Marcegaglia e Arvedi sono “interessati storicamente” allo stabilimento siderurgico di Terni, messo sul mercato da ThyssenKrupp nel pieno dell’emergenza coronavirus. E un loro ingresso, essendo “player italiani”, è ritenuta una “garanzia” dal ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli.

Il titolare del Mise lo ha spiegato nell’aula della Camera durante l’informativa urgente sulla situazione della siderurgia italiana, alle prese con i problemi cronici dell’ex Ilva di Taranto appesa alle volontà di ArcelorMittal e la decisione del gruppo tedesco di liberarsi dell’Acciai Speciali Terni, nonché le questioni mai chiuse dell’ex Alcoa di Portovesme e dell’ex Lucchini di Piombino.

“Ritengo – ha detto Patuanelli parlando di Terni – ci siano almeno due soggetti, ne abbiamo contezza fattuale, che sono interessati storicamente a quello stabilimento, il Gruppo Marcegaglia e il Gruppo Arvedi ma anche di altri soggetti, player internazionali del mercato dell’acciaio speciale”. Però, ha aggiunto il ministro dello Sviluppo Economico, la presenza di player italiani può “essere garanzia di non trovarci, nuovamente, con imprenditori che promettono investimenti nel nostro Paese e poi magari cercano di chiudere lo stabilimento e arretrare la propria posizione”.

La trattativa sulla questione di Terni approderà giovedì al Mise dopo l’annuncio del gruppo tedesco di mettere sul mercato il siderurgico umbro, già sottoposto a una profonda cura dimagrante tra il 2014 e il 2018. Attualmente l’impianto impiega 2.300 dipendenti e ThyssenKrupp ha spiegato di voler vendere – o in alternativa trovare almeno un partner – nonostante nel giugno 2019 avesse firmato un accordo che prevedeva 60 milioni di investimenti, seguito a settembre dalla richiesta di cassa integrazione.

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