L’incapacità del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e del suo assessore Giulio Gallera è ormai chiara a chiunque abbia affrontato seriamente la diffusione del Coronavirus. Se l’Italia, per le scelte assunte dal governo, è diventata nel mondo un punto di riferimento, la Lombardia è presa come monito per evitare che certi errori si possano ripetere.

Purtroppo, il sistema mediatico non si è scagliato contro il governatore, come con solerzia fu fatto in passato per le buche sulle strade romane o per l’inchiesta che ha coinvolto la sindaca Virginia Raggi, poi assolta su tutta la linea accusatoria. Immaginiamo se la Raggi avesse diffuso la bozza del decreto del presidente del Consiglio che chiudeva una regione per tutelare le altre, causando la fuga di migliaia di fuorisede, compromettendo l’intero sistema sanitario nazionale e anticipando il lockdown del paese.

Se al posto di Fontana ci fosse stata la Raggi, sarebbe stata linciata dai media. Nonostante i gravi errori, nonostante metà dei contagiati e dei morti di tutta Italia sia registrata in Lombardia, sulle reti mainstream è un continuo attacco al Governo Conte. Eppure sulla Lombardia poco o niente che metta in relazione il disastro della privatizzazione della Sanità con i suoi artefici: la Lega e Forza Italia.

La Lombardia è l’esempio lampante dell’incapacità di una classe politica che la governa da 20 anni, di cui Fontana è solo l’ultimo di una lunga serie. Ricordate Roberto Formigoni, condannato a 5 anni e 10 mesi?

A smascherare l’inadeguatezza di Fontana è stata la Federazione degli ordini dei medici chirurghi e odontoiatri, che sostiene come la Regione abbia commesso ben più di un errore nella gestione della crisi. I tamponi sono stati praticati solo ai pazienti ricoverati e la diagnosi di morte per Covid-19 è stata fatta solo alle persone decedute in ospedale.

La regione, di fronte all’allarme che proveniva dai territori, decise di non dichiarare la zona rossa nella Val Seriana, dove si stava registrando il maggior numero di casi, rimpallando la responsabilità al governo centrale, ma senza agire pur potendolo fare. Non furono fornite protezioni individuali ai medici del territorio e al restante personale sanitario.

Questo ha determinato il contagio e la morte di numerosi sanitari, e reso molti medici involontarie fonti di propagazione del virus, soprattutto nelle prime fasi dell’epidemia. Nessuna quarantena per coloro che sono entrati in contatto con i contagiati e nessun tampone, come invece è accaduto in Veneto. A questi errori gravissimi si aggiunge anche l’abbandono del personale sanitario: non sono stati eseguiti tamponi agli operatori sanitari.

La denuncia dei medici riguarda anche lo sbaglio più grave e cioè la gestione delle Rsa, le residenze sanitarie assistenziali, dove la Regione ha mandato gli anziani malati di Covid, che hanno infettato altri anziani, provocando una vera ecatombe. Più del 10% degli ospiti delle Rsa del bergamasco sono deceduti in seguito a questa scellerata scelta.

Secondo il presidente di Uneba, l’associazione di categoria che mette insieme circa 400 case di riposo lombarde, con la delibera della regione dell’8 marzo si è diffuso il Covid tra gli anziani. Almeno 300 ospiti dall’inizio della pandemia tra il Pio Albergo Trivulzio e l’istituto Don Gnocchi sono morti di Covid-19. E il bilancio purtroppo è provvisorio.

Se ciò non fosse sufficiente a stabilire l’inadeguatezza di Fontana nella gestione della crisi, possiamo aggiungere un altro elemento, altrettanto grave, ovvero l’annuncio della realizzazione di 400 posti letto nei locali dell’Expo di Milano. Lo scorso 11 marzo Fontana ci informava dell’imminente realizzazione di 400 posti di terapia intensiva.

L’ospedale sarebbe dovuto essere pronto in dieci giorni, poiché ciò non avvenne la colpa fu attribuita alla protezione civile, così fu chiamato in ausilio il super commissario Guido Bertolaso, che però si infettò anche lui. Il 27 marzo fra annunci e passerelle nei padiglioni, di posti letto non ce ne sono, ma, intanto, i malati in Lombardia sono aumentati a dismisura. Ad oggi, risultano spesi 26 milioni di euro per la realizzazione di 53 posti letto, ma sono stati accolti solo otto pazienti. L’Ordine dei medici l’ha correttamente definito: “Solo una cattedrale nel deserto”.

Come se non bastasse, Fontana ha altresì annunciato di aver attivato la cassa integrazione per i lavoratori lombardi “perché il governo centrale ritarda”, ma a quanto risulta al ministero la Regione Lombardia ha inviato la documentazione necessaria al trasferimento dei fondi dallo Stato alla Regione con ben 13 giorni di ritardo.

Dulcis in fundo è di queste ore l’ultima giravolta di Fontana che dichiara (su consiglio di un esperto di piroette, cioè Salvini) di voler allentare le misure a tutela della popolazione previste prima del 3 maggio, sempre in contrasto con quanto stabilito dal Governo. Dopo aver fatto disastri ora vuole pure riaprire senza gradualità, magari scatenando un’altra ondata di ritorno con nuovi contagi in tutto il paese.

Da parlamentare ma anche da cittadino credo sia indispensabile porre fine a questo scempio. Gli errori di Fontana sono abnormi, hanno generato effetti a catena che hanno portato al collasso sanitario la Lombardia. Giustamente, Marco Travaglio ha chiesto il commissariamento della Regione, io aggiungo che se Fontana avesse un minimo di amore per i suoi corregionali dovrebbe immediatamente dimettersi. Errare è umano, perseverare è diabolico.

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