Sdraiato e immobile sul letto nonostante gli squilli telefonici, Leo (Javier Bardem) ha lo sguardo fisso nel vuoto. Impossibile capire in quale accumuli di memoria la sua mente stia viaggiando, di certo l’uomo è assente a se stesso. Con un incipit visivo inequivocabile, “The Roads Not Taken” di Sally Potter porta subito lo spettatore all’ingresso di un dramma intimo legato alla salute mentale, e che la sceneggiatrice e regista britannica dimostra di conoscere molto bene. Il suo decimo lungometraggio, in concorso alla 70ma Berlinale, attinge infatti alla sua storia personale riguardando la forma di demenza giovanile di cui è stato affetto il fratello, scomparso due anni fa.

“Mi chiedevo dove fosse la sua mente quando non era con noi, perché questa malattia non è sempre disabilitante ma può manifestarsi come l’incredibile capacità di viaggiare nel proprio passato perdendo contatto col presente” spiega la cineasta. Tradotta sullo schermo, la vicenda è concentrata nello spazio di un solo giorno in cui Leo e sua figlia (Elle Fanning) girano per New York passando in visita dal dentista e dall’oculista: in realtà nel medesimo intervallo temporale la mente dell’uomo convive con altri due periodi del suo passato, esperiti in ordine sparso e senza una ragione, ma che gli impediscono di avere un rapporto reale con la figlia e con chi lo circonda. “The Roads Not Taken è una vera lettera d’amore per mio fratello, l’ho scritta in parallelo a The Party ma ha preso forma solo quando Javier e Elle hanno accettato di entrare nel film”. Ad accompagnare Potter a Berlino era il suo cast stellare (il più hollywoodiano di questa competizione) che, accanto a Bardem e Fanning, comprende anche Salma Hayek e Laura Linney. L’attore spagnolo non è certo un debuttante in materia di personaggi malati, che anzi gli hanno portato premi a non finire: per Mare dentro vinse alla Mostra veneziana nel 2004 e per Biutiful a Cannes in ex aequo con Elio Germano nel 2010. Bardem ha preparato il ruolo mettendosi in “assoluto ascolto della regista, della storia famigliare che aveva da raccontare. È probabile – ha aggiunto Bardem – che non sarei riuscito a controllare i tre livelli temporali senza la sua guida. Lei mi ha accompagnato con amore”.

Quanto a Elle Fanning, che interpreta una figlia dolcissima e attenta ai problemi del padre, si tratta della sue seconda volta con Potter, avendo già recitato all’età di 13 anni in “Ginger & Rosa” nel 2012. “Se potessi lavorare con Sally per il resto della mia vita lo farei. Ginger & Rosa è stato un punto di svolta, è un ricordo prezioso, tra me e lei c’è una connessione. Mi emoziono quando penso a Sally, le voglio molto bene”. Ma le emozioni per la giovane star americana si accendono quando parla di Bardem: “Non avevo incontrato mai prima Javier ed ero emozionata. Per me stato incredibile essere con lui sullo schermo, ero spaventata. Durante le prove abbiamo vissuto dei momenti bellissimi condividendo i nostri ricordi, un viaggio molto toccante”.

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