“Pretendiamo che chi è stato eletto vada nelle sedi politiche invece di fare campagna elettorale permanente“. Poi basta “con la violenza verbale”. E ancora: “Chi fa il ministro comunichi nelle sedi istituzionali”. Ma soprattutto: “Si abroghino i decreti Sicurezza”. Sono queste alcune delle proposte ai politici lette dalle sardine dal palco di piazza San Giovanni a Roma. Esattamente un mese dopo la piazza spontanea di Bologna, nata in risposta al comizio di Matteo Salvini e contro i sovranisti, e dopo che in 30 giorni sono state organizzate altre 113 manifestazioni, il movimento si è riunito nella Capitale e ha ottenuto un altro pienone: oltre 100mila le presenze secondo gli organizzatori (35mila a inizio giornata per la questura). Se quella di Roma doveva essere una prova, le sardine l’hanno superata e hanno retto il confronto con la manifestazione del centrodestra di ottobre scorso: come ripetono i fondatori è presto per fare previsioni e parlare del futuro, ma intanto il progetto nato per le Regionali dell’Emilia-Romagna, riesce a tenere il ritmo anche a livello nazionale. Resta da vedere fino a quando e con quali strumenti. La strategia oggi è stata quella di rilanciare con sei proposte concrete, così da mettere a tacere chi (il Carroccio) li accusa di essere un movimento “solo contro qualcuno”. Nell’elenco si “pretendono” atti concreti che vanno dalla “presenza” nei luoghi istituzionali alla “trasparenza” economica e non solo nell’uso dei social network.

Per un movimento così giovane e nato in modo così veloce, la più grande difficoltà è quella di evitare le strumentalizzazioni. Per questo non è un caso che ad aprire la manifestazione sia stata la presidente dell’Anpi Carla Nespolo, dopo che nei giorni scorsi si era aperta la polemica per la possibilità (non realizzata) che partecipasse anche Casapound: una provocazione che ha creato molti imbarazzi per una piazza nata come antifascista. “Da voi arriva una ventata di speranza, noi partigiani siamo con voi“, ha detto la Nespolo. A quel punto la folla ha risposto intonando “Bella ciao“. E a seguire è partito il coro “ora e sempre resistenza”, ma anche l’inno d’Italia e “Com’è profondo il mare” di Lucio Dalla. Sul palco si sono alternate voci diverse della società civile. Tra gli ospiti intervenuti: il medico di Lampedusa e ora eurodeputato Pd Pietro Bartolo e Giorgia Linardi, portavoce della ong Seawatch. Poi salgono sul palco alcuni ragazzi che leggono la Costituzione e una giovane transessuale che racconta la sua storia.

Al termine della giornata il fondatore e volto di riferimento Mattia Santori si è detto molto soddisfatto del risultato: “Riempire una piazza così è molto bello, direi che l’obiettivo di oggi è stato raggiunto”. Come precisato da uno degli organizzatori romani, “è stata una piazza colorata, solidale, aperta. La partecipazione dei giovani è stata straordinaria. Migliaia di studenti, universitari, giovani lavoratori a dimostrazione che tra le nuove generazioni c’è voglia di cambiare le cose, c’è passione per la cosa pubblica e la politica”. Anche se il gruppo sa bene che il problema è capire come gestire queste piazze in futuro: “Domani inizia una nuova fase. Ci sarà un momento in cui ci siederemo e ci guarderemo negli occhi, per confrontarci su ciò che è stato e su ciò che sarà”.

Le sei proposte delle sardine ai politici Se nei giorni scorsi era circolato il manifesto delle 6mila sardine “Cari populisti”, oggi il fondatore Santori dal palco ha annunciato le sei proposte che intendono proporre ai politici: “Uno. Pretendiamo che chi è stato eletto vada nelle sedi politiche invece di fare campagna elettorale permanentemente. Due. Pretendiamo che chiunque ricopre la carica di ministro comunichi solamente nei canali istituzionali. Tre. Pretendiamo trasparenza nell’uso che la politica fa dei social network, sia economica che comunicativa. Quattro. Pretendiamo che il mondo dell’informazione traduca lo sforzo” che facciamo “in messaggi fedeli ai fatti. Cinque. Pretendiamo che la violenza venga esclusa dai toni e dai contenuti della politica in ogni sua forma. E’ il momento che la violenza verbale venga equiparata alla violenza fisica. Sei. Chiediamo di ripensare il decreto Sicurezza: c’è bisogno di leggi che non mettano al centro la paura, ma il desiderio di costruire una società inclusiva. Ci auguriamo che la politica possa migliorarsi, la politica è partecipazione. Oggi state facendo politica”. Il messaggio è quello di chiedere agli eletti una maggiore presenza e responsabilità, evitando di trasformare la politica in “materiale da discussione sui social network”. Una richiesta di “serietà” che in generale ha accomunato tutte le piazze delle sardine nell’ultimo mese e che ora gli organizzatori hanno scritto nero su bianco nell’elenco delle sei proposte.

Santori non si è rivolto solo ai politici, ma ha anche parlato alla piazza: “Come a Bologna e nelle altre città, qui non si passa“, ha detto. “Le piazze hanno preso la forma dell’antifascismo e della lotta alla discriminazione. Con mezzi ignoti al sovranismo bieco, la gratuità, l’arte, il racconto della diversità. Le sardine non sono mai veramente esistite, in quelle piazze c’erano solo delle persone capaci di distinguere la politica dal marketing”. Quindi ha fatto una battuta, “facendo il verso” a chi li accusa di essere finanziati dal Partito democratico: “Siamo fortissimi. Non c’è nessuna organizzazione, nonostante tutti i soldi che ci ha dato Prodi la gente è venuta qui di tasca sua. Esattamente un mese fa la piazza di Bologna lanciava un segnale ben preciso: qui non si passa”. E, chiudendo, Santori ha anche ribadito che “non vogliono sostituirsi a nessuno”: “Ci continuano a chiedere se vogliamo diventare un partito. Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Le sardine non sono mai esistite, in queste piazze ci sono persone scomode, perché chi ragiona non abbocca. Non vogliamo sostituirci a nessun movimento di lotta dal basso, siamo solo un aggregatore di idee“.

La presidente Anpi: “I partigiani vi mandano il loro saluto e ringraziamento” – L’apertura della manifestazione è stata affidata a Carla Nespolo, presidente dell’Anpi, che ha preso la parola per portare il suo “solidale saluto” alla piazza. “Speranza è la parola che ci unisce. Lotta e speranza, futuro e presente da migliorare. E’ venuta da voi una grande ventata di speranza e impegno democratico. Odio gli indifferenti, e io lo voglio dire forte: l’Anpi è con voi, i partigiani e le partigiane sono con voi”. E ancora: “Abbiamo il privilegio di poterli ancora ascoltare, non sono qui ma vi mandano tutti assieme il loro saluto e il loro ringraziamento”. Credo che a questo punto sia d’obbligo una canzone”, ha detto uno degli organizzatori delle sardine dal palco, prima che le note di “Bella Ciao”, intonate dai simpatizzanti, risuonassero nella piazza della manifestanti, seguite dal coro “ora e sempre resistenza”.

L’eurodeputato Bartolo e Linardi (Seawatch) perché “la buona politica si occupi di emigrazione” – Subito dopo Nespolo è stato il turno di Pietro Bartolo, eurodeputato Pd e medico di Lampedusa: “Siete un popolo straordinario, la sardina è un pesce povero, ma fa bene, per questo mi sono unito a voi”, ha detto. “Oggi mi sento una sardina come voi, contro chi vuole seminare odio e paura noi dobbiamo restare umani, io credo nella buona politica, che è un servizio e non quelle bugie che ci raccontano sui migranti, che sono donne, bambini, che vengono a cercare umanità e noi dobbiamo accoglierli perché non c’è alcuna invasione e insieme si può stare”. E ha concluso: “Il mare è crudele ma è più crudele il mare di indifferenza e per questo la politica deve dare risposte. Noi siamo sardine e dobbiamo resistere, non permettere che venga calpestata la Costituzione e la nostra Europa. La buona politica deve occuparsi dell’emigrazione, non dell’immigrazione, dare le giuste risposte per un futuro migliore. Insieme ci riusciremo, io sono con voi”.

Dopo Bartolo è salita sul palco Giorgia Linardi, portavoce della ong Seawatch: “Il decreto sicurezza è una legge che andrebbe abrogata domani, minaccia la nostra dignità di persone e di Paese”, ha detto. “Come è stato possibile tutto quel mare d’odio contro Carola Rackete, contro la nostra capitana, ancora non me lo spiego”, ha aggiunto. “Ci associamo fortemente alle sardine nella necessità di abbassare i toni. Dobbiamo ripensare il linguaggio e non avere paura. Non c’è da avere paura. Il sovranismo non funziona. E se riusciremo a tornare in mare sarete tutti a bordo con noi”.

Chi c’era – In piazza si sono radunati gruppi provenienti da tutta Italia, ma anche da diverse esperienze di militanza politica e civile. Decine i cartelli e gli striscioni. “Roma non abbocca”, “Finalmente ‘na gioia”, alcuni dei messaggi impressi sui cartoncini. Tra la folla spiccavano le sardine anticapitaliste con il manifesto “Sardine di tutti i mari unitevi”. Da segnalare alcuni militanti con i fazzoletti tricolore dell’Associazione nazionale partigiani (Anpi). Non sono mancati i volti noti: c’era ad esempio l’ex leader di Sel Nichi Vendola e l’esponente di Leu Nicola Fratoianni, ma anche l’ex segretaria della Cgil Susanna Camusso, lo scrittore Erri De Luca, la cantante Paola Turci, le attrici Isabella Ferrari e Kasia Smutniak. Da segnalare poi diversi esponenti del Pd di Roma, che però hanno partecipato senza bandiere: dalla consigliera regionale Marta Leonori alla presidente del municipio del centro storico Sabrina Alfonsi. In piazza anche le cosiddette “sardine nere”: “Abbiamo scelto di chiamarci così perché siamo nati, viviamo qui, ma non veniamo riconosciuti”, ha detto uno degli esponenti salendo sul palco. “Siamo stufi di ricevere insulti per strada, di essere sempre fermati dalla polizia. Sentiamo il dovere di portare i nostri contenuti, contro la guerra, come dice la nostra Costituzione. Non accettiamo più l’odio che domina la politica, per questo dobbiamo iniziare a indignarci”.

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