Sarà svelato entro il 2 marzo, ma i punti del piano di pace di Donald Trump per il Medio Oriente – svelati dai media nei giorni scorsi – viene duramente criticato dall’Autorità nazionale palestinese (Anp) che minaccia di uscire dagli Accordi di Oslo (raggiunti nel 1993 e culminati nella storia stratta di mano tra l’allora premier israeliano Ytzhak Rabin e il leader dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina Yasser Arafat). Il portavoce del presidente Abu Mazen, Nabil Abu Rudeina citato dalla Wafa, dice: “‘L’accordo del secolo”‘ (come Trump ha definito il suo Piano, ndr) non passerà senza l’approvazione del nostro popolo palestinese. La leadership studierà tutte le opzioni, incluso il destino dell’Anp”. “L’unica utile ed effettiva risposta” al piano è “l’immediato riconoscimento da parte della Comunità internazionale e specialmente dalla Ue di uno Stato palestinese nei confini del 1967 con Gerusalemme est sua capitale. Vediamo questo passo – dice Jamal Nazzal, portavoce di Fatah il partito del presidente Abu Mazen – come l’unica utile ed effettiva risposta ai tentativi dell’amministrazione Usa di destabilizzare ulteriormente la nostra regione negando i diritti palestinesi”.

Ma cosa prevede il piano? Stando alle indiscrezioni circolate nei giorni scorsi l’inquilino della Casa Bianca ha fissato questi punti: riconoscimento della sovranità israeliana sulla Valle del Giordano e sugli insediamenti nell’Area C della Cisgiordania, quella, in base agli Accordi di Oslo, già sotto controllo da parte dello Stato ebraico. In cambio, riconoscimento a tempo debito da parte degli Usa di uno Stato palestinese “smilitarizzato” che includerebbe il resto del territorio della stessa zona C, oltre le attuali Aree A e B, più Gaza.Ovvero prima delle elezioni politiche in Israele. Nel piano messo a punto da Trump insieme al consigliere Jared Kushner ed altri (definito dai media di Israele “la migliore offerta mai fatta”), sarebbe previsto il riconoscimento da parte palestinese di Gerusalemme come capitale di Israele e di Israele come Stato ebraico. Per quanto riguarda la smilitarizzazione dello Stato palestinese, questa comporterebbe anche la Striscia di Gaza e quindi di Hamas. Condizioni che al momento – secondo molti analisti – appaiono difficili visto che l’Autorità nazionale palestinese (Anp) di Abu Mazen non ha alcun potere a Gaza.

I dettagli del Piano saranno presentati martedì prossimo a Washington sia al premier Benyamin Netanyahu sia al suo maggiore oppositore, il centrista Benny Gantz. Il premier ha fatto sapere di essere stato lui ad insistere con gli Usa per estendere l’invito anche a Gantz perché – ha spiegato – “è importante che non perdiamo questa storica opportunità con tali amici alla Casa Bianca. Dobbiamo mettere insieme il più vasto consenso possibile”. L’invito di martedì prossimo alla Casa Bianca coincide con il giorno in cui la Knesset (il Parlamento israeliano) avrebbe dovuto cominciare – dopo molte polemiche all’interno del parlamento e tra i partiti – a discutere sulla richiesta di immunità parlamentare da parte di Netanyahu per le sue inchieste giudiziarie. Un obiettivo molto perseguito da Blu-Bianco, il partito di Gantz, in vista delle elezioni politiche del 2 marzo e molto osteggiato dal Likud di Netanyahu.

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