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Washington e Santa Sede sono mondi in collisione: ecco perché Trump a volte spara a zero contro il Papa

Prevost peraltro – al di là della sua impronta fortemente religiosa – è una personalità dotata di un’acuta sensibilità politica. Di più, ha il temperamento di un uomo di governo
Washington e Santa Sede sono mondi in collisione: ecco perché Trump a volte spara a zero contro il Papa
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Come l’Ombra in una tragedia shakespeariana, l’immagine di Leone XIV insegue il presidente Trump, che giorni fa ha nuovamente twittato aggressivo: ”…Qualcuno dovrebbe spiegare al Papa che l’Iran non può avere un’arma nucleare”. Lo sanno tutti, sia a Roma che a Washington, che Leone è assolutamente contrario alle armi nucleari: a Teheran e nel mondo intero. E allora perché?

Sembrerebbe un atteggiamento un po’ folle, ma l’impressione sarebbe superficiale. Il fatto è che il presidente Maga ha capito perfettamente che sulla scena internazionale papa Prevost è diventato nell’arco di pochi mesi una voce autorevole che prospetta una visione radicalmente diversa dalla sua, una voce che contraddice e continuerà a contraddire nel tempo a venire la politica di potenza praticata dall’amministrazione statunitense.

Una voce tanto più sonora in quanto altri tacciono. La Russia perché ha bisogno di Trump. La Cina, incline ad approfittare del caos sparso dalla politica americana. Muta è anche l’Unione europea che – oltre a dire no alla guerra scatenata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran – si mostra incapace di giocare un qualsiasi ruolo per favorire la pace nel Medio Oriente in fiamme.

Leone è sotto la lente della Casa Bianca sin dall’inizio dell’anno, quando il pontefice dichiarò al corpo diplomatico che il “fervore bellico sta dilagando” e che si era affermata una nuova tendenza: cercare la pace mediante le armi, “quale condizione per l’affermazione di un proprio dominio”. E’ in quel momento che il sottosegretario alla Guerra, Elbridge Colby, convoca in maniera del tutto irrituale il nunzio vaticano Christophe Pierre (per di più cardinale) per spiegargli che la Santa Sede avrebbe fatto meglio a comprendere la politica degli Stati Uniti.

Si arrivò poi allo scontro diretto tra Leone e Trump in occasione della guerra scatenata da Usa e Israele contro l’Iran. Scontro su cui il pontefice ha voluto mettere una pietra sopra. E tuttavia il capitolo che l’enciclica Magnifica Humanitas dedica al tema della guerra è antitetico all’era del caos e della brutalità nei rapporti internazionali, inaugurata da Trump (e di cui sta profittando Netanyahu in Medio Oriente per la sua politica di dominio).

Con parole inequivocabili Leone condanna la “preoccupante riabilitazione della guerra come strumento di politica internazionale” e critica l’eccitazione che accompagna la preparazione delle guerre “attraverso narrazioni semplificanti, logiche amico-emico, disinformazione e paura”. Si sta costruendo, denuncia il pontefice, un mondo in stato di “belligeranza permanente”, intossicato da visioni manichee che dividono il mondo in buoni e cattivi, segnato da retoriche aggressive e mere logiche di potenza. “La forza del diritto internazionale – scandisce il Papa – viene così sostituita dal preteso ‘diritto del più forte’.”

A maggior ragione Leone insiste sull’importanza di regole e organismi internazionali e sulla necessità di un ritorno al multilateralismo. Colpisce nel linguaggio dell’enciclica l’estrema precisione dei concetti: “La stretta connessione tra interessi economici, apparati militari e decisioni politiche – scrive Leone – genera una ‘nazione armata’, in cui la guerra appare quasi come prosecuzione naturale della politica e il mercato delle armi diventa motore autonomo di scelte belliche”.

Non è un anarchico che parla, è il romano pontefice mentre chiarisce che le industrie degli armamenti e i Paesi produttori di armi traggono profitto dai conflitti ed è anche in questa logica economica che si alimentano le tensioni in varie parti del mondo. Tutto questo a Trump, nella sua visione imperiale di un mondo da suddividere tra pochi capibastone, non può piacere. E meno che mai il presidente Maga condivide la conclusione lapidaria del Papa sul pericolo di presentare la violenza come necessaria, favorendo così un clima in cui “l’umanità sta scivolando nella cultura violenta della potenza…” E dunque oggi più che mai, sancisce il pontefice, “è importante ribadire il superamento della teoria della ‘guerra giusta’, fermo restando il diritto alla legittima difesa, intesa nel suo senso più stretto”.

Ecco perché Trump sente il bisogno di sparare ogni tanto una frase-raffica contro Leone. In questa fase Washington e Santa Sede sono due mondi in collisione. Prevost peraltro – al di là della sua impronta fortemente religiosa – è una personalità dotata di un’acuta sensibilità politica. Di più, ha il temperamento di un uomo di governo. Non è un caso che tempo addietro abbia speso 45 minuti per un giro d’orizzonte con il premier canadese Mark Carney, che in ambito atlantico è un chiaro critico della politica di (pre)potenza trumpiana.

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