Papa Francesco spalanca un altro pezzo dei Sacri Palazzi. Il prossimo anno, infatti, il Vaticano aprirà l’archivio dei documenti del pontificato di Pio XII, Papa Eugenio Pacelli, che guidò la Chiesa negli anni tragici della seconda guerra mondiale, delle leggi razziali e della Shoah. La documentazione sarà a disposizione dal 2 marzo 2020, “a un anno esatto dall’ottantesimo anniversario dell’elezione al soglio di Pietro di Eugenio Pacelli” come ha annunciato Francesco

durante un’udienza al personale dell’Archivio Segreto Vaticano. Una decisione storica e molto attesa, quella di Jorge Mario Bergoglio, per fare finalmente luce su un pontificato abbastanza controverso: Pio XII  è ancora oggi al centro di numerose polemiche, soprattutto nel mondo ebraico, per i suoi silenzi sulla Shoah durante la Seconda guerra mondiale.

Dichiarato venerabile dalla Chiesa cattolica, primo passo per la proclamazione della santità, la causa di beatificazione e canonizzazione di Pacelli ha subito uno stop proprio per l’opposizione del mondo ebraico. L’apertura degli archivi del suo pontificato contribuirà sicuramente a fare luce su questa importante pagina di storia. Non bisogna, infatti, dimenticare che tanti ebrei durante gli anni del secondo conflitto mondiale hanno trovato rifugio in Vaticano e a Castel Gandolfo, nella residenza estiva di Pio XII. Non poche mamme hanno partorito proprio nella camera da letto di Pacelli nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, come documentato storicamente. “Assumo questa decisione – ha spiegato Bergoglio – sentito il parere dei miei più stretti collaboratori, con animo sereno e fiducioso, sicuro che la seria e obiettiva ricerca storica saprà valutare nella sua giusta luce, con appropriata critica, momenti di esaltazione di quel Pontefice e, senza dubbio anche momenti di gravi difficoltà, di tormentate decisioni, di umana e cristiana prudenza, che a taluni poterono apparire reticenza, e che invece furono tentativi, umanamente anche molto combattuti, per tenere accesa, nei periodi di più fitto buio e di crudeltà, la fiammella delle iniziative umanitarie, della nascosta ma attiva diplomazia, della speranza in possibili buone aperture dei cuori”.

Francesco ha ribadito, inoltre, che “la Chiesa non ha paura della Storia, anzi, la ama, e vorrebbe amarla di più e meglio, come la ama Dio! Quindi, con la stessa fiducia dei miei predecessori, apro e affido ai ricercatori questo patrimonio documentario”. Per Bergoglio “la figura di Pio XII, che si trovò a condurre la barca di Pietro in un momento fra i più tristi e bui del secolo Ventesimo, agitato e in tanta parte squarciato dall’ultimo conflitto mondiale, con il conseguente periodo di riassetto delle nazioni e la ricostruzione postbellica, questa figura è stata già indagata e studiata in tanti suoi aspetti, a volte discussa e perfino criticata (si direbbe con qualche pregiudizio o esagerazione). Oggi essa è opportunamente rivalutata e anzi posta nella giusta luce per le sue poliedriche qualità: pastorali, anzitutto, ma poi teologiche, ascetiche, diplomatiche”.

Come ha affermato il cardinale José Saraiva Martins, prefetto emerito della Congregazione delle cause dei santi, “Pacelli è stato un grandissimo Papa. L’idea del concilio ecumenico è sua ma ciò non si legge da nessuna parte. Aveva nominato una commissione per studiare i problemi della Chiesa. Giovanni XXIII ha ripreso la sua idea e ha avuto la grande saggezza di convocare il Vaticano II. In realtà Pio XII è stato un Papa conciliare perché molti dei suoi insegnamenti sono stati ripresi e sviluppati dal Concilio e, infatti, nei documenti del Vaticano II viene citato 64 volte, secondo solo alla Bibbia. Si dice spesso che Pio XII era filonazista: è un falso storico. Era anticomunista come tutti noi, come la Chiesa. Hanno ragionato dicendo: Pacelli non era comunista quindi era fascista. A lui si deve il fatto che l’Europa non è stata conquistata dal comunismo. Hitler si domandava spesso nella sua ignoranza quanti soldati avesse il Vaticano. Una volta parlando di come pensava la Curia ha detto che a Roma c’era soltanto un cardinale che lo comprendeva e non era Pacelli. Io – ha aggiunto il porporato – ho dovuto lottare molto contro la tesi di Pio XII filonazista. L’ho portato fino alla proclamazione eroica delle virtù che è l’unica cosa indispensabile per la beatificazione perché dal miracolo può essere dispensato come avvenuto con Giovanni XXIII. Volendo si potrebbe beatificare anche domani”. Ma Francesco per ora è molto più prudente e preferisce fare tutti i passi gradualmente.