In questi giorni c’è un po’ di movimento negli uffici dello staff di Carlo Sibilia, il sottosegretario pentastellato al Ministero dell’Interno. Il motivo è la presenza nella segreteria di Filippo Paradiso, poliziotto, pugliese che in passato ha prestato servizio negli uffici di diretta collaborazione dei vari sottosegretari alla Presidenza del Consiglio, con Prodi, come con Berlusconi. Ha lavorato anche al Ministero dell’Interno, come collaboratore della segreteria di Matteo Piantedosi, allora capo di gabinetto di Matteo Salvini e con la formazione dell’ultimo governo è passato nella segreteria di Sibilia. Che adesso sta cercando di capire come agire, vagliando la sua posizione. Per due motivi: Paradiso è ancora indagato a Roma per traffico di influenze e poi il suo nome spunta – ma non è indagato – nelle carte della procura di Potenza che ha portato all’arresto ai domiciliari di Carlo Maria Capristo, procuratore di Taranto accusato di tentata induzione a dare o promettere utilità, truffa e falso.

A parlare di Paradiso, dinanzi al procuratore di Potenza Francesco Curcio, sono i due pm di Bari Silvia Curione e Lanfranco Marazia, che lo incontrano proprio a casa di Capristo: “Disse che Paradiso era un suo amico – racconta Curione – e quest’ultimo ci disse, parlando in generale della Procura di Taranto, che l’allora facente funzioni Pietro Argentino aveva ottime probabilità di diventare procuratore capo a Matera. Sul momento – conclude Curione – rimasi sorpresa della conoscenza di dinamiche della magistratura da parte di un dipendente di altro ministero”. Nulla rispetto alla sorpresa del pm Marazia: “Paradiso spinto da Capristo, che aveva evidenziato come (…) Argentino era rimasto amareggiato, perché non aveva avuto alcun voto in commissione per diventare procuratore di Taranto, disse che avrebbero profuso il massimo impegno per far diventare Argentino procuratore a Matera. Parlava al plurale, come se lui e altri si sarebbero potuti impegnare in favore di Argentino. Nell’estate 2017” a un funerale “era presente Paradiso. Mi disse con aria soddisfatta che era stato durissimo ma che ce l’avevano fatta a fare diventare Argentino procuratore di Matera tanto che di lì a poco si sarebbe insediato”. Sentito dal Fatto, Paradiso ha smentito questa ricostruzione.

C’è poi la grana romana. Nella capitale il funzionario del Viminale è indagato per traffico di influenze. La sua iscrizione arriva dopo le parole di Giuseppe Calafiore, avvocato in passato molto vicino all’ex legale dell’Eni, Piero Amara. Su questa indagine si tiene il massimo riserbo. Secondo quanto risulta al Fatto Calafiore ai pm avrebbe raccontato – per averlo saputo de relato, ossia di Amara – di un ruolo di Paradiso nei contatti con il mondo del Csm. Circostanza che Amara ha smentito. Gli approfondimenti dei magistrati sono in corso. Di questa indagine Il Fatto se ne occupò a gennaio del 2019 e allora Paradiso commentò: “Ho massima fiducia nella giustizia e confido che le indagini dimostreranno la mia assoluta estraneità”. Quando arriva dunque nello staff del sottosegretario Sibilia la notizia della sua iscrizione nel registro degli indagati della Procura di Roma è già nota. Ora il nome di Paradiso, seppur da non indagato, finisce nelle carte dell’inchiesta su Capristo. E in queste ore nello staff del sottosegretario stanno valutando il da farsi.

In una nota, il legale di Filippo Paradiso, l’avvocato Gianluca Tognozzi, chiarisce: “Per quanto attiene il coinvolgimento del mio assistito nell’indagine romana, fino ad oggi egli è stato destinatario unicamente di un avviso di richiesta di proroga dei termini delle indagini preliminari, atto nel quale è riportato solo il titolo di reato ma non la condotta in concreto addebitata. Abbiamo appreso, quindi, solo oggi, dopo la lettura dell’articolo, quella che potrebbe essere la contestazione che gli si muove. Filippo Paradiso – ha aggiunto – come dal sottoscritto già anticipato agli inquirenti di Roma, ha manifestato la sua disponibilità a chiarire la propria posizione. Come rappresentante delle Istituzioni da oltre 30 anni il mio cliente è assolutamente fiducioso nell’operato della magistratura. Nel frattempo – è la conclusione della nota – continua a lavorare godendo della stima del proprio Ufficio“.

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