Il Cda Rai si spacca sulle direzioni di rete e di genere proposte dall’amministratore delegato Fabrizio Salini. Approvate solo in parte a maggioranza: Stefano Coletta alla direzione di Rai1 e all’Intrattenimento prime time, Franco Di Mare all’intrattenimento del daytime, Angelo Teodoli al Coordinamento generi, Luca Milano alla direzione Ragazzi. Non hanno trovato consenso, dunque la maggioranza, le nomine di Ludovico Di Meo a Rai2 e alla direzione Cinema e serie tv, Silvia Calandrelli a Rai3 e alla direzione Cultura educational, Eleonora Andreatta a Rai Fiction e Duilio Giammaria ai Documentari.

Le nomine sono comunque legittime ed esecutive non essendo vincolante il parere del Cda, a differenza di quelle legate all’informazione. Salini si sarebbe detto soddisfatto ma la spaccatura nata nel consiglio di amministrazione di ieri potrebbe avere importanti ripercussioni, non a caso la sua poltrona inizierebbe a traballare. Fratelli d’Italia si rafforza, il Pd è sul piede di guerra. L’esponente democratica Rita Bogggrioni si è sempre astenuta, così come ha fatto il presidente Foa. Quest’ultimo avrebbe lanciato una dura requisitoria contro l’amministratore delegato criticando tempi e modi delle nomine. Oltre a Salini, voti a favore dai consiglieri Coletti (M5s) e Rossi (Fdi), contrario De Blasio (Lega) mentre Riccardo Laganà, eletto dai dipendenti, ha chiesto e ottenuto il voto sui singoli nomi e non per l’intero pacchetto, votando sì a alcune nomine, quelle che poi hanno ottenuto il parere favorevole.

Salini si è consegnato mani e piedi a Lega e 5 Stelle“, denuncia la Borioni lanciando un messaggio chiaro e netto. Il partito di Zingaretti assicura battaglia con un monitoraggio ossessivo dei tg per denunciare gli spazi concessi ai grillini e i leghisti. I tg, appunto, vero motivo della ribellione democratica. Da tempo il Pd chiede nuove nomine e nuovi equilibri sul fronte informativo, il vero bottino ambito e da conquistare che però l’ad rinvia da settimane per aspettare le Elezioni Regionali del 26 gennaio. Le urne potrebbero rafforzare l’esecutivo Conte ma anche segnare in maniera importante la legislatura.

Uno stop era già arrivato nelle scorse settimane. Le nomine si erano arenate sul nome di Mario Orfeo, spinto dal centrosinistra al Tg3 ma frenato dal veto di Luigi Di Maio e del Movimento 5 Stelle. Il blitz improvviso sulle direzioni di rete e di genere è stato visto come un modo per frenare la furia della maggioranza, in particolare del Partito Democratico che ha ottenuto anche la poltrona di Rai1 con Stefano Coletta al posto di Teresa De Santis, in quota Lega. Una nomina arrivata a sole tre settimane dal Festival di Sanremo, cosa del tutto inusuale.

La presenza di Coletta non basta però ai vertici democratici che non vedono di buon occhio la decisione di Salini di rendere Rai2 totalmente sovranista. Dopo l’uscita di Freccero, dirigente di peso con simpatie grilline, la rete passa a Ludovico Di Meo, apprezzato da Giorgia Meloni. Il Tg2, per completare il quadro, è nelle mani di Gennaro Sangiuliano. Le uniche parole a sostegno di Salini arrivano dalla consigliera Coletti (M5S) che afferma: “L’ad ha agito correttamente, ha proposto nomine necessarie”. Il partito di Luigi Di Maio festeggia anche per aver incassato la direzione dell’intrattenimento daytime con Franco Di Mare, nomina non di poco peso. Ora la strada per Salini è tutta in salita.

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