Sta cadendo nel vuoto l’appello della Croce Rossa a “tutte le parti in causa” nella provincia siriana di Idlib “a consentire ai civili di rifugiarsi in un luogo sicuro, all’interno delle aree che controllano o oltre la linea del fronte”. Secondo Medici Senza Frontiere, infatti, almeno 25 persone sono morte e 80 sono state ferite in raid aerei compiuti nelle ultime ore nella Siria nord-occidentale contro scuole che ospitano famiglie sfollate. Dal canto suo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani riferisce di intensi raid aerei russi e governativi a sud di Idlib.

In particolare Save the Children e il suo partner sul campo Hurras Network riferiscono che almeno una bambina e altri 9 civili sono stati uccisi martedì in seguito al bombardamento di 10 scuole a Idlib. Delle scuole colpite alcune erano in funzione, altre erano in pausa per un giorno e altre ancora venivano utilizzate come rifugi. I bombardamenti sono attribuiti da fonti locali e dall’Osservatorio nazionale per i diritti umani all’aviazione russa e a quella governativa siriana.

Secondo Save The Children, dall’inizio dell’anno sono già 22 le scuole bombardate, di cui quasi la metà nelle ultime ore. Come si legge nel comunicato, l’organizzazione internazionale e l’organizzazione locale partner stanno continuando a verificare le informazioni sugli attacchi di martedì, la maggior parte dei quali ha avuto luogo durante l’orario scolastico.

Save the Children può confermare che almeno tre insegnanti sono stati uccisi, mentre decine di altri bambini e almeno sette insegnanti sono rimasti feriti. La bambina che ha perso la vita nell’attacco di martedì è stata colpita fuori dalla sua scuola, mentre tentava di abbandonare l’edificio che è stato bombardato in modo diretto. In un’altra scuola usata come riparo dalla popolazione sfollata, sono invece 4 le persone rimaste uccise dagli attacchi e 15 i feriti.

Il Comitato Internazionale della Croce Rossa nel suo appello ha sottolineato come la situazione umanitaria provocata dagli scontri è in rapido deterioramento e ha provocato centinaia di migliaia di sfollati tra i civili, in un clima di insicurezza e miseria totale.

“Questa è la più grande ondata di sfollati dall’inizio della guerra in Siria. L’inverno è molto rigido a Idlib. Le persone si trovano intrappolate, tagliate fuori da tutto e non hanno più nulla per sopravvivere. Questo è assolutamente inaccettabile”, afferma in un comunicato il direttore regionale del Cicr per il Vicino e il Medio Oriente, Fabrizio Carboni. A causa degli scontri – spiega il Cicr – è difficile e rischioso per gli operatori umanitari e i volontari accedere alle popolazioni colpite. Tuttavia, e nella misura consentita dalle condizioni, il Cicr e la Mezzaluna Rossa araba siriana sono pronti a intensificare gli sforzi di assistenza. “Chiediamo a tutte le parti di darci le garanzie di accesso e sicurezza essenziali per rispondere efficacemente alle esigenze dei civili su entrambi i lati del fronte”.

Il Fatto Internazionale - Le notizie internazionali dalle principali capitali e il dossier di Mediapart

ISCRIVITI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Coronavirus: “Austria, Francia, Slovenia, Svizzera, Croazia e Germania non chiudono i confini”. Ma sempre più Paesi annunciano restrizioni per italiani in viaggio

next