Bernie Sanders si ritira dalla corsa per le presidenziali 2020. L’annuncio è arrivato attraverso una mail del suo staff, che spiega che il senatore, in conference call con i suoi collaboratori, ha annunciato la sospensione della campagna. È la fine di una corsa in cui Sanders ha incarnato i valori dell’ala più progressista del mondo democratico, contribuendo a spostare a sinistra il partito su molte questioni. Con il ritiro di Sanders, Joe Biden resta il candidato unico del partito democratico, l’antagonista di Donald Trump il prossimo novembre.

Ormai da settimane ci si chiedeva quando sarebbe arrivato l’annuncio dell’addio da parte di Sanders. La sua corsa per la nomination, partita con ottimi risultati nelle primarie di Iowa, New Hampshire, Nevada, aveva subito un primo intoppo in South Carolina, per culminare poi con una serie di sconfitte umilianti in Michigan e Florida. Lo scoppio dell’emergenza Covid-19 aveva reso ancor più difficile il prosieguo della campagna. Sanders si è limitato in queste settimane a qualche evento in diretta streaming, insieme a poche interviste e a diverse mail ai suoi sostenitori per raccogliere denaro da inviare nelle aree più colpite dal coronavirus. Probabile che negli ultimi giorni si siano anche moltiplicate le pressioni da parte di esponenti del partito democratico perché Sanders si ritirasse e lasciasse a Biden il ruolo esclusivo di designato dal partito. Sappiamo che i due – Biden e Sanders – si sono sentiti telefonicamente nei giorni scorsi. Probabilmente, per mettere a punto i dettagli del ritiro.

Con l’addio di Sanders, 78 anni, arriva alla fine un progetto politico nato nel 2016, quando il senatore del Vermont lanciò la sua candidatura contro Hillary Clinton. Lo scontro, allora, fu particolarmente duro. Pur sconfitto da Clinton, in questi cinque anni Sanders è riuscito a costruire un movimento di progressismo radicale che si è organizzato e radicato in molte aree degli Stati Uniti, che ha fatto eleggere propri candidati al Congresso e nelle legislature locali, che ha cambiato la discussione politica e ideologica all’interno del partito democratico. Se oggi i democratici – Joe Biden compreso – sono molto più a sinistra rispetto a quattro anni fa su questioni come l’assistenza sanitaria, il college gratuito, le tasse da imporre ai più ricchi, lo si deve proprio all’impulso e all’azione politica instancabile di Bernie Sanders.

La capacità di influenza politica non si è però tradotta in forza elettorale. Le primarie 2020 hanno mostrato i limiti di radicamento di Sanders nella comunità afro-americana – che ha continuato nelle primarie di queste settimane a votare per Biden in Mississippi, Virginia, Alabama, North e South Carolina. Il senatore del Vermont non è riuscito a conquistare settori di elettorato indipendente, come aveva promesso, e soprattutto ha mancato di suscitare quell’ondata di voto giovanile che lui e il suo team si attendevano. “I giovani votano meno degli anziani”, si è trovato a riconoscere Sanders, alcune settimane fa. Senza i neri, senza i più giovani, il suo tentativo elettorale era destinato al fallimento.

Potremmo dire che Sanders, in questi anni, ha vinto il dibattito ideologico, all’interno del partito, ma non ha vinto quello sull’eleggibilità. Buona parte degli elettori democratici non ha creduto che fosse lui la persona giusta per scontrarsi con Trump. Resta ora da capire cosa succederà nelle prossime settimane. Sanders ha sempre detto che – nel caso di sua sconfitta nelle primarie – avrebbe appoggiato il candidato designato dai democratici. Il suo scontro di queste settimane con Biden è del resto stato molto meno cattivo rispetto a quello con Hillary Clinton nel 2016. Biden e Sanders appartengono alla stessa generazione, si conoscono e si frequentano da anni, hanno un buon rapporto personale. Probabile quindi che l’appoggio di Sanders a Biden, da sinistra, sarà convinto. Più difficile che tutto il mondo radicale che in questi mesi ha sostenuto la sua corsa finisca per appoggiare Biden, considerato come l’incarnazione del centrismo democratico. Già nelle scorse settimane, sui social, erano comparsi hashtag come #NeverBiden e #BernieorBust, in cui parte del popolo sandersiano esprimeva la sua avversione per l’ex vice presidente.

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