È finita in Procura la vicenda della partita di mascherine cinesi acquistate dalla Provincia di Bolzano che non aderiscono perfettamente al viso e che sono state utilizzate nelle strutture dell’Azienda Sanitaria locale. I carabinieri si sono presentati nei sette ospedali altoatesini per sequestrare la merce che era stata importata dalla società Oberalp. Contestualmente è stato notificato il decreto di sequestro al direttore generale dell’Asl, Florian Zerzer. Il dirigente è indagato per violazione del decreto legislativo del 24 febbraio 1997 che regolamenta l’utilizzo dei dispositivi medici. L’articolo 10 prescrive che i dirigenti sanitari hanno l’obbligo di comunicare tempestivamente al ministero della Sanità “qualsiasi alterazione delle caratteristiche e delle prestazioni di un dispositivo o inadeguatezza nelle istruzioni per l’uso da cui potrebbe derivare il decesso o il peggioramento delle condizioni di salute di un paziente o di un operatore”. Il reato è punito con multe salate e con l’arresto fino a sei mesi.

L’acquisto delle mascherine era stato pubblicizzato dalle autorità altoatesine. Si trattava di una partita del valore di 9 milioni 300 mila euro, oltre a 700 mila euro di spese di trasporto. Era stato infatti organizzato un ponte aereo attraverso l’Austria per merce che alla resa dei fatti si è dimostrata scadente. I primi giudizi negativi erano venuti sia dall’esercito austriaco, che aveva esaminato le mascherine, da laboratori tedeschi e anche dall’Università di Innsbruck. La giunta di Arno Kompatscher e dell’assessore alla sanità Thomas Widmann aveva spiegato che l’acquisto era il segno della capacità altoatesina di risolvere in autonomia i propri problemi. Peccato che il sito Salto.bz avesse poi rivelato gli esiti disastrosi delle analisi effettuate in Austria e Germania. A ruota il Movimento 5 stelle, Fratelli d’Italia e Freiheitlichen si erano scatenati contro l’amministrazione di Svp e Lega.

Anche l’Inail aveva tergiversato sull’autorizzazione. Pochi giorni fa, in conferenza stampa in Provincia, il direttore Zerzer aveva criticato un eccesso di burocrazia italiana. Perché l’Unione europea ha autorizzato l’uso delle mascherine anche senza certificazione europea, vista l’emergenza da coronavirus. “Ma l’Italia ha modificato questa deroga stabilendo che è comunque necessaria una valutazione positiva da parte dell’Inail – aveva dichiarato Zerzer – Il 26 marzo abbiamo presentato i documenti, ma l’Inail ha risposto che non era in grado di fare una valutazione perché i documenti e le schede tecniche erano scritti in cinese. Abbiamo tradotto tutto e aspettiamo una risposta”.

Ora, con il diniego dell’Inail, è arrivata anche la visita del Nas negli ospedali. Zerzer aveva dichiarato di aver autorizzato l’uso delle maschere vista la mancanza di dispositivi di difesa individuale. “Dopo che siamo stati informati dell’esito del test dell’esercito austriaco, abbiamo fatto una riunione straordinaria per decidere cosa fare. Eravamo tra l’incudine e il martello e abbiamo deciso di informare, con una circolare, i dipendenti, dando loro precise indicazioni su come indossarle”.

Fino a pochi giorni fa la direzione sanitaria ha continuato a difendere le mascherine cinesi di quella partita, nonostante le crescenti preoccupazioni e le proteste del personale medico e infermieristico. “Abbiamo chiesto alla direzione sanitaria se avrebbe disposto l’acquisto di altri dispositivi di protezione in sostituzione di quelli – ha dichiarato il segretario del Nursing up Massimo Ribetto – Ci è stato detto di no, ma il giorno dopo, dai quotidiani, abbiamo appreso della sospensione del loro utilizzo”. “In un paese normale un dirigente dovrebbe dimettersi immediatamente – è il giudizio del consigliere provinciale dei Cinquestelle, Diego Nicolini – Non è consentito scherzare sulla salute dei medici, degli infermieri e degli operatori sanitari impegnati in prima linea contro il coronavirus”.

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