La Regione Lombardia vuole che scuole, musei, cinema, teatri, locali e palestre restino chiusi per altri 7 giorni e chiederà al governo di mantenere le misure previste dall’ordinanza della scorsa domenica per fronteggiare la diffusione del coronavirus. Lo ha comunicato l’assessore lombardo al Welfare Giulio Gallera, parlando insieme al team di virologi interpellati dalla Regione. Sulle scuole, una prima risposta è giunta dal premier Giuseppe Conte, il quale ha spiegato che “ci sarà un aggiornamento fino a domani, il comitato tecnico lavora fino all’ultimo”.

Ma la posizione della Lombardia è chiara: “Intendiamo mantenere per un’altra settimana sia nei Comuni della zona rossa che in tutta la regione gialla le misure previste dall’ordinanza di domenica scorsa. Questa è la nostra proposta”, ha detto Gallera in conferenza stampa. “Le misure adottate domenica scorsa alla luce dei dati – ha informato – sono assolutamente valide e permettono di controllare la diffusione del virus ed evitare che il virus colpisca tutta la regione. Solo con 14 giorni possiamo capire se la diffusione passerà da uno a 2 a 1 a 1″.

Per il vicepresidente della Regione, Fabrizio Sala, “combattere questa epidemia significa rispettare le regole” e “d’altra parte ciò che non è vietato è permesso”. Tutte le attività, ha detto ancora, “che possono essere messe in moto siano messe in moto”. Quindi ha specificato che le misure “non sono di indicazione politica ma scientifica, siamo la prima democrazia che deve combattere questa epidemia che non è un’influenza”.

Alla base della volontà della Regione Lombardia, come spiegato dal professor Massimo Galli, infettivolo dell’ospedale Sacco di Milano, c’è la situazione degli ospedali della Lombardia che sono “ai limiti della tenuta”. Nei reparti di Rianimazione – ha detto – gran parte dei letti sono occupati da questa patologia” e “alcuni ospedali sono in grave crisi, come Lodi e Cremona, dove registriamo un sovraccarico” di pazienti.

“Non è una situazione facile, scordiamoci che possa essere velocemente risolta”, ha affermato Galli specificando che “non bisogna limitarsi agli interventi nella zona rossa – aggiunge – ma devono articolarsi misure che portino l’intera area metropolitana fuori dai guai”. Si tratta, ha concluso il direttore di Malattie infettive del Sacco, di “una medicina amara, ma non credo ci siamo alternative”. La Lombardia, ha concluso, è in una “fase dinamica” in cui “gli interventi di limitazione del danno vanno intensificati piuttosto che ridotti”.

Ad oggi la Regione Lombardia ha registrato 531 casi di positività, di cui 235 ricoverati e 85 in terapia intensiva. “Sono stati effettuati 4.835 tamponi, il 75% è negativo, l’11% è positivo e il 14% da processare”, ha specificato Gallera. Il team di esperti interpellati dalla Regione Lombardia ha convinto l’istituzione, come spiega in una nota diffusa già nel primo pomeriggio, che “se la diffusione si estende, gli ospedali andranno in grave crisi non solo per i ricoveri da coronavirus ma per tutti i pazienti”. A spiegare la situazione è stato il direttore dell’Asst di Cremona, Angelo Pan: all’ospedale di Cremona in pochissimi giorni si è passati, ha detto, da “12 posti in terapia intensiva a 3-4 reparti in cui si curano questi pazienti” con il coronavirus. Pan ha sottolineato in conferenza stampa che fra i dipendenti “da venerdì nessuno è andato a casa”.

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