Il suo nome è tra gli indagati in uno dei filoni sull’ex paladino dell’Antimafia, Antonello Montante. Il suo volto nei fascicoli sui massoni che proteggono la latitanza di Matteo Messina Denaro. E da alcune settimane presiede il ‘Consorzio agrigentino per la legalità e lo sviluppo’. È Maria Grazia Brandara, attuale sindaco di Naro (Agrigento) ed ex commissaria dell’Irsap, la piccola cassaforte della Regione Siciliana. Ma soprattutto attuale presidente del’Industria Acque Siracusane (Ias) società partecipata dell’Irsap, enclave del polo petrolchimico di Priolo. Per i giudici rientra tra i ‘fedelissimi’ dell’imprenditore condannato a 14 anni di carcere, tanto che per il presidente dell’Antimafia siciliana Claudio Fava ha presentato un’interpellanza con risposta scritta al governo regionale per chiederne la rimozione. “La permanenza di Maria Grazia Brandara alla Presidenza della società Ias – ha scritto – è un fatto politicamente inaccettabile, visto il suo pesante coinvolgimento nell’indagine sul ‘Sistema Montante”. Il nome dellla Brandara emerge anche da un’informativa sui favoreggiatori del latitante originario di Castelvetrano.

L’episodio riscontrato dai pm che danno la caccia a Messina Denaro, risale al 2014, quando pm e parlamentari Antimafia indagavano sui rapporti tra alcuni appartenenti alle logge massoniche e la criminalità organizzata. A parlare del tema era l’ex collaboratore di giustizia Giuseppe Tuzzolino, poi finito fuori dal programma di protezione: è stato infatti arrestato e condannato per calunnia. All’epoca però – fine 2013 – dopo numerosi interrogatori con i magistrati di Agrigento e Palermo, aveva ottenuto la protezione giudiziaria anche “perchè inserito in una loggia massonica segreta che gli ha consentito di godere della fiducia e dell’appoggio di esponenti di Cosa Nostra”, scrisse l’allora procuratore Francesco Messineo. Così interrogato dall’aggiunto Maria Teresa Principato aveva iniziato a ricostruire il ruolo di massoni “deviati”.

“Si riuniscono due volte l’anno – disse Tuzzolino al pm Principato – e la prossima sarà per l’Agape bianca, un momento rituale molto sentito, che dovrebbe svolgersi il 19 dicembre 2014 all’hotel San Paolo di Palermo”. E in effetti quella sera gli investigatori trovarono il gotha della massoneria siciliana, radunato nella struttura alberghiera sequestrata negli anni Novanta ai fratelli Graviano, in cui si svolgono tutte le cerimonie simbolo dell’Agenzia dei Beni Confiscati. Per l’occasione nella zona di Brancaccio arrivarono da tutte le province, anche a bordo dei pullman parcheggiati a fianco alle auto di grossa cilindrata. A fare da cerimoniere, un professionista di Castelvetrano che nell’aprile dello scorso anno è finito in manette nell’ambito dell’indagine Artemisia, su una loggia coperta operativa nella città d’origine del capomafia. E tra le facce immortalate dagli inquirenti e finite nell’informativa Antimafia, c’era anche Maria Grazia Brandara, che all’epoca non era ancora tra le persone indagate dai pm di Caltanissetta nell’inchiesta su Montante.

“Vale la pena di chiedersi, una volta di più, che ruolo abbia giocato e continui a giocare la massoneria negli assetti di potere deviato in Sicilia”, commenta Claudio Fava che da presidente dell’Antimafia siciliana ha condotto un’indagine sul sistema Montante. Fatti per cui la Brandara è indagata dal maggio 2018 (assieme all’ex presidente della Regione, Rosario Crocetta e ad altri dirigenti regionali) per ‘finanziamento illecito ai partiti”. Recentemente inoltre è stata rinviata a giudizio dal gip di Barcellona Pozzo di Gotto per inquinamento ambientale riferito all’epoca (2015-2017) in cui gestiva l’Irsap. “In questi anni è emerso in modo evidente che la Brandara – si legge nell’interpellanza di Fava – è stata il braccio operativo di Montante in un settore delicatissimo come quello della depurazione delle acque”. La sua nomina risale novembre 2016 e nonostante sia scaduta lo scorso 31 dicembre 2019, resterà operativa almeno fino a quest’estate.

L’ente è controllato al 65% dal consorzio Asi di Siracusa e l’Irsap ha il potere di nominare tre consiglieri d’amministrazione su cinque. “Molti di loro non sanno che cos’è l’Ias e di come si ribaltano i costi di gestione siti privati, perché’ su Ias non c’è nemmeno la giurisdizione della Corte dei Conti, perchè un danno erariale non sarebbe manco ipotizzabile”, diceva intercettata Maria Rosaria Battiato, ex presidente dell’ente. Ma soprattutto moglie di Giuseppe D’Agata, ex capo della Dia di Palermo, all’epoca applicato ai servizi segreti dell’Aisi, adesso sotto processo per aver rivelato notizie riservate proprio all’ex presidente di Confindustria Sicilia. “Fu Montante a segnalarmi il suo nome”, raccontò Alfonso Cicero, presidente di Irsap fino al settembre 2015, quando venne indotto alle dimissioni per le sue accuse contro l’imprenditore nisseno.

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