Ha avuto un’adesione del 100% lo sciopero di 8 ore nello stabilimento Bosch di Bari. Il gruppo tedesco nei giorni scorsi ha annunciato 620 esuberi entro il 2022 nell’impianto pugliese che produce componentistica per i motori diesel. Il presidio è stato indetto in concomitanza con l’incontro convocato a Roma, nella sede del ministero per lo Sviluppo economico, tra sindacati, azienda e Regione Puglia. Il governo ha chiesto alla multinazionale di avere un confronto con il management europeo. Bosch ha presentato le azioni di sviluppo e di riconversione della fabbrica, che attualmente conta 1.805 dipendenti e 267 milioni di fatturato.

Lo stabilimento “si è completamente fermato, con un’adesione allo sciopero unitario al 100% e con un presidio partecipato in modo straordinario con la solidarietà dei lavoratori della zona industriale”, spiegano Michele De Palma, il segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile automotive, e Vito Piazza della segreteria Fiom di Bari. A loro avviso è necessario che i vertici dell’azienda “chiariscano le reali prospettive produttive e occupazionali” e mettano in campo “gli investimenti adeguati per affrontare una rivoluzione del settore attraverso la transizione industriale verso produzioni ecologiche”.

Ad avviso dei rappresentanti sindacali, gli strumenti messi in campo finora “non bastano” e per questo viene chiesto al governo di individuare “strumenti straordinari con investimenti per la transizione del settore per la salvaguardia dell’occupazione”. “Per affrontare la crisi del settore automotive e del diesel – commentano i metalmeccanici della Cgil – e per salvaguardare l’occupazione dello stabilimento di Bari sono state individuate con le organizzazioni sindacali in questi anni le azioni di difesa con gli ammortizzatori sociali straordinari e la solidarietà tra altri stabilimenti italiani”. Tutte azioni che, dicono le tute blu del Cgil, sono state “messe in atto per la riconversione produttiva” ma che ad oggi “non riusciranno a saturate gli attuali livelli occupazionali”. La Fiom afferma che “i lavoratori dello stabilimento hanno pagato già un prezzo alto ed il rischio al 2022 è di un disastroso andamento industriale e occupazionale visto il crollo dell’automotive al -9% di produzione a cui si aggiunge la discesa del diesel”.

Al fianco dei lavoratori si è schierata la Regione Puglia, dicendosi “disponibile” a mettere in campo “tutti gli strumenti” e le “risorse necessarie” per realizzare “nuovi investimenti” ma a condizione che “gli esuberi siano pari a zero”. Anche il coordinatore nazionale della Fim Cisl nel gruppo Bosch, Donato Pascazio, ha chiesto nell’incontro al ministero un piano industriale che “dia garanzie e che mantenga i livelli occupazionali”. Se da parte dell’azienda si dovesse registrare un’apertura utile a gestire la fase di transizione, il governo, ha rivelato Pascazio, “sarebbe disposto ad intervenire individuando risorse economiche”.

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