualche volta si sentisse sola – Ed è una solitudine che purtroppo tu imponi anche a chi ti vuole bene e alla persone a cui sei legata, perché sei lontana. E’ una cosa abbastanza difficile da gestire questo senso della solitudine, forse questo ti attacca di più agli affetti. Gli affetti sono ancora più forte. Ti resta il senso del legame che va al di là delle distanza. Forse quello che abbiamo vissuto con la pandemia è stato simile a ciò che provo io ogni giorno, essere legati a chi ti sta accanto senza la fisicità”. E infine Mara ha mostrato a Giovanna un filmato sulla sua città, Trieste e la giornalista non ha potuto trattenere la commozione.

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