Gli accordi Italia-Libia sono “la macchia più unta della coscienza italiana e di quella europea”. Le sardine, il movimento spontaneo nato in Emilia-Romagna contro sovranisti e populismo, ha deciso di rompere il silenzio stampa tenuto da dopo il risultato del voto per parlare del Memorandum la cui proroga entrerà in vigore a partire dal 2 febbraio. Le sardine sulla loro pagina Facebook parlano di “promesse di modifiche” fatte dal governo tre mesi fa e che sono rimaste “inascoltate“. E soprattutto, si legge, “ai ‘grazie’ preferiremmo risposte e fatti“. Un riferimento ai tanti esponenti del centrosinistra, segretario Pd Nicola Zingaretti in primis, che in questi giorni stanno ringraziando il movimento per l’aiuto dato nella mobilitare le piazze. In vista del primo incontro nazionale a Scampia (Napoli) del 14-15 marzo, Mattia Santori e i suoi avevano scelto di non esporsi. Oggi la decisione di prendere posizione contro il memorandum.

Gli accordi, sottoscritti dal governo Gentiloni del 2017, sulla carta hanno come obiettivo quello di limitare gli arrivi dei migranti sulle coste italiane e prevedono lo stanziamento di fondi per le motovedette libiche e i centri di detenzione. Proprio questi punti sono stati fortemente contestati negli anni e, solo tre mesi fa, il governo Conte 2 aveva promesso che alcuni aspetti sarebbero stati rivisti. Dal 2 febbraio però scatterà la proroga senza che ci sia stato un intervento. Secondo le sardine, in questi giorni di celebrazioni per la giornata della Memoria che ricorda le vittime dell’Olocausto, la politica dovrebbe dare risposte.

“La memoria”, è l’attacco del post, “è la coscienza più intima di una nazione, il metro che ne misura lo stato di salute. La memoria non è e non può essere commemorazione. Sarebbe vuota, perderebbe il suo spessore. La memoria è e deve essere esercizio quotidiano“. Quindi anche “nelle parole, nelle azioni, nei comportamenti e nelle leggi”. E, continuano, tra qualche giorno il “rinnovo del Memorandum Italia-Libia diventerà formale” senza “le modifiche che il governo aveva promesso tre mesi fa, quando il rinnovo degli accordi venne sancito, nonostante la richiesta inascoltata di cancellarli. Modifiche che comunque non rendevano meno drammatico un accordo che di fatto ci rende complici”.

Le Sardine hanno anche ricordato che “la Libia non ha uno Stato unico, sovrano, globalmente e chiaramente riconosciuto. Non aderisce alle convenzioni internazionali in materia di diritti umani. È il paese dei lager, delle torture, della compravendita di esseri umani, degli stupri quotidiani, delle esecuzioni sommarie di migranti. È il paese dei trafficanti che operano anche dentro quella guardia costiera che è stata formata sulle navi militari italiane e fornita di soldi pubblici e mezzi italiani”. E ancora, “la Libia” è la terra “di Bija, il trafficante di uomini che in Italia è stato invitato a partecipare a incontri ufficiali”. Una cronaca quotidiana di “genocidio” che, secondo gli esponenti del movimento, “fingiamo di non vedere e che contribuiamo apertamente a nutrire”. “Quegli accordi sono la macchia più unta della coscienza italiana e di quella europea”.

Quindi, concludono rivolgendosi ai politici: “In questi giorni di memoria, in questi giorni nei quali sono più i ‘grazie’ e gli attestati di stima per quella grande partecipazione che abbiamo stimolato, preferiremmo le risposte, i fatti, qualcosa che cambi il corso di una storia che prima o poi ci presenterà il conto. Non solo come italiani, ma anche come individui, come esseri umani. La Libia è un orribile inferno nel quale bruciano i corpi e i diritti di migliaia di persone. Ma un inferno si spegne con l’acqua pulita della memoria, dell’umanità, della responsabilità. Non con la benzina della propria indifferenza”.

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