C’è una storia da raccontare, un cadavere in periferia, un caso da risolvere. C’è Milano finalmente disarcionata dal sontuoso cavallo dell’Expo. Un città nuda e per questo meravigliosa. Con mille colpe e strade sudicie, volti in cammino, vecchi terroni e giovani arabi, rom e fascisti ostinati, sbirri ingrigiti e barboni che citano Delio Tessa. Tutto si mischia, ma non è caos, sono cause che si incrociano. Passato e presente. La vecchia ligera, la malavita che uccide, la mafia milionaria, la politica che cala le braghe, i tossici che una volta si vedevano nei giardinetti sotto casa e oggi si conducono per linee invisibili di confine oltre il bosco di Rogoredo. Da Lutring a Vallanzasca a Tangentopoli, dai partigiani alle contestazioni degli anni Settanta davanti al teatro alla Scala, le molotov, le P38, gli arresti, le rapine, la morte improvvisa, l’amore perduto. Al Giambellino non si uccide (Edizioni Piemme), il nuovo romanzo di Matteo Lunardini, giornalista e scrittore, interista da sempre (e non è un particolare, ma parte dell’essenza), è più di un noir, è l’epopea di una città mai volgare nonostante le bruttezze della periferia, gli zanza e gli zarri, le puttane e i travestiti. E’ il secondo libro di Lunardini che sarà presentato giovedì 20 febbraio alle 18 alla biblioteca di via Odazio. Il primo romanzo, I Fantasmi dell’Arena, correva sul crinale di un altro omicidio, svelando assieme luoghi e storie degli anni partigiani, degli omicidi fascisti.

Qui ora, invece, troviamo un racconto più personale, più intimo che diventa un viaggio unico nella città di emme, inedito perché mai raccontato in questo modo. Dove la stringente trama del giallo si unisce alle istantanee di una città ben distante dalla propaganda di una nuova Milano da bere. A leggerlo viene voglia di uscire per strada, assaggiare il cemento di piazza Tirana, via Segneri, piazza Napoli, perché è da qua, dalle periferie, dal basso profondo che può iniziare la critica (o anche l’attacco) al potere politico di una metropoli gonfiata dalla nuova speculazione. Eccolo allora il Giambellino o il Lorenteggio che tanto è uguale, quartieri che si incrociano, roccaforti ideali, miscela di razze e di lingue, di vite ai margini e di piccole meraviglie, di barricate partigiane e primi rigurgiti della lotta armata, di reticoli di vie, parchi, bar, solitudine e aggregazione. Oltre via Odazio, via Segneri che “era una strada abbandonata da dio, sempre sporca, dove donne in chador, un’imponente africana con le treccine e una sciura col carrello si sfioravano senza apparente coesione. Parlavano lingue diverse, possedevano memorie diverse, avevano interessi e modelli culturali diversi, solo il quartiere e le scarse possibilità di ribalta le tenevano insieme”. Perché, è lo Zappa pensiero, “se qualcuno vuole infilarti una lama nel costato poco importa sapere se è di Bitonto o Durazzo: bisogna telare, senza tanti convenevoli”.

In questo viaggio di luoghi e volti che ricorda il sentimento de La città degli untori di Corrado Stajano ci conduce ancora una volta lo Zappa, al secolo Ruggero Casipolidis, figlio di un partigiano greco, investigatore privato e voce di Kriminalia, programma di Radio Milano Libera che sta laggiù in fondo al Mac Mahon. Anche se è qui alla periferia ovest della città che si consuma il delitto. E’ agosto, afa e sudore, qualcuno muore. E’ una prostituta, minuta e dell’est, sgozzata, e abbandonata al Bosco in Città, altro luogo dell’anima, prati e boschi per i bambini di giorno, luogo abbietto di notte. “Un salone cosmopolita dell’erotismo con merce di ogni tipo, colore, larghezza, peso e orientamento sessuale (…). Un piccolo ecosistema di miserie collettive, sfruttamento e frustrazione, tenuto insieme dal vincolo del denaro. Zappa pensò che sarebbe dovuto tornare qui d’inverno, quando la nebbia e i fuochi accesi dalle lucciole dovevano far sembrare tutto per quello che era: un girone infernale”. Zappa investiga e da bravo anarchico rompe i coglioni a polizia e magistrati. Corre sulla Vespa per una Milano bollente. Attorno a lui personaggi veri e riconoscibili. Come il silenzioso e fedele Renzo De Predis che registra le notizie dei tg “e anche mezz’ora di Pisa-Lucchese”. O il giornalista Mario Peca che si ostina a mantenere vivo un mestiere ormai morto e con lo Zappa condivide i casi e buoni bicchieri di rosso all’osteria Tagiura, una Tortuga metropolitana per due pirati da strada. C’è l’Andovazzi che del giornalismo rappresenta la parte peggiore, quella che prima il potere e poi le notizie, niente verifica basta lo scoop, anche se falso. C’è Jimmy il fascista, mai ex, sempre in pista, armaiolo tecnologico e coltivatore di marijuana dal balcone che dà su piazza Napoli.

C’è poi la storia, la trama che non conviene svelare e che si alimenta dal basso, inizia e finisce nella desolazione struggente di anime perse, puttane e assassini. Quello sarà il caso dell’estate in una Italia annoiata e risvegliata da una donna uccisa. E c’è Zappa che non solo è protagonista e investigatore, non solo risolverà il caso dell’estate, ma è anche imputato alla sbarra della storia che “ è inemendabile, perché non si può nascondere in un armadio o sotto il tappeto; non è un fantasma o polvere”. Si processa Zappa e gli anni milanesi che furono e che sono, i Settanta e le lotte, gli Ottanta e la corruzione mafiosa, i Novanta e la restaurazione, l’oggi di una Milano che guarda poco in basso e troppo in alto. Lunardini lo fa attraverso i sogni di Zappa, preziose oasi di riflessioni nel rutilare della trama. Il quarto sogno, l’ultimo, è un libro nel libro, un saggio sociologico intriso di sapiente ironia. Addormentato sulla circolare 90, si processa Zappa. Vicotr Hugo è giudice. Ad arringare, tra i tantissimi illustri convenuti, Beccaria, Freud, Lombroso, Kirchheimer, Foucault. Zappa criminale perché è nato a Baggio “dove ci sono più delinquenti che in centro”. No è colpa del carcere, no della società, no della cultura cattolica. Alla fine Zappa: “Vostro onore, sono il signor Zappa. Innocente. Posso andare?”. Il giudice Hugo: “Certo, è ancora qui? Guardi che la prossima fermata è piazza Napoli. E mi raccomando: Stops are by request. To get off, push the button in advance”. Insomma roba forte, un libro da rileggere e tenere in tasca per capire dove sta andando oggi Milano.

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