Non dimenticheremo mai questi momenti. È dal secondo conflitto mondiale che il nostro Paese (ma non solo) vive una condizione di tale inedita portata. Le bare trasportate dall’esercito a Bergamo saranno una di quelle immagini che a lungo resteranno vive nell’immaginario collettivo. La forzata segregazione e l’inevitabile distanza sociale schiudono scenari a cui non siamo abituati e che inevitabilmente determineranno dei radicali cambiamenti personali e collettivi. Il coronavirus verrà sconfitto, ciò che è inquietante è lo strascico che tale esperienza globale lascerà su di noi e di come tali nuove paure potranno essere usate per limitare ancor di più le nostre libertà e i nostri pensieri.

Dalla fine degli anni 70 siamo soggiogati a un modello economico neoliberista che proprio come un virus è diventato una pandemia. Dopo “il trentennio glorioso” di matrice keynesiana in cui gli Stati svolgevano un ruolo preponderante, nel 1979 con l’elezione della Thatcher in Gran Bretagna e l’anno successivo con quella di Reagan negli Usa, tale modello economico si è celermente propagato. Nel 1989, con la caduta del muro di Berlino, il neoliberismo si è diffuso ovunque. Un modello economico che si è mutato in un modello sociale, dove l’empatia, la solidarietà e il senso di comunità hanno fatto posto a quell’individualismo sfrenato funzionale al fine di renderci dei consumatori obbedienti. Del resto, la citata lady di ferro fu chiara con il suo celebre slogan: la società non esiste, esistono solo gli individui.

Gli Stati hanno perso il loro ruolo e le multinazionali ne hanno preso il posto. Il privato ha sostituito il pubblico in ogni ambito. La sanità, i trasporti, l’energia, l’istruzione e anche la caratteristica principale di uno Stato che dovrebbe essere quella di battere moneta, è stata demandata a privati, a banchieri a cui occorre (vedi la Bce) chiedere l’elemosina con il cappello in mano. Persino l’acqua, bene comune per eccellenza, è stata privatizzata divenendo anch’essa una merce da cui ricavare un profitto.

Il cittadino consapevole, auspicio dei padri costituenti, è divenuto un telespettatore; in Italia le Tv berlusconiane hanno generato una trasformazione antropologica che ha impiantato in troppi italiani un pensiero breve e labile. I martellanti spot e televendite, programmi incardinati da personaggi come Barbara d’Urso o Maria de Filippi sono stati veleno puro per lo svilupparsi di una coscienza critica.

Ora questa pandemia ci ha condotto a un bivio epocale. La strada più pericolosa è quella di un ulteriore restringimento delle nostre libertà e del crescente individualismo. Il timore che il prossimo possa essere un untore può risultare devastante per il costituirsi di una consapevolezza in cui la realtà va necessariamente declinata con il “noi” e non “l’io”.

Un ulteriore pericolo è la militarizzazione della società. Chi scrive ha chiesto l’annullamento delle varie missioni all’estero, primo perché molte di esse sono state generate da guerre con l’esclusivo fine di depredare altri popoli di materie prime, altro che missioni umanitarie. Secondo perché la “guerra” oggi è nel nostro Paese e ci sono centinaia di medici e infermieri militari in giro per il mondo che potrebbero essere utili ora qui in Italia a combattere contro questo nemico invisibile. Infine, i 3,5 milioni di euro al giorno che vengono spesi per tali missioni possono servire per acquistare mascherine, ventilatori polmonari e altro materiale sanitario.

Chi mi segue sa bene che è indispensabile una riconversione industriale da uso bellico a uso civile. Non abbiamo bisogno di nuove portaerei, bombe e di cacciabombardieri F-35, ma di nuovi ospedali e investimenti a tutela dell’ambiente. Va intrapresa una rivoluzione ecologica, dato che tali virus si propagano più facilmente in aree inquinate.

Questa clausura forzata, questo choc epocale, però possono essere anche un forte stimolo a generare una nuova consapevolezza. In ambito economico, finalmente, anche dall’Europa giungono segnali positivi come l’allentamento del cappio rappresentato dal pareggio di bilancio. Questo può essere un nuovo inizio che ci porti all’auspicata “Europa dei popoli”, un primo passo dovrebbe essere l’adozione degli eurobond.

La politica ha il compito fondamentale di dare una nuova visione, ha l’obbligo di insegnare che questo virus non ci deve dividere ma unire, deve ricordare che siamo tutti legati. C’è una rete invisibile che ci connette l’un con l’altro e solo insieme possiamo vincere ogni momento di difficoltà. Questa è la politica.

Da giorni sostengo e segnalo che i parlamentari – come stanno facendo i medici, gli infermieri, gli autotrasportatori, le forze dell’ordine, i volontari, le commesse e anche i giornalisti – debbano essere in prima fila. Adottando le giuste misure di precauzione, i politici per primi devono essere presenti nelle istituzioni per garantire la democrazia. In tempo di guerra si sta al fronte. Mi sembra surreale che questa richiesta, ieri, sia prevenuta anche da Salvini, Meloni e Renzi che, come è noto, hanno il record di assenze in Parlamento. In questo tempo drammatico serve credibilità e unità, non adottare bieche strumentalizzazioni per attaccare il presidente Conte che non ha il compito e il ruolo di riunire le Camere.

La politica ha il dovere fondamentale di dare una nuova visione, ha l’obbligo di insegnare che questo virus non ci deve dividere ma unire, deve ricordare che siamo tutti legati. C’è una rete invisibile che ci connette l’un con l’atro e solo insieme possiamo vincere ogni momento di difficoltà. Questa è la politica.

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