Nell’erogazione dei buoni spesa – il contributo di “soccorso alimentare” annunciato una settimana fa – ogni sindaco ha facoltà di decide i criteri con cui verranno distribuiti, in base alle esigenze del proprio territorio. Ma in alcuni casi le decisioni hanno scatenato polemiche e contrasti, come a Ferrara – dove viene data precedenza ai cittadini italiani e europei – e a Parma – perché tra le varie clausole c’era anche quella di ‘ripudiare il fascismo’. Il sindaco, rispondendo alle critiche, ha definito la questione “un errore” tecnico: “era un altro form generale usato dal Comune”. E intanto c’è stato anche chi ha pensato di approfittare dell’emergenza per speculare sui tagliandi: il sindaco di Gravina di Puglia ha denunciato la ‘rivendita’ di buoni spesa.

Ferrara, cittadinanza italiana tra i criteri – Il sindaco Alan Fabbri ha deciso di inserire, tra i requisiti per l’assegnazione dei voucher, la cittadinanza italiana o a un altro Stato membro dell’Unione Europea, che garantisce una priorità rispetto agli extracomunitari. La divisione emerge chiaramente nella nota pubblicata sul sito del Comune, denuncia “Emilia-Romagna Coraggiosa”, il gruppo regionale di sinistra, che accusa il sindaco di “alimentare una quanto mai insopportabile guerra tra poveri“, ha detto il consigliere regionale Igor Taruffi. “Si tratta di un atteggiamento in contrasto con i principi costituzionali. Un fatto grave, che denota ancora una volta come questa destra sia sempre e solo impegnata a soffiare sul fuoco della discriminazione”. Il sindaco leghista però rivendica la scelta sostenendo che “i buoni legati a questa emergenza devono essere utilizzati soprattutto da chi non usufruisce di altri aiuti: devono servire ai lavoratori precari, ai professionisti che si trovano all’improvviso senza entrate, ai cassaintegrati e agli imprenditori bloccati nelle loro attivI due cità. Chi già è seguito dai servizi sociali, in termini economici, continuerà ad esserlo”. Fabbri ha liquidato le polemiche come “frutto di un pregiudizio politico”.

Parma, polemica per clausola”antifascista”– Polemiche a Parma per quella che è stata definita la ‘clausola anti-fascista’ contenuta nel modulo per richiedere i buoni spesa. Il caso è stato sollevato dagli esponenti locali di Fratelli d’Italia e di CasaPound Italia: nel form da compilare sul sito, bisognava dichiarare, tra le varie voci, di “ripudiare il fascismo“, “di non professare e fare propaganda di ideologie xenofobe, razziste, sessiste” e “di non compiere manifestazioni esteriori di carattere fascista e/o nazista, anche attraverso l’utilizzo di simbologie o gestualità ad essi chiaramente riferiti”. L’amministrazione ha spiegato che quella formulazione fa in realtà parte di “un regolamento unico” che riguarda la concessione dei patrocini, i contributi e l’utilizzo delle sale civiche del Comune di Parma. Quindi la clausola “non riguarda questo caso specifico”. Ma sulla questione è dovuto intervenire il sindaco Federico Pizzarotti: “Si è trattato di un errore”, spiega in un post su Facebook: “I bonus spesa per l’emergenza coronavirus a Parma non saranno negati a nessuno, nemmeno a chi non si afferma antifascista: a Parma nessuno viene lasciato indietro”. Pizzarotti spiega, come già anticipato dall’amministrazione, che si tratta di un form generale caricato per errore. “In questa parte c’è scritto che se professi xenofobia, razzismo e nazismo non puoi beneficiare di sale civiche, contributi o patrocini dal Comune di Parma. Da noi è così e rimarrà così – conclude – Ma non vale per i bonus spesa, si correggerà l’errore, grazie a chi lo ha fatto notare con gentilezza“.

Bari, buoni nominali per evitare di rivenderli – Il sindaco di Gravina in Puglia, Alesio Valente, in un video pubblicato sulla sua pagina Facebook, denuncia il ‘baraginaggio’ sugli aiuti alimentari previsti dal governo: “Mi segnalano furbetti pronti ad approfittare della situazione, rivendendosi i buoni spesa. Ve lo dico subito: vi mando in galera”. Nel video il sindaco spiega come funziona la truffa: “Per esempio se il buono ha il valore spesa di 100 euro, se lo rivende a 70 euro. Stiamo effettuando i controlli. E’ vergognoso, vi denuncio tutti e vi mando in galera”. A seguito di queste segnalazioni, il Comune ha modificato la modalità di erogazione: adesso sui buoni è riportato nome e cognome del beneficiario e al momento della spesa li si consegna con allegato un documento di identità perché non siano cedibili.

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