“Scioperiamo perché la nostra salute viene prima di tutto”. A parlare è uno dei lavoratori dello stabilimento Amazon di Torrazza Piemonte che ha aderito allo sciopero proclamato ieri dalla Filt Cgil dopo i quattro casi positivi che si sono registrati dall’inizio della pandemia. “Abbiamo chiesto all’azienda di dirci quali sono i reparti e i turni coinvolti, ma questi dati non sono stati forniti – spiega Simona Cavaglià della Filt Cgil – riteniamo che ci sia poca trasparenza da parte dell’azienda”. Qui nello stabilimento Piemonte lavorano circa milleduecento persone: “Le mascherine sono arrivati soltanto una settimana fa e ne abbiamo a disposizione solo una al giorno così siamo costretti a tenerla anche per otto di fila” racconta uno dei lavoratori. Con l’emergenza Covi-19 i ritmi di lavoro non sono diminuiti, anzi: “Diventa difficile rispettarle nelle operazioni di magazzino che prevedono la movimentazione di persone o di merci. L’abbiamo segnalato, ma al momento l’unico risposta sono state le mascherine”. Accuse che in una nota diramata dall’azienda vengono rispedite al mittente: “In tutti i nostri centri logistici per salvaguardare i nostri dipendenti e i dipendenti dei fornitori di servizi abbiamo aumentato le operazioni di pulizia dei siti, rivisto oltre cento processi al fine di portare la distanza interpersonale minima a due metri”.

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