Su richiesta del ministero dell’Interno, il Consiglio di Stato ha bocciato l’ordinanza del sindaco Cateno De Luca che aveva introdotto l’obbligo per chiunque intendesse fare ingresso in Sicilia attraverso il porto di Messina di registrarsi, almeno 48 ore prima, a un sito del comune (sipassaacondizione.comune.messina.it) e di attendere l’autorizzazione del suo municipio.

Un’ordinanza che sarebbe entrata in vigore oggi e “avrà efficacia – si legge nel provvedimento del sindaco di Messina – fino al 13 aprile 2020, e sarà prorogabile qualora dovessero ancora sussistere i caratteri di contingibilità ed urgenza che l’hanno determinata”. Il Consiglio di Stato ha dato ragione al ministero guidato da Luciana Lamorgese che aveva rilevato profili di illegittimità nell’ordinanza di De Luca. “Compete al governo centrale – è il parere i magistrati – un ruolo di vigilanza affinché le misure a tutela della salute adottate dagli enti territoriali non limitino arbitrariamente i diritti fondamentali dei cittadini, tra cui la libertà di movimento la quale, come noto, è tutelata dall’articolo 16 della Costituzione in base a una riserva di legge di natura rinforzata”.

“In presenza di emergenze di carattere nazionale – sottolinea, infatti, il Consiglio di Stato – pur nel rispetto delle autonomie costituzionalmente tutelate, vi deve essere una gestione unitaria della crisi per evitare che interventi regionali o locali possano vanificare la strategia complessiva di gestione dell’emergenza, soprattutto in casi in cui non si tratta solo di erogare aiuti o effettuare interventi ma anche di limitare le libertà costituzionali”. I giudici di Palazzo Spada bocciano il Comune di Messina anche sul “nulla osta” che, stando all’ordinanza, dovrebbe rilasciare l’amministrazione De Luca per consentire il transito sullo Stretto dei viaggiatori e dei pendolari: “Dimostra l’abnormità dell’ordinanza in esame” e “si pone in contrasto diretto ed evidente con la livertà personale e la libertà di circolazione previste dalla Costituzione”. L’atto del sindaco di Messina, inoltre, è addirittura “in contrasto con il principio di uguaglianza espresso dall’articolo 2 della Costituzione, poiché introduce una irragionevole disparità di trattamento nei confronti delle persone che per motivi legittimi hanno necessità di attraversare lo Stretto, rispetto alla generalità dei cittadini sul restante territorio nazionale”.

La prima sezione del Consiglio di Stato, infine, ha evidenziato come “l’istituto dell’annullamento straordinario a tutela dell’unità dell’ordinamento evidenzia oggi una sua rinnovata attualità e rilevanza, proprio a fronte di fenomeni di dimensione globale quali l’attuale emergenza sanitaria da pandemia che affligge il Paese, al fine di garantire il razionale equilibrio tra i poteri dello Stato e tra questi e le autonomie territoriali”. In altre parole, “per evitare che interventi regionali o locali possano vanificare la strategia complessiva di gestione dell’emergenza” spetta al presidente del Consiglio Giuseppe Conte “assicurare il mantenimento dell’unità di indirizzo politico ed amministrativo, nel quadro di unità e di indivisibilità della Repubblica”.

Il parere del Consiglio di Stato, adesso, dovrà portare a una delibera del Consiglio dei ministri che dovrà essere recepita con decreto del presidente della Repubblica. Nel frattempo, il sindaco di Messina alza le barricate e definisce il parere del giudici una “ulteriore intimidazione”. “Io non revoco l’ordinanza” dice durante l’ennesima diretta facebook, scagliandosi di nuovo contro la ministra Lamorgese: “Eviti di pensare, così ucciderà tutti i sindaci. I nostri controlli scientifici sugli ingressi continuano. Facciamo quello che non hanno fatto lo Stato e la Regione. C’è un attentato alla democrazia da parte di un pezzo dello Stato”. E ancora: “Il ministro non pensa. Lei, Lamorgese, non pensa ma agisce con supponenza di Stato. Sta tentando di uccidere i sindaci come me e la democrazia. Io sono stato eletto dalla comunità, lei no: rappresenta, per quello che mi riguarda, il frutto della peggiore democrazia ed è lì non per un ruolo di cecchinaggio. È proprio vomitevole. Lamorgese è inadeguata, si dimetta”.

Non è il primo scontro che, in questi giorni, si registra tra il ministro dell’Interno e il sindaco di Messina. Dopo aver cercato di bloccare decine di persone che da Villa San Giovanni stavano per traghettare in Sicilia, infatti, De Luca ha attaccato la titolare del Viminale, accusandola di non disporre i controlli. Per questo motivo e per i toni minacciosi e volgari utilizzati dal sindaco, la ministra lo ha denunciato per vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle forze armate.

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