È la partita dell’anno in Spagna, anche per questo ribattezzata El Clásico, ma quest’anno il confronto tra Barcellona e Real Madrid, dopo che i giudici si sono pronunciati circa le condanne dei 12 politici catalani coinvolti nell’organizzazione del referendum del primo ottobre 2017, rischia di diventare ostaggio dello Tsunami Democràtic. “Con prigionieri, esiliati, senza autodeterminazione né pieni diritti fondamentali, non ci può essere normalità. Il 18 ‘el clásico’ lo giocheremo tutti”, hanno comunicato i manifestanti. Così, hanno già raccolto l’adesione di migliaia di persone per protestare intorno al Camp Nou proprio nel giorno della partita.

L’incontro doveva disputarsi il 26 ottobre, ma per motivi di sicurezza si è preferito posticiparlo individuando come data prescelta (non senza molte difficoltà e non senza l’opposizione della Liga, che avrebbe voluto che la partita si svolgesse nel fine settimana, alle 13:30, per poter vendere i diritti televisivi al mercato asiatico) quella del 18 dicembre alle 20. Data per la quale lo Tsunami ha già radunato più di 10mila persone, informando i suoi follower e gli iscritti al suo canale Telegram del numero di adesioni arrivate sull’app che torna a essere protagonista delle proteste: anche in occasione della convocazione del 18 dicembre, infatti, sarà possibile segnalare problemi e necessità in tempo reale direttamente dal proprio cellulare. C’è bisogno di più gente? Ci sono dei poliziotti? C’è necessità di un medico? Per tutte queste (e anche altre) situazioni c’è un bottone e la possibilità di scrivere dei messaggi per indicare meglio cosa sta succedendo e di cosa si ha bisogno.

Sempre nell’applicazione, poi, al momento di cliccare sul tasto che conferma la propria partecipazione alla protesta si accettano una serie di condizioni che ricordano la vocazione non violenta delle manifestazioni dello Tsunami. Tra le tre condizioni che ci si impegna a rispettare prendendo parte all’azione c’è anche quella di mantenere un comportamento pacifico. Anche se, per la maggior parte dei media spagnoli, questo non è sempre avvenuto: la stampa di Madrid si schiera contro la convocazione della protesta e presenta la mobilitazione dello Tsunami come una minaccia.

L’allarmismo che sta dilagando, secondo i media catalani, è basato su nient’altro che l’ignoranza o su informazioni senza fondamento. Un esempio può essere, secondo il sito di Vilaweb.cat, la presentazione dei possibili rischi durante la partita che è stata fatta nella sezione sportiva del canale La Sexta. Le immagini presentate da Josep Pedrerol suggeriscono violenza e rimandano ai cassonetti in fiamme, alle barricate e ai dissidenti incappucciati che però non hanno nulla a che fare con le proteste organizzate finora dallo Tsunami.
Nel medesimo programma si è poi parlato di una supposta allerta dei Mossos d’Esquadra, contrari allo svolgimento della partita perché non potrebbero, secondo il giornalista, garantirne la sicurezza. Tale versione è stata smentita da fonti interne ai Mossos, interpellate dalla redazione di VilaWeb.

Tra le varie speculazioni spuntano anche possibili blocchi dell’aeroporto per evitare che i giocatori del Madrid arrivino allo stadio e ipotesi di assalto all’autobus dei Blancos nel corso del trasferimento dei calciatori dall’aeroporto all’albergo e poi allo stadio. Ma di tutto ciò sui social dello Tsunami o sul canale Telegram non appare proprio nulla.

Compaiono invece post e informazioni di autobus e carovane che si stanno organizzando per arrivare a Barcellona a rispondere all’appello della protesta: coloro che risponderanno alla chiamata “prenderanno d’assedio” le strade attorno al Camp Nou a seconda della zona geografica di provenienza. La mappa pubblicata sui social per spiegare come posizionarsi parla chiaro: la Catalogna è stata suddivisa in quattro macro-gruppi, nessuno escluso, tutti coinvolti, perché “in una situazione di straordinarietà occorre comportarsi in maniera eccezionale”.

Il motto (anche) di questa protesta continua a essere l’hashtag #SpainSitAndTalk, “Spagna, siediti e parliamo”, rimarcando la necessità di un tavolo di negoziazione con il governo centrale per uscire dalla situazione di emergenza che caratterizza da ormai troppo tempo la regione catalana. “Viviamo in una situazione di anormalità politica e Tsunami Democràtic punta tutto sul rendere questa situazione ancor più evidente durante el clásico – si legge Il mondo sportivo e due club di questa grandezza non possono ignorare le problematiche sociali che affliggono la società a cui appartengono. La richiesta è semplice: il coinvolgimento del mondo dello sport nella risoluzione del conflitto”.

Il Fatto Internazionale - Le notizie internazionali dalle principali capitali e il dossier di Mediapart

ISCRIVITI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Austria, scoprirono 6.500 resti umani vicino al campo di concentramento di Gusen: “Sono di persone deportate”

next
Articolo Successivo

Argentina, i peronisti tornati al governo ereditano un’economia a pezzi. E al Fmi chiedono pazienza

next