Vladimir Putin si schiera dalla parte di Donald Trump. Dopo il voto della Camera americana che, con 230 voti a favore e 197 contrari, ha ufficialmente messo in stato d’accusa il presidente degli Stati uniti, il capo del Cremlino ha dichiarato che le accuse sono basate su motivi “inventati”, aggiungendo di non credere che questo segnerà la caduta del tycoon. “Deve ancora passare attraverso il Senato, dove i repubblicani hanno la maggioranza – ha dichiarato – Ed è difficile che votino contro un rappresentante del proprio partito per motivi assolutamente inventati”.

I due presidenti non hanno mai nascosto la stima reciproca, tanto che Trump arrivò a dichiarare di ammirare l’omologo di Mosca per la sua storia politica. Una vicinanza che era stata presa in esame anche riguardo alle indagini del procuratore speciale Robert Mueller sul Russiagate, con le accuse di interferenze di Mosca nelle elezioni presidenziali americane del 2016 che portarono proprio alla vittoria del magnate americano.

Dopo il voto della Camera, Donald Trump ha intensificato la sua personale battaglia mediatica contro i Democratici, prima sottolineando il fatto che nessun Repubblicano ha votato dalla parte degli accusatori, con tre Dem che, invece, hanno manifestato la propria contrarietà all’impeachment, e poi affermando che gli avversari politici “vogliono annullare il voto democratico” del 2016 che lo ha portato alla Casa Bianca.

Ora la discussione passerà al Senato, anche se si apre un nuovo fronte: la speaker della Camera, Nancy Pelosi, ha annunciato che i due articoli non saranno inviati al Senato finché non ci saranno garanzie di un processo giusto in quel ramo del Congresso, finora negato, a suo avviso, dalle mosse del leader della Maggioranza dei senatori, Mitch McConnell, che è andato alla Casa Bianca per coordinare le strategie.

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