Quattro anni per decidere chi, secondo la procura di Bari, ha responsabilità nel naufragio del Norman Atlantic e nel caos che scoppiò a bordo dopo che l’incendio distrusse il traghetto, provocando 31 morti (12 accertati, più 19 corpi mai ritrovati) e 64 feriti. Era la notte tra il 27 e il 28 dicembre 2014 quando, a largo delle coste albanesi, da un camion che viaggiava sulla motonave gestita dalla compagnia greca Anek Lines si sprigionarono le fiamme senza che l’equipaggio riuscisse a controllarle. I pm Ettore Cardinali e Federico Perrone Capano hanno chiesto oggi il rinvio a giudizio per 30 persone e due società al termine di una lunga indagine, estremamente tecnica e rallentata anche dalle operazioni per “svuotare” il Norman Atlantic, chiusa il 20 aprile 2018, e di un incidente incidente probatorio, durato due anni, nel corso del quale è stata illustrata una perizia voluta dal gup Alessandra Piliego che ha ricostruito minuto per minuto quanto avvenne quella notte. Ma chissà se – e per quanti – il procedimento arriverà a sentenza definitiva.

C’è il rischio prescrizione per diversi reati
Perché i tempi sono stati così lunghi che su alcuni reati incombe già il rischio prescrizione. Una tempesta perfetta, quella che ha accompagnato l’inchiesta coordinata dal procuratore capo Giuseppe Volpe. Perché gli inquirenti baresi negli ultimi anni hanno dovuto affrontare anche numerose indagini antimafia, comprese quelle del territorio foggiano dove la criminalità organizzata ha alzato la testa, e dopo la chiusura delle indagini è stata alle prese con la situazione del Palagiustizia inagibile che ha rallentato il lavoro seppur, grazie al decreto voluto dal governo, congelato i termini per 3 mesi. “Così oggi, di fronte all’ennesima tragedia che riguarda i grandi trasporti, con evidenti responsabilità penali legate alla sicurezza, diversi reati contravvenzionali rischiano di restare impuniti”, dice l’avvocato Massimiliano Gabrielli a Ilfattoquotidiano.it. “Parliamo delle norme legate alla sicurezza sul lavoro, alle procedure di navigazione ed emergenza, nonché di incendio e lesioni“, spiega il legale di parte civile che assiste diversi naufraghi assieme ai colleghi Alessandra Guarini e Cesare Bulgheroni.

“Attenzione anche a quelli più gravi”
Il procedimento ora tornerà infatti davanti al giudice per l’udienza preliminare che stabilirà chi dovrà affrontare difendersi in giudizio. “Dubito – aggiunge Gabrielli – che si arrivi alla fase dibattimentale prima di un anno tenendo conto dei tempi medi della giustizia italiana”. Questo, a conti fatti, significa che il processo vero e proprio potrebbe iniziare nel 2020, a oltre cinque anni dalla notte in cui sul Norman Atlantic si scatenò il panico per le fiamme e il fumo che “mangiavano” di ora in ora i piani del traghetto, alla deriva nel mar Adriatico con venti gelidi e onde alte fino a 8 metri, e surriscaldavano i pavimenti fino a deformarli e a sciogliere le suole delle scarpe dei passeggeri. “La maggior parte dei reati minori, in questo episodio, si prescrive in 7 anni e mezzo – dice l’avvocato – Sicuramente questi non arriveranno in Cassazione. Ma a rischiare sono anche reati più gravi”.

Le accuse: dai noleggiatori all’equipaggio
Gli imputati devono rispondere di cooperazione colposa in naufragioomicidio colposo e lesioni colpose plurime. Vengono contestate anche numerose violazioni sulla sicurezza e al codice della navigazione. Sotto accusa, a vario titolo, ci sono il legale rappresentante della Visemar, società proprietaria del traghetto, Carlo Visentini, i due legali rappresentanti della greca Anek Lines, noleggiatrice del Norman Atlantic, oltre al comandante Argilio Giacomazzi e a 26 membri dell’equipaggio. A sei di loro si contesta anche di aver abbandonato la nave prima che tutti i passeggeri fossero in salvo. Dagli accertamenti della Capitaneria di Porto di Bari sono emerse una serie di negligenze, soprattutto sulla valutazione dei rischi e sulla organizzazione delle operazioni di evacuazione della nave, che avrebbero causato il naufragio e la morte di alcuni passeggeri.

Anticendio realizzato male ed equipaggio impreparato
Sulle cause di quanto accaduto il 28 dicembre 2014 si è celebrato un incidente probatorio che è durato circa due anni con numerosi accessi a bordo del relitto, ormeggiato dal febbraio 2015 nel porto di Bari. Le conclusioni dei periti, pubblicate in esclusiva da Fatto.it, parlavano di un “antincendio realizzato male e di parte dell’equipaggio impreparato”. Quella notte – secondo i periti Salvatore Carannante, Francesco Carpinteri, Bernardino Chiaia, Enzo Dalle Mese e Pasquale Del Sorbo – tra le concause della mancata estinzione dell’incendio c’è anche al black out che mandò subito in tilt la nave e tre errori umani, tra cui l’apertura dell’antincendio sul ponte sbagliato – un sospetto che Ilfattoquotidiano.it aveva anticipato nel dicembre 2015 – e oltretutto tardivo, poiché avvenuto “da 10 a 15 minuti” il momento in cui divamparono le fiamme. Un lasso di tempo in cui, per come era stato concepito il Norman, “le simulazioni numeriche e i dati di letteratura” dimostrano che le “probabilità di contenimento con i sistemi presenti erano diventate praticamente nulle”.

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