Ho detto tre e mezza, sono le tre e trentasei“, Gerry Scotti quando parla tiene il ritmo, i tempi sono perfetti, quasi televisivi. Scandisce le parole, cambia tono per valorizzare un concetto. Rallenta quando il discorso si sposta sul privato, accelera quando parla del suo lavoro. Il mestiere si sente, un signore della tv che argomenta, racconta, analizza.

Quasi quarant’anni fa il suo esordio a Mediaset, più di cento programmi condotti. Tanta gavetta, tanti successi. Se guarda indietro cosa pensa?
“Questi numeri non mi sembrano veri. Se devo guardare indietro, non tanto agli inizi della mia carriera ma a me da ragazzo, mi sembra un miracolo. Come uno studente di periferia che sogna di fare il cantante e vince Sanremo, tutto quello che mi è capitato è andato oltre l’immaginabile.”

Da ragazzo non era certamente ricco.
“La mia infanzia è stata all’insegna della normalità, mio papà faceva l’operaio, lavorava come rotativista al Corriere della sera, mia madre era una casalinga. Non mi hanno fatto mancare nulla.”

Il successo come forma di riscatto?
“Se penso al percorso fatto, se penso alla nascita contadina e alla gioventù operaia non penso a una forma di rivincita, forse solo di soddisfazione.”

Suo figlio Edaordo le somiglia?
“Si fa sempre fatica a trovare le somiglianze con i figli, io mi accorgo adesso di assomigliare a mio padre. Edoardo mi somiglia in alcune cose ma non può somigliarmi in altre, non ha vissuto il percorso che ho vissuto io. Non ha masticato il duro com’è capitato alla mia generazione.”

Per un periodo ha lavorato con lei a Lo Show dei Record, perché ha smesso?
“Lui non vuole stare in onda, si occupa di produzione. Non vuole essere un personaggio televisivo e ha resistito a tutte le proposte che nel corso degli anni gli hanno fatto, dalle ospitate alle interviste ai reality vari dove lo avrebbero classificato solamente come il figlio di Gerry Scotti. E’ stato molto bravo a dire no senza che io dovessi intervenire, so che sarà al mio fianco nelle cose che andrò nei prossimi anni a produrre o fare. E’ molto più sereno così.”

Con la sua compagna Garbriella guarda in loop le puntate de La signora in giallo.
“Lei le guarda, mangiamo insieme e quindi tocca anche a me. So benissimo chi è l’assassino, so anche quando andrà in onda la pubblicità.”

I vostri figli hanno favorito l’incontro tra voi.
“Ci conoscevamo anche prima ma ci siamo rincontrati, galeotta è stata la scuola dei nostri figli. Con tutte le variabili che ha avuto la mia vita Gabriella è il mio punto fermo.”

E’ in onda con Chi vuol essere milionario? che ha festeggiato i suoi vent’anni con gli speciali in prime time. E’ invecchiato bene?
“Direi di sì, è invecchiato bene. Non ha dimostrato i suoi anni, ha una freschezza di lettura ancora molto attuale. Viene da dire con il senno di poi che era un programma molto avanti vent’anni fa.”

Avrebbe preferito un ritorno seriale nel preserale?
“Sarò sincero, per la celebrazione è giusto che sia andato in prime time. La sua collocazione sarebbe il preserale anche se in Italia ne abbiamo abusato troppo, nel mondo fanno serie di 10 o 20 puntate io sono arrivato anche a 250 in un anno. Mi lasci sognare, la nuova vera collocazione sarebbe in un prime time di massimo 100 minuti. Non è il mio lavoro, non sono un direttore di rete ma sarebbe un modo per non finire a notte fonda, magari non partendo alle 22.”

Il quiz viene registrato in Polonia per ridurre i costi, il pubblico polacco capisce qualcosa di quello che succede?
“(ride, ndr) In realtà il pubblico è composto da ragazzi italiani che vivono in Polonia o ragazzi polacchi i cui genitori hanno vissuto in Italia e li hanno cresciuti parlando le due lingue. Abbiamo tanti studenti, tanta gente che lavora nel settore del turismo. Sono 150 persone e tutte capiscono l’italiano. Le svelo che è la ragione per cui ho inserito lo swicth e ho tolto l’aiuto del pubblico in studio proprio per non creare loro imbarazzo. E’ vero che capiscono l’italiano ma non vivendo in Italia potrebbero non essere totalmente di aiuto al concorrente e mi dispiacerebbe.”

Caduta Libera avrà speciali in prime time in tarda primavera e andrà in onda nel preserale per tutta l’estate come avvenuto con successo lo scorso anno. E’ vero che è stato lei a insistere per non spegnere questa fascia nei mesi più caldi?
“Erano anni che nelle interviste dicevo sempre che il nostro problema era spegnersi d’estate. Mi hanno accontentato, si sono trovati bene. Il mercato pubblicitario ha reagito bene facendo partire prima il volano dell’autunno e quindi replichiamo. Approfitto per fare un’altra richiesta: non basta tenere acceso Gerry Scotti, bisogna tenere acceso qualche altro programma. Vediamo se mi accontentano anche questa volta.”

Il quiz era stato testato dalla Rai con Amadeus, poi scartato e proposto a Mediaset. Qual è il segreto di questo programma?
“Il fatto che io lo possa raccontare in dieci parole, ne parleremo tra vent’anni: ‘Ti ricordi il programma dove la gente cadeva nella botola?’. Quando un programma lo si può spiegare e raccontare così ha fatto la sua fortuna.”

Ci sono molti infortuni per quelli che cadono nella botola?
“Ci sono stati inizialmente nella prima edizione perché avevamo dei materassi di gomma piuma che poi abbiamo sostituto su suggerimento dei nostri stuntman. E’ un bel volo ma il farsi male è scongiurato. Tanta gente non capisce che non possiamo prendere concorrenti oltre i 55 anni e i 100 kg di peso perché la nostra assicurazione non ce lo consente. Mi piacerebbe avere nei miei quiz concorrenti diversamente abili, ho cominciato a battermi per farlo anche perché c’è una richiesta fortissima. Perché a Chi vuol essere milionario, magari non a Caduta Libera, non posso avere un concorrente diversamente abile? Quelli che finora mi hanno fatto ragionare portano come argomento che potrebbe essere vista come spettacolarizzazione di una situazione, se riusciamo a uscire da questo preconcetto a me piacerebbe molto. In venticinque anni non ci sono mai riuscito, un cruccio.”

Ha testato Conto alla rovescia, format tutto italiano, lo considera un esperimento riuscito?
“Dai dati del marketing interno come affluenza di pubblico e tipologia è andato fuori dal cerchio sia di Caduta Libera che di Avanti un altro, è andato a prendere un pubblico diverso. Forse con una storia più raccontata, con un po’ più di puntate e con qualche difficoltà in meno dal punto di vista della narrazione potrebbe essere considerata una esperienza da proseguire.”

Aveva convinto e ottenuto ottimi ascolti anche The Wall. La sua mancata riproposizione in questa stagione è dovuta a un problema di budget?
“Ha già dato la risposta. E’ una americanata, so che dopo il successo iniziale ha avuto i suoi problemi. Qui ha funzionato ma o troviamo il megasponsor, per esempio una compagnia telefonica, che accetta di assumersi in toto o in parte l’ammontare dei premi o con i conti che devono fare le nostre aziende, parlo di Mediaset o Rai, è difficile proporre un programma così.”

Dal 2 marzo tornerà dietro il bancone di Striscia la notizia, che rapporto ha con Antonio Ricci?
“Ricci da anni mi definisce un suo sodale, c’è una stima e una amicizia che dura da tantissimi anni. I suoi autori storici sono miei amici, posso anche dirle che io non ho amici intellettuali, Ricci è l’unico mio amico intellettuale. Mi fido ciecamente di quello che mi dice e mi fa fare dai tempi di Paperissima. Striscia per me è qualcosa di diverso rispetto alla mia routine ma è talmente coinvolgente e divertente che è l’esperienza frullatore che consiglio a tutti. Non a caso il bancone di Striscia è molto ambito e io l’ho anche sfondato. (ride, ndr)”

E’ vero che il tapiro esiste per colpa di una sua querela al critico Aldo Grasso?
“Avevo avuto la malaugurata idea di fare causa ad Aldo Grasso che mi aveva dato del tapiro, dopo due anni ho bellamente perso. Ero nei corridoi di Milano 2 quando Staffelli mi ha messo in mano un tapiro dicendomi ‘adesso sarai attapirato visto che dandoti del tapiro hai anche perso la causa?’. Non vorrei millantare il credito ma se non era successo a altri il tapiro nasce per questo motivo e per colpa mia.”

Non è di certo attapirato per gli ascolti record di Tu si que vales.
“Numeri bulgari, è il nuovo varietà della famiglia italiana. Una scommessa di tanti anni fa insieme a Maria, imporre un linguaggio diverso non proprio da sabato sera ai tempi, un linguaggio fatto di immediatezza, scherzi, montaggio. Al di là della chimica tra di noi, oltre il ruolo di Rudy e Mammucari l’arrivo in questi anni delle signore Venier, Zanicchi e Ferilli ha dato una larghezza, una familiarità a questo programma. Me lo faccia dire siamo il Real Madrid della televisione italiana e del sabato sera.”

Le è dispiaciuto che Mediaset abbia lasciato andare via La Corrida o facendo Tu si que vales temeva l’effetto doppione?
“Sinceramente avevo già dato, ricordo con grandissimo piacere l’epopea della Corrida, il tempo che ci ho messo per accettare, l’emozione della prima puntata, l’enorme successo. Dopo averla lasciata non sarei più tornato indietro. Per conservare il titolo è stato inevitabile un passaggio in Rai, non sono dispiaciuto che a farla sia Carlo Conti che è un amico ed è una persona che stimo.”

A Tu si que vales spopola la scuderia Scotti, lei invece un agente potente non ce l’ha.
“Forse sono l’unico battitore libero della televisione, forse mi ha avvantaggiato. Non sono mai stato rappresentato da un agente, cosa strana e curiosa. E’ anche vero che sono cresciuto all’interno di questo cortile e che le persone con le quali faccio i contratti sono cresciuti insieme a me. Ci conosciamo bene, sappiamo i nostri limiti, i nostri pregi, i nostri difetti.”

Riesce a immaginare un futuro lontano da Mediaset?
“(ride, ndr) Non lo so, forse lontano dalla televisione.”

Le è piaciuto il Sanremo di Amadeus?
“Ero in Polonia a registrare il Milionario ho visto solo poche cose, so che lui e Fiorello si sono molto divertiti. Questo mi fa molto piacere perché è quello che è arrivato nelle case degli italiani. Le dico una cosa che non sa nessuno, Amadeus mi aveva invitato per fare con lui e Fiorello una serata, un modo per ricreare l’atmosfera che avevamo vissuto alla radio negli anni più belli. Non ho potuto andarci da Varsavia e mi è dispiaciuto perché me lo aveva chiesto con grande stima e rispetto.”

Nella sua carriera manca la conduzione di Sanremo, le piacerebbe o con una carriera così chi se ne frega?
“Per come mi sono andate le cose direi chi se ne frega, se è vero che lo rifà Amadeus l’anno prossimo gli rivolgo un messaggio: cerca di farmelo sapere così mi organizzo e vengo da te.”

Perché Barbara D’Urso non lancia i suoi programmi?
“Tramite lei possiamo chiederglielo, ma pare non lo faccia con nessuno e non solo con me.”

Sembra autoironico, le battute sui suoi chili in più la infastidiscono?
“No, assolutamente altrimenti la mia autoironia sarebbe finta. Visto che me le faccio io, le possono fare anche gli altri.”

Piace questa sua immagine da zio degli italiani.
“Ci sono gli zii buoni, cattivi, io sono quello che si commuove. Mi capita.”

Si è commosso anche quando Mattarella lo ha nominato Commendatore?
“Commosso no, mi sono stupito quando mi è arrivata la lettera a casa. Negli anni 60 avevo anche il fisico del Cumenda (ride, ndr). E’ una importante onoroficenza, forse qualcosa di buono ho fatto o comunque non ho fatto nulla di male.”

Mike Bongiorno l’ha incoronata come suo erede, è vero che sogna di portare in tv La Ruota della Fortuna per omaggiarlo?
“Ogni volta che mi parlano di Mike cito sempre La Ruota della Fortuna che è un grande formato, va in onda ancora in America. Secondo me sarebbe molto riproponibile.”

Nel 1987 è stato eletto alla Camera con il Partito Socialista, Berlusconi le ha mai chiesto di candidarsi?
“Mi sono arrivate delle voci, l’ho letto sui giornali ma lui personalmente alzando il telefono mai. Sapeva già che gli avrei detto di no. Quando ha deciso di scendere in campo mi ha chiamato ad Arcore chiedendomi come avevo vissuto quella esperienza in politica, ha parlato solo lui perché io ero abbastanza pietrificato. ‘Secondo te mi devo candidare o no?’, mi ha chiesto. Io ho risposto di no, sappiamo com’è andata.”

Chi è l’erede di Gerry Scotti?
“Forse ancora non c’è uno con le mie caratteristiche fisiche e con il mio percorso. Ci sono diversi giovani, ce ne sono di veloci, alcuni più preparati in certe cose. Al momento un mio erede non lo vedo, mi piacerebbe avere un erede femmina di Gerry Scotti. Perché no?”

Ha lavorato con delle donne bellissime, possibile che non ci sia stata una che ci abbia provato con Scotti?
“Ci hanno provato tutte (ride,ndr).”

E Scotti cosa ha fatto?
“Ovviamente scherzo. Sono un bravo ragazzo, di quelli di una volta. Ho vissuto di più con Maria Amelia Monti che con mia moglie quando registravo le sitcom.”

Le piacerebbe tornare alla recitazione?
“Sì ma porta via troppo tempo e con l’azienda abbiamo deciso di lasciar perdere. Nell’ultimo incontro che ho fatto con Alessandro Salem (Direttore generale contenuti Mediaset, ndr) ricordavamo insieme gli eseprimenti sia con la sitcom che con la fiction e mi ha detto che prima o poi un commissario deve farmelo fare. Altri commensali hanno frenato l’entusiamo: ‘E poi 250 puntate di preserale chi ce le fa?’.”

Fa viaggi in moto, guida la barca. Ha un lato avventuroso.
“Forse è quello che mi manca di trasmettere alla gente. Mi piacerebbe raccontare il Mediterraneo navigandolo, raccontare l’Italia girandola in moto. Mi piacerebbe unire la passione per il viaggio e l’avventura al mio lavoro.”

E’ vero che in Costa Azzurra i suoi vicini di casa sono Bill Gates e Robert De Niro?
“E’ vero ma hanno la casa più bella e più grande di me (ride, ndr)”.

C’è qualcosa che le fa paura?
“Forse nemmeno la morte ma le malattie, paura che una malattia possa portarti a essere ciò che non sei stato. Quella la cosa più brutta.”

E un sogno da realizzare Gerry Scotti ce l’ha?
“Godermi la vita con le persone che amo. Mi accorgo che ho ancora gli amici che avevo, frequento ancora i posti che frequentavo, ho gli hobby che avevo. Al di là degli accessori da persona ricca che possono essere l’orologio più bello o la macchina lussuosa i metri della mia vita non sono mai cambiati. Questo lo auguro a tutti.”

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