Quattro anni senza Giulio Regeni, ma la memoria dei cittadini italiani che chiedono verità e giustizia per il ricercatore di Fiumicello, scomparso il 25 gennaio 2016 e ritrovato senza vita lungo l’autostrada Il Cairo-Alessandria il 3 febbraio, resta viva. Lo testimoniano le decine di fiaccolate organizzate in occasione dell’anniversario della sua scomparsa nelle principali piazze italiane. Gli striscioni gialli con la faccia del ricercatore e la scritta “Verità per Giulio Regeni” riempiranno le strade italiane.

A guidare l’iniziativa è Amnesty International che fin dall’inizio si è esposta più di altre organizzazioni per chiedere al governo verità al governo del Cairo, continuando anche a ricordare le incarcerazioni arbitrarie, le intimidazioni e i sequestri nell’Egitto di Abdel Fattah al-Sisi. “Anche le scuole di ogni ordine e grado – si legge sul sito della ong – si attiveranno con una foto azione”.

Milano, Torino, Venezia, Firenze, ma anche Bologna, Roma, Napoli, Bari, Palermo. Decine di città e istituti scolastici hanno aderito all’iniziativa, poche settimane dopo la nascita della commissione parlamentare d’inchiesta presieduta da Erasmo Palazzotto (LeU) e i nuovi contatti tra gli investigatori italiani e quelli egiziani.

“Sono trascorsi quattro anni da quel 25 gennaio – si legge sulla pagina dell’appello lanciato da Amnesty – e le autorità egiziane si ostinano ancora a non rendere noti i nomi di chi ha ordinato, di chi ha eseguito, di chi ha coperto e ancora copre il sequestro, la tortura e l’omicidio di Giulio. Sin dall’inizio esse hanno scelto la tattica del depistaggio, della perdita di tempo, delle promesse non mantenute. Loro interlocutori sono stati quattro, ormai, diversi governi italiani che non hanno saputo o voluto chiedere con la necessaria costanza e fermezza la verità per Giulio”.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Usa, esplosione in una fabbrica a Houston: 2 morti. “Provocata da serbatoio di propilene”

next
Articolo Successivo

Giulio Regeni, a 4 anni dalla morte la verità è al Cairo: ma gli inquirenti non collaborano. E gli affari tra Italia ed Egitto oscurano le indagini

next