Se fosse esistito negli anni trenta, Facebook avrebbe permesso ad Hitler di fare propaganda nazista. Parola dell’attore Sacha Baron Cohen. Questa volta però non è un personaggio inventato e interpretato da lui come un Borat o un Bruno a conquistare la scena. È l’attore stesso senza trucchi e senza inganni ad aver preso la parola durante la serata dell’Anti-Defamation League (ADF) a New York. Sincero e disteso come difficilmente lo si è visto negli ultimi anni, ma allo stesso tempo determinato come non mai, Baron Cohen se l’è presa con il colosso dei social network e con Mark Zuckerberg in persona: “Se li paghi pubblicheranno qualsiasi annuncio politico che desideri, anche se è una bugia. E ti aiuteranno persino a micro-targetizzare quelle bugie ai loro utenti per il massimo effetto. In base a questa logica contorta, se Facebook fosse stato in circolazione negli anni ’30, avrebbe permesso a Hitler di pubblicare annunci di 30 secondi sulla sua soluzione al problema ebraico”.

Il comico inglese non è nuovo a questo genere di piazzate in pubblico. Anche se questa volta non ci sono state maschere a filtrare bordate politicamente scorrette o provocazioni. Baron Cohen è divenuto celebre per un rapper con la zeppola da lui interpretato, Ali G, nei primi anni duemila. Assolutamente inatteso e devastante Ali G nel suo show è riuscito realmente ad intervistare, sfottendole in modo piuttosto diretto, parecchie celebrità statunitensi tra cui l’attuale presidente Donald Trump. Dopo il rapper, Baron Cohen si è inventato una vera figura distruttrice di ogni minima convenzione sociale e rispetto dell’altro. Borat, il giornalista kazako protagonista del film omonimo, è un personaggio uscito anche dal grande schermo sostituendo letteralmente l’attore che lo interpretava oltre la dimensione fittizia del cinema. Oltretutto si racconta che Borat/Baron Cohen abbia improvvisato, e girato, parecchie sequenze del film senza che i protagonisti coinvolti in strada ne fossero al corrente, provocando reazioni inconsulte e perfino il vero arresto di Borat in svariate occasioni. Il metodo Sacha Baron Cohen, insomma, che per una sera ha lasciato spazio al discorso franco dell’uomo. Anche se gli effetti sbalorditi di sorpresa, modello il “re è nudo”, hanno lasciato egualmente a bocca aperta.

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