Il campo pieno di coriandoli, un calciatore che impazzisce di gioia dopo un gol e si inginocchia su quei pezzi di carta: sembra l’animazione di uno dei videogames in quel periodo in voga nelle sale giochi, capolavoro di grafica e innovazione per l’epoca. Ma non è un videogames: lo stadio è reale, per quanto reale possa essere il San Paolo riempito con 80mila persone impazzite, e in ginocchio, forse incredulo per il capolavoro fatto, c’è Paolino Di Canio.

E’ il 27 marzo 1994, 26 anni fa: c’è Napoli-Milan. Fino a qualche anno prima un Napoli-Milan a fine marzo significava decidere lo scudetto. Gli olandesi contro Maradona e Careca: il sud che sfida il nord per il primato.
Ma non sono più quei tempi: il Milan di Capello è campione d’Italia da due anni e ormai ha praticamente cucito già in petto il terzo scudetto consecutivo avendo stradominato il campionato. Lontanissimi i tempi di Maradona per il Napoli: sommerso di debiti, con una retrocessione evitata nelle ultime giornate l’anno prima e con una squadra costruita a pane, amore e fantasia, ma senza soldi. Argenteria venduta per necessità, con Zola e Crippa al Parma, un giovane Lippi chiamato in panchina dopo un buon campionato all’Atalanta, qualche giovanotto interessante in casa vedi il portiere Taglialatela e lo stopper Cannavaro con Ferrara a fargli da chiocchia, e poi Thern e Fonseca rimasti in azzurro.

Per completare la squadra però serve la benevolenza delle grandi di fronte alle difficoltà del Napoli: il Parma gira il libero Bia, il Milan manda Gambaro in prestito e la Juve Di Canio (in foto con la maglia bianconera). Ne vien fuori una stagione divertente, certo lontana dai fasti del recente passato ma pure dagli incubi di quello recentissimo. E a marzo inoltrato è chiaro che con uno sforzo si potrebbe addirittura tornare in Europa: tra debiti e stipendi non pagati sarebbe un grande segnale. Ma lo sforzo è superare quel Milan stellare, che fin lì ha perso una sola volta in 28 giornate, che con una difesa formata da Panucci, Tassotti, Baresi, Costacurta e Maldini non becca gol praticamente mai, tanto da assicurare a Seba Rossi, non certo il più insuperabile dei portieri, un record di imbattibilità durato più di 20 anni.

Capello lascia spazio a chi ha giocato meno: tipo Lentini, nel giorno del suo compleanno, o Simone che centra un incrocio che grida vendetta, ma non è una gara che il Milan già sicuro di scudetto fa moltissimo per vincere a dir la verità. Di certo però Capello non immaginava di perderla, quella gara, davanti agli 80mila. La super difesa del Milan non concede nulla e la partita si trascina sullo 0 a 0. Punto onorevole per i ragazzini di Lippi contro una corazzata, ma poco utile ai fini del piazzamento Uefa. All’80esimo però Di Canio riceve palla sull’out destro, marcato da Panucci e controllato da Baresi: tra posizione defilata e prestigio degli avversari pensare di fare una giocata è eresia pura.

L’attaccante romano però qualche lampo di pazzia l’ha sempre mostrato: con un guizzo sfugge a Panucci e guadagna il fondo, dovrebbe crossare ma non lo fa, rientra col sinistro verso l’interno dell’area con Baresi e Panucci sempre incollati, dovrebbe crossare… non lo fa neanche stavolta e si inventa un altro dribbling per andare verso il fondo, i due milanisti sono sorpresi e rimangono di sasso concedendo tempo e spazio a Di Canio, Seba Rossi invece lascia 10 centimetri sul primo palo e lì Di Canio di sinistro, in caduta, infila il pallone.

E’ fantascienza, è roba che possono immaginare i ragazzini per strada, non un professionista su un campo di Serie A: il San Paolo infatti non ci crede e ci mette un po’ prima di esplodere, non ci credono i telecronisti e neppure Di Canio che si lancia in una corsa matta, certo non quanto la sua giocata, verso la curva e cade in ginocchio sui coriandoli come nel videogioco. Finisce così: il Napoli vince e si lancia verso l’Europa, il Milan con lo scudetto già in mano non si cruccia troppo per la sconfitta. Tranne Seba Rossi: “Di Canio ha sbagliato a crossare” dirà ai microfoni il numero uno rossonero. “Ho tirato, ho tirato” ribadirà Di Canio, che si toglierà anche l’ultima soddisfazione della sua unica stagione in maglia azzurra: sarà ancora un suo gol, all’ultima giornata contro il Foggia a regalare un posto in Coppa Uefa al Napoli.

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