“Amici miei, tenete a mente questo: non ci sono né cattive erbe né uomini cattivi. Ci sono solo cattivi coltivatori”. Così scriveva Victor Hugo, dando spessore alla metafora sulla condizione dei suoi miserabili. L’eredità prolifica e senza tempo del capolavoro letterario francese è arrivata potente anche al giovane regista Ladj Ly, il cui sguardo l’ha tradotta in uno dei film più preziosi d’annata. Mantenendo intatto il titolo – Les Misérables – e la natìa periferia parigina di Montfermeil dove Hugo ambientò il romanzo, il cineasta drammatizza la dura legge della banlieue che mescola innocenti e peccatori azzerando il distinguo di etnie, generazioni e distintivi.

Perché – come anche Roberto Saviano si ostina a ripetere – la malavita generata nel ventre delle metropoli non differisce per mappe geografiche. Per questo nel crime-cop-social-urban movie scelto dalla Francia a rappresentarla agli ultimi Oscar (ma anche vincitore del Prix du Jury a Cannes 2019 e del massimo premio ai César, fra gli altri) sono evidenti le similitudini con elementi di Gomorra o de La paranza dei bambini, considerando che i più giovani sono al centro anche nel racconto del film.

Sono loro, infatti, i “mutanti” di questa tragedia suburbana: vittime-carnefici di un’umanità socialmente devastata, ladri di leoncini e controllori di droni, figli senza padri ma con padrini criminali. I tre poliziotti della BAD non possono che prenderne atto, e il novello Stéphane – detto “bisunto – interpretato da Damien Bonnard, diventa testimone/punto di vista di un teatro di guerra in apparenza (ma anche sostanza) senza speranze. La battaglia degli ultimi si conduce su più livelli umani e micro-territoriali fra gangster, sindaci auto designati, imam, gitani, sudditanze di svariata provenienza e naturalmente agenti di polizia che abusano dell’esperienza in situ: ciascuno ha qualcosa da salvare per non perdere tutto, e la legge del taglione impera.

In pochi meglio di Ladj Ly conosce questo mondo, tanto local quanto global, perché nel quartiere c’è nato, cresciuto e fin dall’età di 8 anni girava ossessivamente i suoi “miserabili” specie i cops “li osservavo nei loro movimenti, parole, azioni”. Il lungometraggio d’esordio di Ly nasce come un’estensione dell’omonimo corto del 2017 egualmente trionfatore di trofei internazionali. Opera emblematica e catartica sul filone “della zona”, non rinnova un linguaggio ma lo perfeziona e lo arricchisce di personalità, ponendo in essere un’idea di cinema capace di astrarre la denuncia socio-politica emergenziale di una Francia che, prima della pandemia, esperiva la lunga protesta dei gilets jaunes.

In attesa di gustare il film nel suo splendore fotografico sul grande schermo, il distributore Lucky Red lo programmerà con titolo I miserabili dal 18 maggio contestualmente in pay-per-view.su Sky Primafila Premiere e sulla neonata MioCinema.it, la prima piattaforma digitale dedicata al cinema d’autore che mette al centro la sala cinematografica e il suo pubblico, nata da un’idea condivisa di Lucky Red, Circuito Cinema e MYmovies.

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