Finirà a processo l’ex assessore regionale del Piemonte Roberto Rosso, accusato di aver cercato e ottenuto l’aiuto elettorale dalla ‘ndrangheta alle Regionali 2019. Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Torino Elena Rocci ha disposto il rinvio a giudizio per lui e altri sette indagati, tra cui l’imprenditore Mario Burlò. Il 9 luglio prossimo il politico, esponente di Fratelli d’Italia nella giunta di Alberto Cirio e già sottosegretario di Forza Italia in alcuni governi Berlusconi, dovrà presentarsi nell’aula bunker di Torino (ma di fronte ai giudici del Tribunale di Asti) per difendersi dall’accusa di voto di scambio politico-mafioso. Contro di lui non ci sarà soltanto la procura, ma anche il suo ultimo partito, Fratelli d’Italia: il giorno dell’arresto, il 20 dicembre scorso, la formazione di Giorgia Meloni lo ha cacciato e lunedì scorso si è costituita parte civile contro di lui insieme alla Regione Piemonte e a Libera.

Secondo la Direzione distrettuale antimafia, pm Monica Abbatecola e Paolo Toso, Roberto Rosso aveva promesso 15mila euro a due uomini, esponenti della cosca Bonavota di Vibo Valentia, che in cambio avrebbero dovuto procacciare voti per le elezioni regionali del 26 maggio 2019. Gli erano stati presentati da due persone e lui – sostiene – non era consapevole della loro caratura criminale. Un’intermediaria glieli descrisse soltanto come “spacciatori“, come se fosse niente.

Nel frattempo il Gruppo d’investigazione sulla criminalità organizzata (Gico) della Guardia di finanza, che stava indagando sulla presenza di uomini legati alla ‘ndrangheta nel territorio di Carmagnola (Torino), ha documento la trattativa tra il politico e i due uomini, Francesco Viterbo e Onofrio Garcea, quest’ultimo già condannato in appello come esponente di spicco della ‘ndrangheta a Genova. Passato il voto, il politico non era stato soddisfatto dal loro aiuto e ha pagato molto meno della somma pattuita, 7.900 euro, di cui 2.900 sono certi.

I due calabresi, insieme a un terzo indagato, hanno ottenuto il processo con il rito abbreviato, che prevede la riduzione della pena di un terzo. Tra gli otto che affronteranno il dibattimento a porte aperte, oltre a Rosso ci sarà anche l’imprenditore Mario Burlò, a capo della “OJ Solutions” e in affari con la ‘ndrangheta, secondo la Dda che lo accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Burlò, molto attivo nel settore delle sponsorizzazioni sportive, è stato arrestato anche per frodi fiscali legate alla gestione dell’Auxilium Basket di Torino.

Il processo a Rosso e Burlò trae origine dall’indagine “Fenice”, seguito dall’inchiesta “Carminius”, già approdata in aula al Tribunale di Asti, competente per il territorio di Carmagnola, dove agiva l’organizzazione criminale legata alla cosca Bonavota. È possibile che i due procedimenti siano accorpati. Il politico si trova agli arresti nel carcere di Torino. Il suo avvocato, Giorgio Piazzese, da tempo chiede gli arresti domiciliari e oggi il gup ha disposto un accertamento sulle condizioni di salute.

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