Un’Italia divisa in tre, alcuni settori riaperti dal 27 aprile e la possibilità che anche bar e ristoranti possano rialzare le saracinesche dal 4 maggio. Sono queste le ipotesi a cui stanno lavorando gli esperti che dovranno fornire al governo gli indirizzi generali sui quali organizzare l’uscita dal lockdown. Tra la spinta alla riapertura di Lombardia e Veneto, l’avvertimento di Vincenzo De Luca sulla possibilità che la Campania chiuda i confini e l’invito alla cautela dell’Istituto Superiore di Sanità, trapelano le principali possibili indicazioni che arriveranno sul tavolo di Giuseppe Conte.

Palazzo Chigi: “Le date non sono certe” – Anche se fonti di Palazzo Chigi ricordano che “circolano numerose ipotesi” che “sono ancora allo studio e quindi non possono essere in alcun modo considerate definitive”. In questo momento il governo, coadiuvato dal Comitato tecnico scientifico e dalla task force di esperti – proseguono le stesse fonti – “sta lavorando per la Fase due e solo quando avrà terminato i lavori comunicherà in maniera chiara i tempi e le modalità di allentamento” del lockdown.

Le macroaree – Le riaperture, secondo l’ipotesi degli esperti raccolta dall’Ansa, dovranno essere differenziate per macroaree sulla base della diffusione del contagio, con un monitoraggio dopo 15 giorni per verificare la tenuta del contenimento e, in caso contrario, procedere a nuove chiusure. Stando a questa ipotesi, l’Italia verrebbe sostanzialmente suddivisa in 3 macroaree: nord, centro e sud. Sostanzialmente, le aree più colpite dovrebbero rimanere misure più stringenti, soprattutto per quanto riguarda la mobilità tra una zona e l’altra, sia all’interno delle macroaree sia tra una macroaerea e l’altra. In quelle dove invece il virus ha colpito in maniera meno importante si potrebbero prevedere riaperture più ampie. All’interno delle stesse macroaeree, inoltre, dovrebbero essere individuate ulteriori suddivisioni tra zone a maggiore e minore diffusione. Per esempio nel nord, regioni come Valle d’Aosta e Friuli Venezia Giulia, hanno una situazione diversa da Piemonte, Lombardia e Veneto.

Chi potrebbe riaprire il 27 aprile – Moda, mobilifici, automotive, cantieri edili: sono questi i quattro comparti produttivi che sono al centro della valutazione per una riapertura già prima del 4 maggio, forse a partire dal 27 aprile. La scelta, se verrà confermata, è collegata alla classificazione di “basso rischio” di contagio sul posto di lavoro che è stata fornita dall’Inail. La valutazione – è bene precisarlo – sarebbe ancora in corso e sul tema dovrebbe esserci a breve, forse già nel weekend, un nuovo confronto con le parti sociali.

Lo spiraglio per bar e ristoranti – Il 4 maggio potrebbero riaprire, seppur con tutta una serie di limitazioni e divieti, anche bar e ristoranti. Anche in questo caso si tratta di una valutazione in corso, fermo restando che le scelte spetteranno al governo anche sulla base dei dati epidemiologici che si registreranno nelle prossime due settimane. Come riaprirebbero bar e ristoranti? Ripristinando alcune delle regole che erano già state approntate prima del lockdown e aggiungendone altre: dunque distanziamento dei tavoli, mantenimento del distanziamento sociale anche al bancone, protezioni individuali per i dipendenti e in particolare per i camerieri, utilizzo di spazi all’aperto.

I parchi verso il via libera – Quanto ai parchi, anche in questo caso l’indicazione sarebbe quella di dare un segnale di ripartenza: verrebbe consentito di accedere alle aree verdi così come di svolgere attività motoria anche lontano da casa. Allo stesso tempo, però, verranno ribadite una serie di indicazioni di ‘prudenza’, vale a dire il mantenimento del distanziamento sociale, l’uso delle mascherine e il divieto di assembramento. Sì alle passeggiate, insomma, no ai pic-nic.

Memoriale Coronavirus

Oggi in Edicola - Ricevi ogni mattina alle 7.00 le notizie e gli approfondimenti del giorno. Solo per gli abbonati.

ISCRIVITI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili

BUONO! Dove mangiano i grandi cuochi

di Francesco Priano e Luca Sommi 15€ Acquista
Articolo Precedente

Coronavirus, Borrelli: “Stop alle conferenze stampa quotidiane. Da qui in avanti un punto due volte alla settimana”

next
Articolo Successivo

Coronavirus, Locatelli (Css): “I dati dicono che abbiamo impedito la diffusione del Covid-19 in Centro e Sud Italia”

next