La revisione del fondo salva-Stati è molto pericolosa per l’Italia. L’approvazione di quel testo, che è rivolto sostanzialmente all’Italia, porta quasi certamente ai rischi di ristrutturazione del nostro debito pubblico e come conseguenza immediata comporta quanto meno una impennata dello spread“. Così, ai microfoni di Radio Radicale, il deputato di LeU, Stefano Fassina, intervistato dal giornalista Lanfranco Palazzolo, commenta la riforma del Mes, il meccanismo permanente europeo di stabilizzazione finanziaria, finalizzato ad affrontare gli choc dovuti alla crisi del debito sovrano nella Ue e già applicato per la Grecia.

Fassina spiega: “Non si tratta di un documento tecnico. E’ un atto pericolosissimo, di grave danno per il nostro Paese e non può essere trattato come un passaggio tecnico scontato. Deve discuterne il Parlamento. Basta coi colpi di mano tecnocratici. Abbiamo già dato. Nel giugno scorso la Camera dei Deputati, prima di un Consiglio Europeo, approvò una risoluzione nella quale si impegnava il presidente del Consiglio e il ministro del Tesoro a fermarsi sul sostegno dell’Italia alla revisione del Mes. Non è stato così – continua – perché poi il comunicato del vertice europeo indicò che tutti i governi dell’Eurozona avevano sostenuto all’unanimità l’avanzamento della revisione, quindi con una contraddizione molto rilevante tra l’impegno che la Camera aveva affidato al governo e il comportamento del governo stesso a Bruxelles. Dobbiamo evitare che si ripeta questo atto poco democratico. Il Parlamento italiano deve pronunciarsi prima del vertice europeo previsto a metà dicembre. E il presidente del Consiglio in quel vertice deve portare la posizione che il Parlamento avrà votato“.

A proposito delle accuse mosse da Matteo Salvini a Giuseppe Conte, Fassina puntualizza: “L’accordo non è stato firmato dal presidente del Consiglio, ma è stato concluso a livello tecnico. La sottoscrizione politica è prevista per il vertice europeo di metà dicembre. Ovviamente, se non interveniamo, si arriva alla firma dell’accordo senza che il Parlamento venga informato. E’ evidente che se il Parlamento si pronuncia dopo che il presidente del Consiglio ha firmato l’accordo, si giunge a una condizione politica molto complicata, perché poi votare un ‘no’ alla sottoscrizione significa di fatto sfiduciare il governo Conte Due. Il presidente del Consiglio non deve mettere il Parlamento di fronte a un fatto compiuto, perché è sbagliato, fa danni alla maggioranza di governo, è pericoloso per il Paese e per la democrazia”.

Il parlamentare chiosa: “Nel testo della revisione del Mes si definisce l’insostenibilità del debito di uno Stato sovrano e comporta una serie di misure pesantissime e devastanti in termini di spesa sanitaria, di spesa pensionistica, di spesa sociale generale, di scuola, di tasse. Se quel testo viene firmato, ricorderemo il governo Monti come una passeggiata di salute

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