Dopo anni di tira e molla, il gruppo tedesco Thyssenkrupp vuol di nuovo sfilarsi dagli impegni assunti per lo stabilimento della Ast di Terni. Di cui avevano provato a liberarsi nel 2011, salvo essere costretti a riprenderselo nel 2012 per questioni di antitrust che avrebbero altrimenti impedito la vendita del resto della divisione acciaio inossidabile ai finlandesi di Outokumpu. Una nota diffusa lunedì spiega che l’azienda è “alla ricerca di partnership o di una vendita“.

Nel 2014 la vertenza con i sindacati su 537 licenziamenti era sfociata in proteste con tanto di cortei per strada e manifestanti presi a manganellate. Sarebbe seguito un lunghissimo sciopero contro il disimpegno della proprietà. A fine anno il governo Renzi aveva poi raggiunto un accordo con l’azienda che si era impegnata a un piano di rilancio, sviluppo e ristrutturazione in quattro anni che prevede un investimento di 100 milioni di euro. Nel giugno 2019 poi è stata firmata una nuova intesa che prevedeva la produzione di un milione di tonnellate di acciaio inox nel periodo tra il primo ottobre 2019 e il 30 settembre 2020. Ma arrivato settembre, i tedeschi hanno chiesto la cassa integrazione lamentando un calo delle commesse.

“In passato – si legge nella nota diffusa oggi – Thyssenkrupp ha ripetutamente sottolineato i vantaggi del consolidamento nel settore siderurgico. La necessità è accentuata solo a seguito della crisi del coronavirus, poiché in Europa si verificherà un aumento strutturale delle sovraccapacità esistenti“. Il gruppo “vede opportunità favorevoli nell’accelerare la trasformazione necessaria verso una produzione siderurgica neutrale dal punto di vista climatico, a condizione che l’industria riunisca le sue risorse e i legislatori creino il quadro necessario. Questo è il motivo per cui Thyssenkrupp sta anche esaminando possibili soluzioni di consolidamento” per l’acciaio in Europa “e mantiene aperte tutte le sue opzioni”.

“Le decisioni di oggi di Thyssenkrupp, sulla base delle notizie comunicate dall’azienda di viale Brin, sono molto preoccupanti perché mettono di nuovo in discussione le prospettive del sito industriale ternano, che di fatto viene posto sul mercato, senza alcuna effettiva garanzia sul suo futuro”, commenta il sindaco di Terni, Leonardo Latini. “Le decisioni prese in Germania vanno in effetti in altra direzione rispetto a un lungo percorso che ha fatto seguito all’accordo del 2014 e poi a quello sul piano industriale 2019-’20”. “Un accordo quello del 2019 – continua Latini – che abbiamo più volte monitorato grazie alla disponibilità della direzione locale dell’azienda e con le parti sociali e che, lo ricordiamo, prevedeva circa 60 milioni di euro di investimenti, il mantenimento dei livelli occupazionali e soprattutto confermava la strategicità del sito di Terni nel business di Thyssenkrupp. L’Ast venne inoltre definita in quell’occasione dal vice capo di gabinetto Giorgio Sorial come un sito ‘che garantisce una produzione strategica per l’Italia’”.

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