La riforma dell’Irpef e delle pensioni. In attesa del confronto interno alla maggioranza annunciato per fine mese, quando dovrà essere definito il cronoprogramma dell’esecutivo per rilanciarne l’azione, il premier Giuseppe Conte ha indicato due punti essenziali, su cui il governo è già al lavoro. Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, incontrerà venerdì le parti sociali per definire il taglio del cuneo fiscale, ovvero il primo alleggerimento fiscale per i lavoratori dipendenti in attesa appunto del passo successivo: la ridefinizione dell’imposta sul reddito. “Sono convinta che ci incontreremo con il ministro prima di venerdì, per condividere all’interno della maggioranza una linea unitaria sul cuneo fiscale. Noi abbiamo una nostra proposta e idee ben chiare su quello che va fatto, anche sulla riforma dell’Irpef, ne ho parlato poco fa con i componenti M5s delle commissioni Bilancio di Camera e Senato”, ha detto la viceministro all’Economia, Laura Castelli, interpellata dall’Ansa. Sul lato pensioni, invece, la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, ha convocato per lunedì 27 gennaio Cgil, Cisl e Uil per riprendere il confronto sui temi previdenziali. Due tavoli sollecitati nel fine settimana dagli stessi sindacati che hanno indicato in fisco e pensioni le due priorità, chiedendo riforme “vere, ampie, complete“, un no a misure spot ed alla politica del fare e disfare.

Quota 100 è una misura che abbiamo confermato, ma in vista della scadenza torneremo a confrontarci per assumere le decisioni più opportune”, ha spiegato il premier Conte nella sua intervista al Corriere della Sera. Spiegando anche quale potrebbe essere la strada: “La mia preferenza l’ho già chiaramente espressa: mi piacerebbe lavorare alla distinzione tra lavori usuranti e lavori non usuranti per poi operare, sulla base di questa distinzione, una revisione dell’intero sistema pensionistico”.

Di un sistema “equo e flessibile” parla invece più genericamente la ministra del Lavoro. “Costituirò una commissione di esperti che si occuperà di superare la riforma pensionistica della Fornero”, ha spiegato su Radio1. “Dobbiamo ascoltare la proposta” dei sindacati “al tavolo”, ha proseguito. Dare all’Italia un nuovo sistema pensionistico “è una delle priorità massime” del Governo, si legge poi in un post su Facebook. “L’obiettivo è superare la legge Fornero – ribadisce Catalfo – come lo decideremo sulla base dei dati e di uno studio concreto e reale. Con la legge di Bilancio abbiamo istituito due commissioni, una sui lavori gravosi ed una sulla separazione tra previdenza ed assistenza, che insieme a quella di esperti a livello nazionale – che nominerò entro fine mese – accompagneranno questo processo. Dare all’Italia un sistema pensionistico più equo e flessibile è una delle nostre priorità massime”, conclude la ministra.

Sulle pensioni quindi il cantiere è aperto. Il problema da affrontare, come ha chiarito Conte, è cosa fare quando quota 100 andrà a scadenza, ovvero nel 2021. Nei giorni scorsi qualcuno ha ventilato l’ipotesi di una sorta di ‘quota 102’, ovvero il progetto di mandare a riposo i lavoratori con un minimo di 64 anni e 38 anni di contributi. Dal governo è arrivata una secca smentita, così come dai sindacati.. “L’ipotesi non risponde all’esigenza di flessibilità diffusa per accedere alla pensione e aggrava i problemi non risolti da Quota 100″, aveva spiegato il segretario confederale Uil, Domenico Proietti, usando lo stesso concetto oggi ribadito dalla ministra Catalfo.

Cgil, Cisl e Uil auspicavano anche la convocazione del ministro Gualtieri sul decreto per attuare il taglio del cuneo fiscale e più in generale per avviare la discussione sulla riforma del fisco. Un invito accolto dal titolare del Mef che ha fissato l’incontro per venerdì. Per i sindacati i 3 miliardi di riduzione del cuneo tra costo del lavoro e netto in busta paga sono “un primo risultato” ottenuto con la manovra, che però ora va concretizzato definendo le misure ed il perimetro della platea.

Il taglio partirà da luglio e sarà erogato intanto per un semestre: secondo le anticipazioni, lo schema del decreto attuativo del Mef dovrebbe portare nelle tasche dei lavoratori dai 40 euro agli 80 euro, che equivalgono a un massimo di circa 500 euro nel secondo semestre dell’anno, per arrivare – poi a regime nel 2021 – a un massimo di mille euro in più all’anno. L’ipotesi prevalente è che questi soldi vengano corrisposti mese per mese. I nuovi sgravi dovrebbero riguardare chi guadagna fino a 35 mila euro, inglobando altri 4,5 milioni di lavoratori esclusi dagli 80 euro del Bonus Renzi, che il decreto dovrebbe trasformare in detrazione fiscale. Una volta superato lo scoglio del decreto attuativo sul taglio del cuneo fiscale, al ministero dell’Economia, sempre attraverso il confronto con le parti sociali, partirà la discussione per realizzare “un’ampia riforma dell’Irpef”, così come l’ha descritta il premier Conte nell’intervista al Corriere.

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