“Mi viene il voltastomaco. Rosso è da considerarsi ufficialmente fuori da FdI”. La comunicazione di Giorgia Meloni è stata battuta dalle agenzie poco dopo la notizia dell’arresto di Roberto Rosso, il consigliere regionale del Piemonte e comunale a Torino accusato di voto di scambio con la ‘ndrangheta. Il 59enne, in politica da 40 anni e per cinque legislature parlamentare di Forza Italia, aveva poi deciso di passare a Fratelli d’Italia. “Ha aderito da poco più di un anno. Stamattina è stato arrestato con l’accusa più infamante di tutte: voto di scambio politico-mafioso. Mi viene il voltastomaco. Mi auguro dal profondo del cuore che dimostri la sua innocenza, ma annuncio fin da ora che Fratelli d’Italia si costituirà parte civile nell’eventuale processo a suo carico. Ovviamente, fin quando questa vicenda non sarà chiarita, Rosso è da considerarsi ufficialmente fuori da FdI”, ha detto Meloni.

Le sue parole sono arrivate ancor prima della notizia che Rosso, scrivendo una lettera dal carcere, aveva già rassegnato le dimissioni da assessore regionale. Dimissione poi accolte dal governatore del Piemonte, Alberto Cirio. “La mafia è il nemico, il male assoluto. E questo deve averlo ben chiaro chiunque voglia governare con me il Piemonte”, ha dichiarato. “Non possiamo accettare che esista alcuna ombra e più che mai su un tema come quello della lotta alla mafia e alla criminalità, che sono per noi un principio irrinunciabile e per il quale abbiamo voluto costituire per la prima volta in Piemonte una specifica Commissione permanente sulla Legalità”, ha aggiunto Cirio. Che, come Meloni, ha immediatamente preso le distanze.

Sulla vicenda però è intervenuto anche il presidente della Commissione parlamentare antimafia, ilCinquestelle Nicola Morra, ricordando che a suo parere “le forze politiche tutte, soprattutto quelle colpite da queste tristi dinamiche giudiziarie, dovranno assumersi le loro responsabilità quando offrono agli elettori candidati con frequentazioni sporche finalizzate al consenso”. “Ma anche gli elettori – prosegue il suo post su Fb – debbono essere più attenti a certe vicinanze. Pretendendo la massima trasparenza possibile dai loro possibili rappresentanti!”.

Anche il centrosinistra piemontese, nel frattempo, non si accontenta della presa di posizione e chiede spiegazioni. “Lunedì ci sarà il Consiglio Regionale del Piemonte e se non lo farà il Presidente Alberto Cirio chiederemo noi le comunicazioni in Aula”, annuncia il consigliere regionale del Partito democratico Diego Sarno. “L’arresto dell’assessore Rosso è una pessima notizia per il Piemonte, perché, al di là delle responsabilità personali che, come doveroso, devono essere accertate dalla magistratura, getta un’ombra sull’intera istituzione che il Presidente Cirio ha il dovere di tutelare”, commenta il consigliere democratico Domenico Rossi. “Possiamo dire che abbiamo corso il rischio di avere una legislatura “condizionata” dalla presenza mafiosa. Ma è sull’attuale Giunta e l’attuale maggioranza che ora ricade l’onere della prova. Perché è vero che Rosso si è dimesso da assessore, ma questo è sufficiente? Io credo di no“, prosegue Rossi,

Che poi chiede al governatore Cirio e alla maggioranza di centrodestra delle risposte convincenti: “Il governo della Regione è ancora sufficientemente autorevole? Come faranno i cittadini piemontesi a essere certi della estraneità della mafia dalle scelte della Regione? Su questo ci aspettiamo parole chiare e convincenti da parte del Presidente e delle forze di maggioranza. Così come, durante il dibattito, chiederemo al Presidente di chiarire le dinamiche che hanno portato Rosso a diventare assessore e se è in grado di assumersi la responsabilità di tutti gli atti amministrativi portati avanti da Rosso in questi mesi”. “Solo dopo la risposta a queste domande saremo nella condizione di capire se il Presidente Cirio è nella condizione di poter continuare a governare il Piemonte”, aggiunge il consigliere Rossi, che poi conclude: “Quanto accaduto non solo testimonia come la ‘Ndrangheta attraverso l’organizzazione del voto riesca a influire sulla politica, ma anche di un tessuto debole, facilmente infiltrabile e condizionabile. E questo non ce lo possiamo permettere”.

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