Per la Cassazione il relitto del Norman Atlantic, traghetto andato a fuoco nel dicembre 2014 uccidendo 31 persone, non andava dissequestrato. Intanto però la motonave non esiste più: dopo la decisione del giudice per le indagini preliminari, è stato trasportato in un cantiere navale turco e smontato. Aveva insomma la ragione la Procura di Bari ad impugnare la decisione del giudice Francesco Agnino, il quale aveva accolto la richiesta dei difensori della società proprietaria della nave e dissequestrato il traghetto, ormeggiato nel porto del capoluogo pugliese dal gennaio 2015. Ma la loro sarà solo una vittoria simbolica, perché del Norman Atlantic restano solo ferri ammassi sulle banchine del porto di Aliaga, in Turchia.

Il relitto annerito era rimasto per 4 anni e mezzo a Bari sotto sequestro probatorio, ma alla vigilia dell’udienza preliminare era giunta la decisione del gip: il 30 aprile 2019 Agnino aveva riconsegnato il Norman Atlantic ai proprietari spiegando che nella fase delle indagini è “stato compiuto un lungo ed estenuante incidente probatorio”, che rendeva “non giustificabile il mantenimento del vincolo probatorio”. Una decisione che l’avvocato Massimiliano Gabrielli – legale di alcune delle 61 parti civili insieme ai colleghi Alessandra Guarini e Cesare Bulgheroni – giudica “intempestiva”. L’annullamento della Cassazione, aggiunge, “lascia un vuoto difficilmente recuperabile” vista la rottamazione “in fretta e furia” da parte dell’armatore che non permetterà ulteriori verifiche da parte dei periti in fase dibattimentale.

Il provvedimento era stato impugnato dai pm Ettore Cardinali e Federico Perrone Capano, che ne chiedevano di nuovo il sequestro, ma la decisione della Suprema corte è arrivata troppo tardi. Il relitto infatti, il 12 luglio, è stato rimorchiato in Turchia e smantellato ad Aliaga. Il processo di primo grado sul naufragio del Norman Atlantic inizierà nel febbraio 2020 e vedrà 32 imputati (30 persone fisiche e due società, Visemar e Anek Lines) ai quali vengono contestati, a vario titolo, cooperazione colposa in naufragio, omicidio colposo e lesioni colpose plurime oltre a numerose violazioni sulla sicurezza e al codice della navigazione. Alcuni dei reati andranno con ogni probabilità in prescrizione prima della sentenza definitiva.

Tra gli imputati figurano l’armatore Carlo Visentini, i due legali rappresentanti della società greca Anek Lines, noleggiatrice del Norman Atlantic, il comandante Argilio Giacomazzi, 26 membri dell’equipaggio e le due società. L’innesco più plausibile dell’incendio – come si evince anche dagli audio delle comunicazioni interne estratte dalla scatola nera – resta il malfunzionamento di un rimorchio-frigo. Una pratica, quella dei motori diesel accesi durante la navigazione, vietata a bordo e tuttavia necessaria quella notte nel garage del Norman, poiché – si sostiene nella perizia – sul ponte 4 c’erano 43 camion che necessitavano di energia elettrica e sole 40 spine. Almeno tre, quindi, non erano collegati e le celle di refrigerazione degli alimenti trasportati venivano alimentate grazie ai motori accesi.

Quella notte – secondo i periti Salvatore Carannante, Francesco Carpinteri, Bernardino Chiaia, Enzo Dalle Mese e Pasquale Del Sorbo – tra le concause della mancata estinzione dell’incendio c’è anche al black out che mandò subito in tilt la nave e tre errori umani, tra cui l’apertura dell’antincendio sul ponte sbagliato – un sospetto che Ilfattoquotidiano.it aveva anticipato nel dicembre 2015 – e oltretutto tardivo, poiché avvenuto “da 10 a 15 minuti” il momento in cui divamparono le fiamme. Un lasso di tempo in cui, per come era stato concepito il Norman, “le simulazioni numeriche e i dati di letteratura” dimostrano che le “probabilità di contenimento con i sistemi presenti erano diventate praticamente nulle”.

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