“Cari populisti, lo avete capito. La festa è finita”. È il titolo del manifesto pubblicato pochi giorni fa, sulla pagina ufficiale di facebook, dai quattro fondatori di “6000 sardine” (pagina creata il 14 novembre e che, dopo il blocco di una notte, oggi conta più di 190mila follower). Il neonato movimento delle sardine è partito da Bologna, con un flash mob contro Matteo Salvini e Lucia Borgonzoni, candidata della Lega alla guida della regione Emilia Romagna.

In pochi giorni ha avuto la forza di risvegliare le coscienze anti-populiste e anti-sovraniste di tanti cittadini e dopo neppure una settimana si è creata una rete di referenti locali su tutto il territorio nazionale e non solo (Sardine Atlantiche a New York). C’è chi coglie delle analogie con il popolo viola, un altro movimento civico nato durante il No B. Day, dieci anni fa, e che non ebbe seguito.

Certo, anche quella fu una iniziativa che partì dalla rete e grazie alla sua condivisione sui social tantissima gente si presentò all’appuntamento in piazza a Roma per protestare (in quel caso) contro il potere mediatico e politico di Silvio Berlusconi, allora a capo del governo.

Anche all’epoca gli organizzatori non diedero spazio ai partiti: niente simboli in piazza ma solo quelli della società civile e il viola, un colore che non appartiene a nessun partito. Purtroppo la fine del movimento “viola” coincise con la sfilata di dinosauri della politica italiana alla convention organizzata l’anno dopo la manifestazione a Roma.

Ora sta alle “sardine” decidere di rimanere autonome e di non prestarsi a strumentalizzazioni. Perché la partecipazione di questi giorni non è solo una protesta contro Salvini, ma è una chiara presa di posizione di fronte al triste immobilismo del centro-sinistra. Un centro-sinistra oggi, povero di argomenti e incapace di porre un argine alla politica sovranista della Lega, l’unico avversario davvero ostico con cui deve fare i conti.

La fiducia “in una politica e in politici con la P maiuscola”, come recita il manifesto, ha fatto sì che a Bologna rispondessero al richiamo di Piazza Maggiore almeno 15 mila “sardine”. Strette strette e silenziose, a dispetto dei proclami urlati da Salvini. Dopo Bologna, Modena in Piazza Grande, Sorrento, Palermo, Perugia, Rimini e anche Parma. E all’appello mancano ancora tante altre di città. Ultima tappa prevista è Roma.

“Noi abbiamo imparato a fare il tuo lavoro in sei giorni, ora prova tu a fare il nostro”: Mattia Santori, uno dei quattro ideatori del flash mob, ospite a Piazzapulita, si è rivolto così a Matteo Salvini. E pare che le sardine siano già diventate la prima preoccupazione del capo leghista che, trafelato, ha risposto sui social già dalle prime ore del mattino ma, pur avendone l’occasione, ha preferito evitare il confronto in piazza.

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