Dopo i messaggi e le proposte usciti da una piazza San Giovanni con 100mila persone dichiarate dagli organizzatori, a un mese e 113 manifestazioni dal primo raduno spontaneo di Bologna, per le Sardine è il momento di sedersi e pianificare. Così, nella mattinata di domenica, si è tenuta la prima riunione nazionale del movimento, alla quale hanno preso parte 150 promotori delle iniziative di piazza che sono state realizzate in questi primi 30 giorni. Mentre in serata arriva su Facebook l’annuncio di una serie di iniziative e di impegni sul territorio in vista delle elezioni in Calabria ed Emilia-Romagna.

E proprio da San Giovanni, dove sabato si è tenuta l’ultima manifestazione, prende il via la nuova fase delle Sardine: l’incontro, a porte chiuse, si è tenuto nello Spin Time Labs, in via di Santa Croce in Gerusalemme, lo stesso al quale l’elemosiniere del Papa Konrad Krajewski riallacciò la corrente elettrica dopo che, per svariati giorni, le famiglie occupanti erano rimaste senza. All’ingresso della struttura, adesso, un grande striscione: “Viva le sardine, abbasso gli sgombri”.

Una riunione prettamente organizzativa, assicurano però i giovani rimasti a controllare le entrate dello Spin Time Labs, visto che, precisano, molti dei presenti si sono sentiti esclusivamente via social. Un incontro per conoscersi meglio, quindi, mettere insieme le idee, portare sul tavolo le proposte nate dalle varie piazze e pensare una strategia comune per il proseguo dell’iniziativa. Nessun progetto elettorale, dicono: è esclusa la partecipazione di una lista legata alle Sardine alle prossime Regionali.

Il primo obiettivo, ha dichiarato Mattia Santori, uno dei fondatori, all’uscita dal meeting, è quello di “tornare il prima possibile nelle piazze. Questo è l’obiettivo di questa riunione in cui ci siamo conosciuti”. Ma intervistato a In mezz’ora in più, poco dopo, il fondatore delle Sardine si lascia andare dichiarando un primo obiettivo in termini di consensi: “Non credo molto ai sondaggi, che è il motivo per cui siamo scesi in piazza a Bologna – ha detto – Ma il nostro obiettivo è superiore a un italiano su quattro“.

Sul profilo del movimento compare il messaggio dei 150 partecipanti che ribadisce la posizione del fondatore: “Per riassumere in una parola cosa è successo nel primo “congresso” delle Sardine basta una parola. Che passa dall’ascolto, dall’empatia, dalla non violenza, dall’accettazione delle diversità. E da un obiettivo comune, tornare sui territori subito. Continuare a presentare un’alternativa alla bestia del sovranismo e alle facili promesse del pensiero semplice. Continueremo a difendere la complessità. E lo faremo in maniera semplice, gratuita, creativa. L’obiettivo delle persone che vedete in questa foto non è decidere o comandare. Ma coinvolgere. Se lo vorrete ci rivedremo presto. Basterà accettare ancora una volta l’invito. Basterà uscire dal mondo digitale. Basterà decidere chi volete ascoltare”.

Le proposte dalle quali partire erano venute fuori già sabato nella piazza romana simbolo, una volta, dei grandi raduni della sinistra. La prima, una di quelle che ha convinto i giovani bolognesi a scendere in piazza il 14 novembre, è sempre sul tavolo: “Basta con la violenza verbale. Pretendiamo che chi è stato eletto vada nelle sedi politiche invece di fare campagna elettorale permanente”. Una violenza, quella raccontata dalle sardine, che da un punto di vista dei provvedimenti politici si configura soprattutto nei due decreti Sicurezza voluti dal governo gialloverde e, in particolar modo, dalla Lega. Anche per questo, il Carroccio ha accusato i fondatori di aver creato un movimento “solo contro qualcuno”. E poi: “Chi fa il ministro comunichi esclusivamente nelle sedi istituzionali”.

Riguardo ai decreti Sicurezza ha risposto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte: “La richiesta delle Sardine sui decreti sicurezza le abbiamo già ascoltate. Tra i punti del programma di governo c’era l’impegno a raccogliere le raccomandazioni del presidente Mattarella per ritornare a quella che era la versione originale del secondo decreto, per come era uscita dal Consiglio dei ministri”.

È stato Santori a elencare le restanti proposte in piazza San Giovanni, le stesse che, domenica, i 150 promotori hanno discusso per trasformarle in qualcosa di più omogeneo: “Pretendiamo trasparenza nell’uso che la politica fa dei social network, sia economica che comunicativa. Pretendiamo che il mondo dell’informazione traduca lo sforzo che facciamo in messaggi fedeli ai fatti. Pretendiamo che la violenza venga esclusa dai toni e dai contenuti della politica in ogni sua forma. È il momento che la violenza verbale venga equiparata alla violenza fisica. Chiediamo di ripensare il decreto Sicurezza. C’è bisogno di leggi che non mettano al centro la paura, ma il desiderio di costruire una società inclusiva. Ci auguriamo che la politica possa migliorarsi, la politica è partecipazione”.

In serata un comunicato che annuncia la volontà di “tornare sui territori” da gennaio. “Sarà dedicata particolare attenzione alle prossime elezioni in Calabria e, soprattutto, in Emilia Romagna“. Sulla pagina Facebook si parla di “attenzione alle periferie, a piccole città e province. Uno degli obiettivi fino a fine gennaio sarà raggiungere il più possibile territori che, spesso perché in difficoltà, si sono rivelati più vulnerabili ai toni populisti”: in Emilia-Romagna ci saranno iniziative “nella “bassa”, nelle zone collinari e montane“. Una serie di iniziative dalla Sicilia alla Francia.

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