“Credevamo nella reindustrializzazione ma poi ci hanno messo a pulire e verniciare la fabbrica. Vogliamo solo il nostro posto di lavoro”. Daniele Simoni è uno dei 409 operai della ex Embraco di Riva di Chieri che rischiano di perdere il lavoro. Questa mattina si è legato ai cancelli di quella che per 27 anni è stata la sua seconda casa. Da undici mesi aspetta insieme ai suoi colleghi l’arrivo delle linee di produzione della nuova proprietà Ventures, ma a oggi la fabbrica è vuota. Lo hanno potuto vedere anche i sindaci del territorio guidati dalla prima cittadina di Torino, Chiara Appendino, che questa mattina ha incontrato i lavoratori ed è entrata nello stabilimento: “Ci sono aziende private che hanno ottenuto delle risorse per far ripartire gli impianti – racconta Appendino – ma oggi qui non c’è niente e questo vuol dire prendere in giro lo Stato e i lavoratori”.

Tra questi ultimi il sentimento prevalente è quello della rabbia verso i governi che si sono succeduti e l’incertezza sul futuro. Gianni e Tiziana si sono conosciuti in fabbrica e con i due stipendi hanno tirato su una famiglia. Non hanno fiducia su quello che accadrà, ma continuano a lottare denunciando le “pressioni ricevute dall’azienda” dopo che si sono esposti pubblicamente denunciando la loro condizione. Le trattative intanto proseguono e i sindacati chiedono un tavolo al Mise con tutti i rappresentanti istituzionali e dell’azienda: “Ci dicevano che la reindustrializzazione sarebbe stata un esempio positivo di risposta alle delocalizzazioni – ricorda con amarezza Ugo Bolognesi della Fiom Cgil – purtroppo ci siamo trasformati nell’esatto opposto: perché qui si è rivelata un pacco”.

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