In Germania l’estrema destra uccide. Lo dicono gli studi e lo confermano le autorità: cento omicidi dalla riunificazione del 1990. La riprova arriva da un rapporto dei comandi di polizia della Turingia, dell’Assia e della Renania-settentrionale Vestfalia che hanno riclassificato alcuni casi, che causarono sei morti, come crimini legati alla galassia dell’estremismo di destra. Non è certo una novità, ma ciclicamente a Berlino si torna a parlare di quanto questo universo sia grande. Se ne è parlato dopo l’attacco antisemita di Halle e se ne parlò ancora prima quando Walter Lübcke, presidente del distretto di Kassel, venne freddato con un colpo di pistola. Il sospettato dell’omicidio, il neonazista Stephan Ernst, era un “sostenitore attivo” del partito di estrema destra Afd. E se 100 morti in 29 anni potrebbero non sembrare un’enormità, il quotidiano Tagesspiegel corregge la somma a 170.

Il ministro dell’interno Horst Seehofer ha dichiarato in diverse occasioni che la galassia dell’estremismo di destra si rinforza anno dopo anno e che al momento conta circa 24mila individui, di cui almeno 12mila pronti a far ricorso alle armi. A questi si aggiungono circa 7mila membri di Afd. Infatti, l’organo per la protezione costituzionale tedesco ha definito “estremismo di destra” anche la Junge Alternative, frangia giovanile del partito, e la Flügel, l’ala guidata da Bjorn Höcke.

Quel contenitore politico di Afd – “Da quando la Cdu, partito di Angela Merkel, si è spostato costantemente al centro, ha lasciato spazio ad altre organizzazioni politiche radicali – sostiene il politologo dell’università di Dresda Werner Patzelt – così le fila del populismo si sono rinsaldate e si è scoperto il fianco ai neonazisti”. Nel campo libero lasciato da Cdu, si è introdotta Afd, rubando voti non solo a destra, ma anche a sinistra, diventando il contenitore del malcontento contro il governo di Berlino.

Di fatto i populisti di destra negli ultimi anni sono cresciuti sempre di più, affermandosi in alcuni Länder come una vera e propria alternativa ai Volksparteien, Cdu e Spd. Basta guardare i risultati delle ultime elezioni in Brandeburgo, Sassonia e Turingia, dove Afd ha ottenuto rispettivamente 23,1%, 27,8% e 23,4% attestandosi come secondo partito e confermando il trend positivo negli stati della ex Ddr. Risultati possibili grazie al discorso anti immigrazione e ad una retorica indirizzata contro il governo centrale. Il sentimento dell’est è quello di cittadini di serie B, abbandonati dal governo centrale. Non a caso, secondo uno studio del Deutsch Institut für Wirtschaft di Berlino, l’Est vivrà uno svantaggio finanziario per i prossimi 3 decenni. Il divario si rivela nel Pil pro capite che nel 2018, nella parte orientale, era il 70% di quello della parte occidentale.

A condire il tutto c’è il discorso principale del partito di destra, l’identità tedesca. Se infatti la successione di Alexander Gauland alla guida del partito da parte di Tino Chrupalla, aveva fatto pensare ad una distensione su alcuni temi, il neoeletto non ha dimenticato di citare la Umvolkung, “sostituzione della popolazione”, che sarebbe in atto in Germania, termine usato dall’estrema destra di stampo nazionalsocialista che risale già ai tempi del Reich.

Ma il politologo ritiene che la funzione inibitoria svolta da Afd sarebbe cruciale per la democrazia tedesca, perché “nel caso in cui [AfD] dovesse diventare un partito di governo si allontanerebbe dalla propria base e potrebbe accentuare ancora più la radicalizzazione degli estremisti”. E in questo caso il pericolo potrebbe essere maggiore, perché mancherebbe, nel panorama politico tedesco, una canalizzazione del dissenso, ruolo intrapreso, fino ad oggi, proprio da Alternative für Deutschland.

La divisione est-ovest – La divisione tra la parte est e quella ovest della Germania non si esprime solo su un livello economico e sociale, ma anche su quello politico. Senza confondere lo spettro parlamentare con quello extraparlamentare, mentre Afd vola negli stati dell’ex Repubblica Democratica, diversi episodi violenti si sono verificati nella parte orientale. Tra questi la rivolta di Bautzen contro gli immigrati e la caccia all’uomo di Chemnitz ad agosto 2018, quando i neonazisti sassoni misero a ferro e fuoco la città. Sul perché l’estremismo di destra sia così radicato nella Germania Est, Patzelt fornisce diverse motivazioni. “La Ddr nasce come uno stato antifascista e di conseguenza non si è dovuta preoccupare molto del nazismo, in quanto tutto il sistema era basato sull’antifascismo. Invece, in Germania Ovest, nata come una democrazia liberale, questa socializzazione verso la democrazia rimase molto più forte che nella zona est”. Quindi, quando la Ddr cadde, la superficialità dell’antifascismo emerse “lasciando sviluppare sentimenti xenofobi ed estremismo di destra”, come se gli anticorpi della repubblica socialista non fossero stati poi così forti.

Il professore spiega che insieme al problema dei rifugiati, emerso con la crisi migratoria del 2015, “i cittadini dell’est hanno sviluppato un rifiuto verso il governo e lo stato democratico” e che “i problemi vengono visti come una ferita inflitta dalle istituzioni”. Quindi il malcontento sarebbe connesso a “sentimenti reazionari ed antidemocratici che non sono certamente legati al comunismo, ma piuttosto all’estremismo di destra, all’eversione e al razzismo”.

Un profilo sociodemografico e un problema politico – Ma è chiaro che guardando al fenomeno, questo non si limita ad una dimensione geografica. C’è anche una dimensione sociodemografica. Patzelt spiega che gli estremisti di destra “sono perlopiù uomini, bianchi, in una fascia d’età dai 18 ai 50 anni, con una bassa istruzione”. E proprio l’istruzione è uno snodo cruciale per capire il fenomeno, infatti – continua il professore di Dresda – “è molto più probabile che una bassa scolarizzazione porti ad avvicinarsi alla propaganda e alla narrazione dell’estrema destra”.

Inoltre, la società tedesca muta velocemente e “nella mente delle persone sta cambiando da una situazione positiva ad una negativa”. Tema questo che viene percepito con timore per la tenuta del sistema sociale. “C’è la preoccupazione – aggiunge il politologo – che l’economia tedesca non sia più competitiva a livello internazionale, che la Germania debba pagare sempre di più per l’Unione Europea e per la stabilità della zonaeuro. Il cambio è percepito come troppo veloce e nella direzione errata”. Questo sarebbe alla base della rapida crescita non solo della destra extraparlamentare, ma anche di quella parlamentare e il frutto di una classe sociale che si sente abbandonata e vede la propria identità minacciata da “fenomeni complessi”.

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