Si rischia una nuova escalation del conflitto in Siria dopo che nella notte tra giovedì e venerdì gli eserciti di Russia, che sostiene il governo di Bashar al-Assad, e Turchia, apertamente schierato con i ribelli anti-Damasco, sono arrivati allo scontro con raid aerei e lancio di missili. Dopo settimane di alta tensione in cui si sono registrati attacchi da ambo le parti, in particolar modo tra forze del regime siriano e di Ankara, in serata 29 soldati turchi sono stati uccisi nel corso di un bombardamento condotto dai caccia di Damasco o dei suoi alleati di Mosca. L’esecutivo guidato dal presidente Recep Tayyip Erdoğan ha accusato gli avversari e ha poi risposto bombardando obiettivi dell’esercito siriano nelle province di Aleppo, Hama e Latakia. L’esercito turco ha anche attaccato obiettivi militari siriani in prima linea a Idlib con il fuoco dell’artiglieria. In totale, la risposta di Ankara ha provocato 16 morti tra i militari di Damasco: l’esercito turco ha “neutralizzato” (cioè ucciso o ferito) 329 soldati del regime e colpito oltre 200 obiettivi nemici, ha riferito il ministro della Difesa, Hulusi Akar, aggiungendo che tra gli obiettivi distrutti ci sono 5 elicotteri, 23 tank, 10 mezzi armati e numerosi depositi e armi delle forze governative.

Alle 1.30 turche era atteso un discorso di Erdoğan che, però, è stato successivamente annullato. A rilasciare una breve dichiarazione è stato invece il suo capo della comunicazione, Fahrettin Altun: “Tutte le posizioni note del regime siriano vengono prese di mira dalle nostre unità terrestri e aeree”, ha dichiarato. Il portavoce ha voluto mandare un chiaro messaggio alla Russia, invitando “la comunità internazionale e, in particolare, i partecipanti al processo di Astana (Russia e Iran, ndr) ad assumersi le proprie responsabilità”. “Il capo dello Stato terroristico Assad passerà alla storia come un criminale di guerra e gli elementi del regime pagheranno un caro prezzo per questo attacco orribile”, ha invece detto il vicepresidente di Ankara, Fuat Oktay.

Mosca, intanto, corre ai ripari: due fregate lanciamissili russe, la Ammiraglio Makarov e la Ammiraglio Grigorovich, che in passato hanno preso parte alle operazioni militari russe in Siria, stanno entrando nel Mediterraneo “attraverso gli stretti turchi del Bosforo e del Dardanelli” e “si uniranno alla task force della Marina russa permanentemente di stanza nel Mediterraneo”, ha detto Aleksey Rulev, il portavoce della flotta russa sul Mar Nero. Il ministero della Difesa di Mosca ha inoltre dichiarato, riporta l’agenzia di stampa Interfax, che le forze aeree russe ieri non erano impegnate in combattimenti nella zona siriana di Behun, dove erano presenti militari turchi finiti sotto il fuoco delle truppe di Damasco, ma ha sottolineato che gli uomini di Ankara colpiti erano “nelle formazioni dei terroristi”.

Il ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, si è recato nella provincia di Hatary, al confine tra la Turchia e la Siria, per controllare di persona lo schieramento dei militari turchi dopo un incontro straordinario sulla sicurezza con il presidente Erdoğan. Accompagnato da alcuni comandanti dell’esercito turco, Akar ha ispezionato le unità di terra e di aria di stanza a Idlib e che sono finite nel mirino dell’esercito siriano.

Il governo di Ankara ha chiesto l’istituzione di una no-fly zone nelle aree dove si raccolgono i rifugiati del conflitto nella provincia siriana: “La comunità internazionale deve agire per proteggere i civili e imporre una no-fly zone” sulla regione di Idlib, ha scritto su Twitter Altun. “Una ripetizione dei genocidi del passato come in Ruanda e Bosnia non può essere permessa”, ha aggiunto. E promette che i militari turchi non abbandoneranno l’area “al suo destino, vorrebbe dire che i sogni del regime si realizzeranno. Hanno compiuto una pulizia etnica e demografica nella regione. Non possiamo girarci dall’altra parte”.

Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha dichiarato che “ha avuto luogo una conversazione telefonica tra i presidenti Putin ed Erdogan, su richiesta del leader della Repubblica della Turchia. La conversazione è stata dettagliata e dedicata alla necessità di fare tutto per realizzare l’accordo iniziale sulla zona di de-escalation di Idlib”.

Convocato il Consiglio del Nord Atlantico. Usa: “Odiosa offensiva contro le forze turche”
Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha annunciato per oggi la convocazione del Consiglio del Nord Atlantico, formato dagli ambasciatori di tutti e 29 gli alleati della Nato più la Macedonia del Nord in qualità di Paese invitato, che si riunirà a seguito della richiesta della Turchia di avviare consultazioni sulla situazione in Siria. Stoltenberg ha anche condannato gli “attacchi aerei indiscriminati da parte del regime siriano e del suo alleato russo”, chiedendo un’immediata “de-escalation”. Ha poi incontrato il ministro degli Esteri turco, Mevlüt Cavusoglu, esortando “tutte le parti a ridurre questa situazione pericolosa ed evitare di aggravare ulteriormente la spaventosa situazione umanitaria nella regione”.

Il Dipartimento di Stato americano si schiera dalla parte della Turchia e condanna “l’odiosa offensiva” condotta dalle forze russe e di Damasco: “Noi siamo con il nostro alleato della Nato – ha dichiarato uno dei portavoce -, la Turchia, e la sosterremo”.

Uno stop alle ostilità viene chiesto anche dalle Nazioni Unite. Il portavoce dell’Onu, Stephane Dujarric, ha detto che il segretario generale Antonio Guterres “ribadisce la sua richiesta di un immediato cessate il fuoco ed esprime particolare preoccupazione per il rischio per i civili con un’escalation delle azioni militari” e torna a sottolineare che “non esiste una soluzione militare al conflitto in Siria, l’unica soluzione è un processo politico facilitato dalle Nazioni Unite”.

L’Ue, attraverso l’Alto rappresentante per la Politica estera, Josep Borrell, chiede un’immediata de-escalation e annuncia che “prenderà in considerazione tutte le misure necessarie per proteggere i suoi interessi di sicurezza”.

Italia e Francia, nella dichiarazione finale del vertice intergovernativo di Napoli, definiscono “inaccettabile” la nuova offensiva a Idlib “guidata dal regime siriano e dai suoi sostenitori” e reputano “della massima importanza che gli autori di violazioni del diritto internazionale umanitario e del diritto internazionale relativo ai diritti umani debbano rendere conto dei loro atti. È la ragione per la quale la Francia e l’Italia chiedono alla Corte penale internazionale di occuparsi della situazione in Siria”.

Turchia: “Non fermeremo più i migranti diretti in Grecia”. Atene manda l’esercito
Proprio per stimolare la reazione degli alleati Nato e dell’Unione europea, un alto funzionario del governo turco ha annunciato che l’esecutivo non fermerà più i migranti che vogliono andare in Europa: “Non chiuderemo più i nostri confini ai rifugiati che vogliono andare in Europa”, una decisione, ha rivelato, presa nella notte durante un consiglio di sicurezza straordinario presieduto dal presidente Erdoğan . Secondo i media turchi, stamattina gruppi di migranti si stanno dirigendo verso il confine con la Grecia, nell’ovest della Turchia.

Al momento, però, un portavoce della Commissione europea intervenuto nel consueto briefing di mezzogiorno con i giornalisti fa sapere che da comunicazioni ufficiali a loro non risulta che la Turchia abbia cambiato la propria politica sui migranti, quindi l’accordo tra le parti in materia d’immigrazione “ancora vale e ci aspettiamo che Ankara rispetti gli impegni. Le autorità turche ci hanno confermato che la posizione ufficiale su migranti e richiedenti asilo non cambia, e ci aspettiamo resti così”.

Ma secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Dogan, sarebbero circa 300 i migranti siriani, iracheni e iraniani giunti stamani nella provincia frontaliera turca di Edirne. Il loro passaggio non è al momento consentito attraverso il valico di frontiera ufficiale di Pazarkule, ma secondo le testimonianze di alcuni di loro non verrebbe più ostacolato l’attraversamento dalle aree rurali e lungo il fiume Evros, confine naturale tra Turchia e Grecia. Le immagini tv mostrano diversi bus e altri mezzi organizzati a Istanbul per condurre gruppi di persone verso il confine, distante circa 250 chilometri. Secondo fonti di Ankara, è stata data indicazione alle polizia di frontiera di ignorare di fatto il passaggio dei profughi, come anche alla guardia costiera di non bloccare più i natanti in partenza dalla costa egea verso le isole greche.

Fonti del governo turco parlano di squadre congiunte di polizia ed esercito dispiegate dalla Grecia sul suo lato del confine con la Turchia, per impedire gli attraversamenti illegali della frontiera: “Migranti e profughi in numeri rilevanti si sono radunati al confine terrestre Grecia-Turchia e hanno tentato di entrare nel Paese illegalmente. Voglio essere molto chiaro, non verrà tollerato alcun ingresso illegale in Grecia. Stiamo aumentando la sicurezza dei nostri confini”, ha dichiarato il premier Kyriakos Mitsotakis. E secondo quanto riporta la versione online di Ekathimerini, guardie di confine greche hanno lanciato lacrimogeni a Evros contro almeno 500 migranti che tentavano di varcare il confine terrestre dalla Turchia.

Anche la Bulgaria ha dispiegato rinforzi della gendarmeria alle frontiere terrestri e marittime con la Turchia per contenere la pressione migratoria in arrivo. Lo ha annunciato il premier Boiko Borissov parlando di “pericolo reale”. Borissov si è inoltre detto preoccupato dal “ritiro delle guardie di frontiera turche”.

Onu: “950mila sfollati a Idlib, 569mila sono bambini”
L’Ufficio Onu per il coordinamento umanitario (Ocha) aggiorna i dati della crisi umanitaria e fa sapere che sono 950mila i civili siriani sfollati nella regione di Idlib. Ocha precisa che gli sfollati dal 1 dicembre a oggi sono 948mila e che di questi 569mila sono minori, 195mila sono donne. Donne e bambini compongono l’81% dell’intera comunità di sfollati siriani a Idlib.

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