Non c’è tregua su Pio XII. L’apertura degli archivi vaticani sul pontificato di Pacelli, decisa da Papa Francesco, e avvenuta il 2 marzo 2020, a 81 anni dall’elezione di Pio XII, ha suscitato infatti nuove e pensati critiche del mondo ebraico. Per il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, da parte del Vaticano “non ci fu la volontà di fermare il treno del 16 ottobre” del 1943 che deportò dalla stazione Tiburtina oltre mille ebrei prelevati dai tedeschi nel primo rastrellamento romano. Un’accusa che ha l’intento di spegnere sul nascere l’entusiasmo della Santa Sede per aver aperto agli studiosi del mondo intero tutto il materiale sul controverso pontificato di Pio XII che coprì un ventennio assai burrascoso del Novecento, dal 1939 al 1958. Pacelli, che divenne Papa dopo essere stato prima nunzio in Germania e poi Segretario di Stato vaticano di Pio XI, si trovò, infatti, a dover governare la Chiesa durante il Secondo conflitto mondiale, la promulgazione delle leggi razziali e la persecuzione degli ebrei con l’orrore dei campi di sterminio.

Davanti a tutto ciò, hanno sempre pesato moltissimo i suoi silenzi. Mai una sola parola pubblica di condanna. Eppure la Chiesa cattolica, ieri come oggi, ha ribadito che Pio XII fece tantissimo per salvare gli ebrei di Roma nascondendoli nella residenza estiva dei Pontefici, Castel Gandolfo. Francesco stesso, aprendo gli archivi di quel pontificato, ha affermato che “la Chiesa non ha paura della storia, anzi, la ama, e vorrebbe amarla di più e meglio, come la ama Dio! Quindi, con la stessa fiducia dei miei predecessori, apro e affido ai ricercatori questo patrimonio documentario”. Ma la tempistica dell’operazione del Vaticano non convince per nulla Di Segni, che attacca: “È molto sospetto questo sensazionalismo, con i fascicoli già pronti e le conclusioni facili proposte sul vassoio. Ma basta poco per rendersi conto che già le scarse rivelazioni si riveleranno un boomerang per gli apologeti a ogni costo. Si vede chiaramente che non ci fu volontà di fermare il treno del 16 ottobre e che gli aiuti furono ben mirati a tutela dei battezzati. Dopo aver detto che ci vorranno anni di studio, ora la soluzione uscirebbe il primo giorno come il coniglio dal cilindro del prestigiatore. Per favore, fate lavorare gli storici”.

Il riferimento, nemmeno tanto velato del rabbino capo di Roma, è a un articolo de L’Osservatore Romano, scritto dal professore Johan Ickx, direttore dell’archivio storico della sezione per i rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato vaticana. In questo testo, infatti, lo studioso afferma che le prime carte degli stessi archivi confermerebbero gli aiuti di Pacelli agli ebrei. Tra i documenti già fruibili in formato elettronico, precisa Ickx, spiccano i fascicoli sugli ebrei con 4mila nomi e le loro richieste di aiuto. Per lo storico, “tra questi c’è una maggioranza di richieste per aiuto da parte di cattolici di discendenza ebraica, ma non mancano i nomi di ebrei”. Per Di Segni, invece, si tratta di una conclusione affrettata e scritta in anticipo.

Twitter: @FrancescoGrana

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