di Paolo Oddi*

Quando parliamo di immigrazione oggi, le questioni più urgenti non riguardano gli sbarchi e la sicurezza ma, da un lato, la regolarizzazione dei migranti integrati già presenti nel nostro paese e, dall’altro, la riforma dell’attuale normativa, il testo unico sull’immigrazione, in tema di ingresso per motivi di lavoro.

E’ risaputo che il malfunzionamento delle attuali politiche di ingresso attraverso il cosiddetto decreto dei flussi dipende dal rigido meccanismo legislativo e dalla sua pessima deriva burocratica, che dilatano moltissimo i tempi intercorrenti tra la chiamata nominativa da parte del datore e l’effettivo ingresso del lavoratore, così svuotandolo di senso. Il paradosso è stato raggiunto quando si è arrivati a “utilizzare” il decreto flussi come uno strumento di regolarizzazione degli stranieri già impiegati irregolarmente dai datori, costringendo entrambi a una rischiosa finzione in assenza di alternative praticabili.

Ma soprattutto il problema è che negli ultimi anni sono stati quasi azzerati gli ingressi per lavoro, subordinato e autonomo. Nel frattempo è aumentato il numero degli irregolari. Ai richiedenti asilo la cui domanda è stata respinta dalle Commissioni territoriali, o in sede di ricorso, si sono andati a sommare coloro che sono entrati per turismo e che sono rimasti alla scadenza del periodo consentito e coloro che hanno perso la regolarità del soggiorno a causa degli irrigidimenti normativi dal 2002 a oggi (Bossi-Fini e pacchetti sicurezza).

Per queste ragioni Parlamento e governo dovrebbero ascoltare la forte richiesta proveniente dalle associazioni riunite nella campagna “Ero straniero – L’umanità che fa bene” che nel 2017 hanno raccolto 90mila firme per una proposta di legge di iniziativa popolare di riforma della normativa sull’immigrazione.

I promotori di “Ero straniero”, lo scorso 12 novembre 2019, hanno evidenziato che con un provvedimento straordinario di emersione dal nero e di regolarizzazione dei lavoratori migranti irregolari (sanatoria) nelle casse dello Stato, di solo gettito fiscale, entrerebbe un miliardo. Se si aggiungono i contributi previdenziali, le entrate una tantum per i costi amministrativi ed eventuali contributi forfettari per l’emersione si arriverebbe a oltre tre miliardi. Quindi un provvedimento di regolarizzazione non solo sarebbe giusto perché riconosce diritti ai lavoratori e ai datori, ma è anche conveniente.

La proposta di legge di “Ero straniero” ha cominciato il suo iter alla Camera dei deputati lo scorso 19 giugno. Si segnalano qui le principali novità in tema lavoro che verrebbero introdotte se approvata:

1) l’introduzione di un permesso di soggiorno temporaneo per la ricerca di occupazione attraverso l’intermediazione tra datori di lavoro italiani e lavoratori stranieri non comunitari;

2) la reintroduzione del sistema dello sponsor già collaudato con la legge Turco-Napolitano;

3) la regolarizzazione su base individuale degli stranieri irregolari quando sia dimostrabile la disponibilità di un’attività lavorativa o di comprovati legami familiari o l’assenza di legami concreti con il Paese d’origine.

Novità assoluta sarebbe la nuova tipologia di permesso di soggiorno temporaneo per ricerca di lavoro, con l’obiettivo di favorire l’inserimento di stranieri nel sistema produttivo nazionale a seguito di un’attività di intermediazione tra questi ultimi e i datori di lavoro, ad opera di soggetti pubblici e privati dotati di idonee strutture all’estero, comprese le nostre rappresentanze diplomatiche e consolari.

Importante la previsione di reintrodurre il cosiddetto ingresso sponsorizzato per ricerca lavoro, voluto dalla legge Turco-Napolitano, che aveva funzionato per alcuni anni e subito abrogato dalla legge Bossi-Fini. Lo “sponsor” è pensato per favorire l’ingresso regolare di persone che realisticamente potranno essere assorbite dal mercato del lavoro valorizzando le “catene micro-migratorie”, e cioè il passaparola tra migranti e datori sull’opportunità di garantire l’arrivo di persone conosciute dai primi.

La regolarizzazione su base individuale consiste nella previsione di un permesso di soggiorno per comprovata integrazione in favore di quei migranti attualmente irregolari, ma che dimostrino di avere l’immediata disponibilità a un posto di lavoro, o altri indici di integrazione quali la buona conoscenza della lingua italiana o legami familiari sul territorio.

Questa possibilità di regolarizzazione – che potrebbe inizialmente sovrapporsi alla sanatoria di carattere più generale – sarebbe un baluardo efficace contro la “clandestinizzazione” forzata di persone che invece possono contribuire fattivamente alla crescita collettiva. Su questi e altri aspetti ritorneremo presto, anche in questo blog.

*Avvocato Cassazionista. Mi occupo di Diritto Penale e di Diritto degli stranieri. Con riferimento ai cittadini stranieri, extracomunitari, comunitari e loro familiari, ho maturato una ventennale esperienza sul campo. Sono consulente di Diritto degli stranieri per istituzioni pubbliche e private, per imprese e organizzazioni non governative. Formatore e cultore in Diritto degli stranieri, sono socio dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (A.S.G.I.) e di diverse organizzazioni di legali impegnate nella difesa dei soggetti più vulnerabili. Negli ultimi anni ho coordinato il corso di formazione per avvocati in materia di diritto degli stranieri promosso da Camera Penale di Milano. Collaboro con il corso di ‘Clinica legale di giustizia penale’ dell’Università degli Studi di Milano tenuto dalla prof.ssa Angela Della Bella, e con la rivista online “Diritto penale e uomo”.

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