Stamane sarebbe dovuto uscire dal carcere, aveva ottenuto i domiciliari per motivi di salute. Ma per Adolfo Greco, grosso imprenditore del latte, c’è stata un’amara sorpresa: la notifica di un nuovo arresto, proprio mentre preparava le sue cose per uscire e riabbracciare i suoi cari prima del ricovero in clinica. Le 107 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip di Napoli Leda Rossetti stavolta accusano Greco – detenuto dal 5 dicembre 2018 e sotto processo per alcune estorsione aggravate dal metodo mafioso in concorso con i clan di Castellammare di Stabia – di concorso esterno in associazione camorristica con i Casalesi. Avrebbe favorito il clan Zagaria mettendo al servizio dei nipoti del boss Michele Zagaria il suo know how imprenditoriale e le sue relazioni con i funzionari campani della Parmalat, di cui era concessionario in esclusiva sul territorio tra il golfo di Castellammare, la costiera sorrentina e Capri.

Il provvedimento, frutto di indagini del commissariato di polizia stabiese guidato da Vincenzo Gioia e del nucleo tributario della Guardia di Finanza di Napoli agli ordini del colonnello Domenico Napolitano, nasce dall’ascolto e dalla valorizzazione di intercettazioni ambientali disposte nell’ambito dell’inchiesta per la quale Greco era già in carcere. Secondo la ricostruzione della Dda di Napoli – pm Giuseppe Cimmarotta e Maurizio Giordano, procuratore capo Giovanni Melillo – Greco avrebbe aiutato i fratelli Nicola e Filippo Capaldo, nipoti del boss Michele Zagaria, soggetti “di alto livello… gente di serie A… non munnezzaglia (spazzatura, ndr)”, come dice Greco in un’ambientale, a ‘mantenere in vita’ la loro ditta Euromilk. Un’impresa indagata nei primi anni 2000 e confiscata dopo la condanna definitiva per camorra di Filippo Capaldo, alla quale la Parmalat aveva revocato la concessione per la distribuzione sul territorio casertano a causa dell’alta esposizione debitoria (circa due milioni di euro) e dopo che erano andate deserte le aste per ricollocarla sul mercato durante l’amministrazione giudiziaria. Che, secondo le parole dei Capaldo, “non gli aveva fatto perdere nulla”: il clan avrebbe continuato a controllare l’azienda per circa 10 anni.

I fratelli Capaldo, per i quali il giudice ha ordinato il carcere, avrebbero infatti continuato a coltivare quel business. E per non perderlo, secondo le indagini, hanno cercato Greco per un aiuto. L’imprenditore stabiese, un’autorità del settore, avrebbe accettato e si sarebbe prodigato per loro. Suggerendo di fondare una nuova coop (Santa Maria acrl), di infarcirla di ex dipendenti dell’azienda decotta, di intestarla a prestanomi, di trasformarla in srl ad operazione compiuta. E avrebbe accompagnato i due nipoti di Zagaria nel percorso di subentro nel contratto di concessione revocato ad Euromilk. Fornendo pure alla coop Santa Maria, di fatto la vecchia Euromilk ripulita ma sempre nella disponibilità dei nipoti di Zagaria, latte a prezzo di costo nei quattro mesi intercorsi tra il vecchio contratto annullato e quello nuovo.

Greco inoltre avrebbe mediato l’operazione con tre dirigenti territoriali di Parmalat, messi in contatto coi familiari di Zagaria, in incontri avvenuti presso i suoi uffici a Castellammare imbottiti di cimici degli inquirenti. Due di loro, Lorenzo Vanore e Antonio Santoro, sono finiti ai domiciliari, il terzo è indagato. Arresti domiciliari anche per due prestanome, Giuseppe Petito e Teresa Zazzaro a cui si contesta il trasferimento fraudolento di valori. Il tutto è avvenuto negli ultimi mesi del 2013. Ed è documentato da numerose intercettazioni dalle quali traspare la consapevolezza dello spessore criminale dei Capaldo-Zagaria, più volte evidenziato da Greco e noto anche ai funzionari locali della Parmalat che hanno prolungato il contratto ai successori di Euromilk. Parmalat non è coinvolta nelle indagini. Sono in corso accertamenti per stabilire quali informazioni arrivassero alla sede centrale di Collecchio dai loro referenti sul territorio campano.

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