Anche i dati dell’Onu contraddicono la ministra Calderone: “In Italia per i giovani prospettive di carriera scarse, trasferirsi è scelta razionale”
Nonostante la ministra del lavoro, Marina Elvira Calderone, sia convinta che il nostro Paese sia ricco di opportunità lavorative, in Italia per ogni adulto disoccupato ci sono altri quattro giovani nella stessa condizione. A dirlo è l’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) nel rapporto mondiale sulle tendenze dell’occupazione giovanile. Il report dell’agenzia specializzata delle Nazioni Unite mostra che, nonostante l’accesso all’impiego sia migliorato, resiste una penalizzazione per gli under 25. L’Italia continua a registrare risultati inferiori rispetto a quelli della media degli altri Paesi dell’Unione Europea.
Il capitolo del report dedicato al nostro Paese è intitolato “Dalla ripresa dell’occupazione alla sfida del lavoro dignitoso”. Quasi come fosse una diretta risposta a quanto detto dalla ministra, in merito alla fuga di decine di migliaia di giovani che ogni anno vanno a lavorare all’estero, nel rapporto si legge che “di fronte a opportunità, salari e prospettive di carriera insufficienti, trasferirsi può essere una scelta razionale. Per l’Italia significa però perdere capitale umano necessario per innovazione, produttività e sviluppo”.
Tra il 2014 e il 2023 sono emigrati 367mila italiani tra i 25 e i 34 anni. Tra questi, il 39,7% era laureat0, quasi 146mila. I rientri dei giovani laureati sono stati poco più di 49mila durante lo stesso periodo, determinando una perdita netta di circa 97mila giovani qualificati. Ilo sottolinea che tra i lavoratori con età compresa tra i 15 e i 29 anni sono diffuse instabilità e sottoccupazione che incidono su salario, reddito, esperienza professionale, protezione sociale e progressione nella carriera. Nel 2025 il 31,3% dei dipendenti 15-29enni aveva un contratto a termine. Mentre il 61,4% dei giovani aveva un contratto a tempo parziale, perché non aveva trovato un impiego a tempo pieno.
Inoltre, “i ritorni dell’investimento in capitale umano restano problematici”, rimarca l’Ilo. “L’istruzione aumenta le probabilità di occupazione, ma le competenze non sempre trovano un utilizzo adeguato. Nel 2025, la sovraqualificazione interessava un giovane (20-34 anni) su quattro (24,3%) tra i laureati e un giovane su tre (33%) tra i diplomati”. Secondo il rapporto per utilizzare appieno le competenze disponibili è “necessario che il sistema produttivo generi lavoro a più alto valore aggiunto”. “L’istruzione, pur fondamentale, non può compensare da sola la debole domanda di lavoro qualificato in alcuni territori: tra i 20-34enni non più in istruzione o formazione, nel 2024 il tasso di occupazione era dell’81,4% al Nord e del 54% al Sud. Un ampio divario permane anche tra i laureati”, continua la scheda.
Forti disparità riguardano poi le giovani donne. Tra i 20-34enni non più in istruzione o formazione, il 77,4% degli uomini è occupato contro 61,9% delle donne, con un divario occupazionale di 15,5 punti percentuali. La situazione migliora tra le laureate, il gap scende infatti a circa 4,1 punti tra i giovani con istruzione terziaria. Parziali buone notizie, invece, sul fronte dei Neet, i giovani (15-29 anni) che non studiano, non lavorano e non seguono alcun corso di formazione professionale: “L’incidenza dei Neet è quasi dimezzata nel giro di un decennio, passando dal 25,7% nel 2015 al 13,3% nel 2025: la maggiore riduzione tra tutti i Paesi dell’Ue”. Restiamo in ogni caso il Paese con il quarto tasso di Neet più alto dell’Unione europea – dietro soltanto a Romania, Bulgaria e Grecia -, in ogni caso sotto la media Ue dell’11%.